Come suggerito dal titolo immaginifico – LA COSTANTE RESISTENZIALE – A guide tour of Sardinian-archaic, weird and marvelous stone sculpture (and architecture) di Montecristo project – esso consiste in una sorta di atlante scultoreo, fotografico e documentario, metodologicamente in progress, volto a testimoniare la creatività sarda nelle sue manifestazioni più autentiche. La locuzione «Costante resistenziale», teorizzata dall’archeologo sardo Giovanni Lilliu tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, individua infatti quale carattere costitutivo della cultura sarda la sua «resistenzialità», ovvero il suo sapere conservare una propria originarietà indipendentemente dagli influssi esterni. Ed è a partire da tale assunto che scaturisce la riflessione di Montecristo Project, particolarmente attenta alle tensioni che hanno animato il panorama artistico sardo dal Secondo dopoguerra ad oggi. Un panorama variegato, addirittura bicefalo, che vede da un lato il linguaggio sofisticato e internazionalista elaborato negli anni Cinquanta da una compagine di artisti sardi d’avanguardia, fondamentalmente estranei ad una dimensione regionale, e dall’altro l’esistenza di forme espressive così antiche da divenire tracce eterne di una «non cultura» sedimentatesi nel tempo.

Appunti di viaggio. Costeggiando il litorale e smarrendomi nell’entroterra, ho visto con le mani forme antichissime levigate dal tocco di una carezza diffusa, fatale: brezza e salsedine il nome di lei. Mi sono scoperto trovatore infaticabile e mai pago, di idolini e di feticci testimoni di un’era lontana. Il desiderio mi ha reso cieco, la brama, mi ha fatto plasticatore: così frugo senza sosta, soppeso con le dita, riproduco per contatto… Di lido in lido raccolgo cocci, immaginando connessioni inattese e costruendo su di esse un atlante in perenne espansione.

A guide tour of Sardinian-archaic, weird and marvelous stone sculpture (and architecture) di Montecristo project

La Costante Resistenziale è un costrutto culturale che sfida la linearità del tempo. Le trasmigrazioni di forme, in Warburg le pathosformel che caratterizzano la sopravvivenza dell’antico, attraversano i secoli, baluginano e s’inabissano per svolgersi poi in imprevedibili inversioni semantiche. Eppure la koinè, l’habitus di una data civiltà pare sussistere ad un livello ancor più profondo, più radicato e radicale: quello dell’inconscio. Gli Argonauti di Montecristo Project con l’impresa triennale di «A guide-tour of Sardinian archaic, weird and marvelous stone sculpture – La costante resistenziale», inseguono lo scarto e l’inconscio visivo, tendono alla forma sopravvissuta, che persiste, come ha ben chiarito Giovanni Lilliu, archeologo sardo a cui si deve tale locuzione. Si tratta di una mira tanto ideale quanto fisica, se non addirittura somatica: riconoscere all’identità sarda un’essenza bicefala, trattenendo l’immagine di ciò che è costituente e spontaneo seppur, talvolta, marginale, attraverso il contatto diretto con la pelle di quelle effigi. Se una tensione internazionalista e “primitiveggiante” ha scosso dall’interno l’esperienza avanguardistica consumatasi sul suolo sardo, un’altrettanto dirompente pulsione, lì tutta endogena, ne ha plasmato i volumi. Il folkloristico, lo strumentale, il meramente tipico esulano da una riflessione che voglia risalire al cuore delle cose. Oggetto del desiderio di questa recherche che naufraga in se stessa è la scultura; il medium attraverso cui la si possiede, il calco; ancora, lo spazio che ne concede il consumo rituale, la gipsoteca. Didi-Huberman ha magistralmente colto la temporalità inafferrabile della pratica dell’impronta, definendola sostanzialmente anacronistica. Prima dell’arte — prima della sua codificazione in senso moderno — e fuori dalla specificità dell’arte — in quanto per sua natura indifferente all’abilità tecnica e mentale dell’artista — l’impronta veicola un’estetica del negativo, dell’assenza sia del referente in quanto presenza, sia del medium in quanto terzo imprescindibile.

A guide tour of Sardinian-archaic, weird and marvelous stone sculpture (and architecture) di Montecristo project
A guide tour of Sardinian-archaic, weird and marvelous stone sculpture (and architecture) di Montecristo project

Il calco, fondandosi sul rapporto intimo, stricto sensu vitale tra entità plasmata e materia plasmante — il pugno che si serra e la gomma siliconica che lo pervade —istituisce un legame oscuro con il mondo esterno, una dipendenza tattile, scabrosa in quanto definitivamente compromessa dagli accidenti del mondo.
La gipsoteca in itinere di Montecristo Project, esposta per la prima volta presso Pelagica, scongiura i timori di Boris Groys sulla deriva estetizzante e anestetizzante – o ancor peggio mortificante – dei processi di musealizzazione. Essa, assume piuttosto il valore di spazio opaco ed aperto in cui il dibattito sul discrimine tra visibile e invisibile può essere attivato all’interno di un orizzonte complessivamente sensoriale e non esclusivamente visivo.
Ad accompagnarci in questo periplo simulacrale dalle temporalità stratificate, la figura liminale per eccellenza: la maschera mortuaria, il garante elettivo della comunicazione tra visibilĭtas (mondo dei vivi) ed invisibilĭtas (l’aldilà).

A Guided Tour Of Sardinian Archaic, Weird And Marvelous Stone Sculpture  (And Architecture). 
La Costante Resistenziale.


Una ricerca di Montecristo Project
A cura di Laura Lecce, Valentina Bartalesi, Lidia Bianchi
La mostra  inaugura negli spazi di Pelagica, il 25 gennaio. La mostra è legata al progetto triennale del duo curatoriale Montecristo Project avviato nel 2018.

Capitello testza autore sconosciuto, Capoterra
San Pantaleo, Dolianova – rilievo murario