• Antoine Levi, Paris
  • Company
  • David Radzisewski, Warsaw
  • Emalin, London
  • Hervé Bize
  • High Art, Paris
  • KOPPE ASTNER, GLASGOW
  • Marta Cervera, Madrid
  • Norma Mangione, Turin
  • Sabo, Cluj

Paris Internationale è una fiera d’arte che nasce a Parigi tre anni fa dall’iniziativa delle gallerie Crèvecoeur, High Art, Antoine Levi, Sultana and Gregor Staiger e per le prime due edizioni si trovava in un edificio in Avenue d’Iéna. Nel 2017 cambia sede e la ritroviamo in un ex parcheggio a più piani nella parte alta del Marais, molto vicino a Place de la République. Prima di essere parcheggio, il complesso fu quartier generale del giornale co-fondato da Jean-Paul Sartre nel 1973 sulla scia del ’68. Il luogo, va da sé, è super suggestivo, disposto su nove piani (la fiera li occupa a partire dal quarto) e comprende una terrazza panoramica, soprattutto in questi giorni caldi e limpidi della capitale francese.
L’obiettivo di Paris Internationale è quello di dare spazio a giovani gallerie che supportano artisti altrettanto giovani (anche se non tutti giovanissimi) fuori dai contesti canonici del grande e famigerato sistema dell’arte e, dato il contesto parigino, come alternativa alla grande fiera della città, Fiac, che è inaugurata il giorno dopo. E bisogna dire che questa location riflette bene il proposito: muri e pavimenti di cemento grezzo, stile da cantiere, ascensore da prova del panico, servizi minimi, un piccolo banco-bar all’ultimo piano, con birre e panini. Una scena diversa, insomma, dall’altisonante, iconico, splendente ed esigente Grand Palais dove Fiac ha luogo.

Le gallerie sono 55, gli artisti esposti molti (gli stand monografici sono pochi), la qualità alta. Il clima, almeno durante l’anteprima stampa, è disteso, manca anche quel rimbombo di sottofondo che rende difficile il benessere acustico in molte fiere.
All’inizio della fiera troviamo una galleria italiana, la Norma Mangione di Torino, che oltre a presentare Francesco Barocco, si distingue per buon scelte: quella di esporre i dipinti del padre della gallerista, Salvo, che nel ’68 era a Parigi e ha vissuto e respirato le novità di quelle proteste, come faceva con lui Sarte, che poi in questo edificio ci ha messo piede. Quindi, contestualizzando, viene in mente un giovane artista promettente e curioso, che sta a Torino insieme ai grandi dell’arte italiana (Boetti, Merz, Zorio, Penone), che ha rapporti con i concettuali americani, che sta un passo avanti a tanti. Poi il tempo lo ha dimostrato.
Norma Mangione ci fa da apripista, ma anche da spoiler. Questo perché tutta Paris International è piena di pittura. Quasi ogni galleria ha un artista che presenta dei dipinti, alcune gallerie propongono degli stand di sola pittura. Gli artisti spesso sono giovani.

Basta fare un elenco, per capire meglio. Di seguito i nomi delle varie gallerie seguite dai diversi artisti rappresentati che hanno esposto pitture e, dove possibile, la loro data di nascita: Norma Mangione (Torino): Salvo; 1857 (Oslo): Tora Dalseng, Nancy Lupo; High Art (Paris): Dylan Vandenhoeck (1990), Nathan Zeidman (1990); Dandy Brown (Berlin): Kamilla Bischof (1986), Gili Tal (1983), Alex Vivian; Galerie Sultana (Paris): Mirak Jamal (1979); The Approach (London): Jack Lavender (1983); Antenna Space (Shanghai): ZHOU Siwei (1981), Allison Kats (1980); Mother’s Tankstation (London); Marfa’ (Beirut): Tamara Al-Samerraei (1977); Jack Hanley Gallery (NY): Nikki Maloof (1985), Alain Biltereyst (1965); Temnikova & Kasela (Tallinn): Sigrid Viir (1979); The sunday painter (London); Chateau Shatto (Los Angeles): Jean Baudrillard; Antoine Levi (Paris): Louis Fratino (1993); Union Pacific (London): Ulala Imai (1982), Urara Tsuchiya (1979); Tanya Leighton (Berlin): Oliver Osborne; Marta Cervera (Madrid); Federico Vavassori (Milano): Giangiacomo Rossetti (1989), Greg Parma Smith (1989), Genoveva Filipovic and Daniel Murnaghan; Bodega (New York): Orion Martin (1988), Alexandra Noel (1989); Lefebvre & Fils (Paris): Roger Herman (anni ’60), Ray Barsante (1990); Dawid Radziszewski (Warsaw): Tomasz Kowalski (1984); Project Native Informant (London): Harumi Yamaguchi, Sean Steadman (1989); Sabot (Cluj): Radu Comșa.

Questi artisti che vanno dai 24 ai 34 anni (facendo una media che esclude i pochissimi più grandi) utilizzano la pittura come principale e privilegiato mezzo espressivo. In fiera compaiono anche quelle che chiamerei delle rimanenze del post internet. Schermi con una successione di chat anonime e distaccate in uno stand di tristezza ambientale post umana (Carlos/Ishikawa); oppure tra i vari video che vengono proiettati in una piccola stanza della fiera, uno è interamente girato intorno alla figura di un ragazzo che vive il cellulare, e non il contesto che lo circonda. Ma questi artisti sono in numero minore.

Questa generazione di pittori, per evidenza cronologica, è cresciuta con i nuovi media e con internet sin dalla pubertà, vive e ha vissuto in pieno il fenomeno internet in prima persona e non come qualcosa di nuovo e strano, come può percepirlo uno che è nato negli anni ’70. La realtà virtuale è effettivamente una realtà, le chat sono dei momenti veri di scambio, della stessa forza emotiva di una chiacchierata. Il reale ha sempre la meglio… dimostrazione ne sia il ritorno alla sua descrizione mediante il pennello, alla tela, a delle ceramiche modellate a mano e poi dipinte. Prevale il  figurativismo (con tutte le riserve del caso nell’usare questa parola), e sono pochi i dipinti “astratti” tout court. Uno degli artisti più giovani in fiera, Louis Fratino, fa dei dipinti in cui ci si sente a casa, che risultano per qualche ragione familiari, caldi, morbidi.
Forse la pittura sta ri-scoprendo quello che conosciamo poco? Quel contatto umano senza intermezzi che i “giovani” hanno un po’ accantonato per le chat e i video (senza nulla togliere a questi)? Se l’arte è sempre un passo avanti, se l’arte sa parlare più ai posteri che ai presenti, se c’è una sorta di preveggenza nel discorso di un artista, queste pitture forse annunciano che i nostri polpastrelli e le nostre pupille hanno bisogno di circumnavigare elementi solidi, stimolanti per i sensi; si cerca una tela, una tavola dipinta, una ceramica policroma, una forma riconoscibile ma subito sfuggente, che sembrava di averla capita, o fermata per un attimo, ma si è subito trasformata in qualcos’altro.
Metaforici… i grandi occhi di vetro soffiato che Laura Aldridge ha messo a terra nello stand della galleria Koppe Astner, di Glasgow, che, guarda caso, inaugurerà il 28 ottobre una mostra di Grace Weaver (1989) che dipinge con colori Fauves soggetti umani trattati con una voluta ingenuità infantile, come se fossero visti per la prima volta da occhi vergini.

Antenna Space, Shanghai

Antenna Space, Shanghai

BFA Boatos Fine Arts, Sao Paulo

BFA Boatos Fine Arts, Sao Paulo

David Radzisewski, Warsaw

David Radzisewski, Warsaw