• installation view of Shipwrecks / Means of Conflict - Parasite2.0+Raumplan, courtesy Tile Project Space
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L’incontro è stato preceduto da “Positions/Oppositions”, dibattito tra Ugo la Pietra e Matteo Ghidoni (San Rocco) moderato Marco Biraghi (GIZMO).  “Shipwrecks – Means of conflict” è un progetto espositivo che si pone come terreno di confronto tra PARASITE 2.0 e Raumplan, due collettivi di architetti con visioni e posizioni diametralmente opposte. In mostra saranno presenti i lavori dei due gruppi, in modo che se ne possano cogliere le principali differenze nelle impostazioni progettuali.

Matteo Mottin ha fatto alcune domande a TILE (Caterina Molteni, Roberta Mansueto e Denise Solenghi).

Matteo Mottin: Potreste introdurci brevemente alla ricerca dei collettivi Parasite 2.0 e Raumplan? Quali sono i principali punti di divergenza e di convergenza del loro pensiero?

TILE: Parasite2.0 e Raumplan rappresentano i due diversi approcci che possiamo riscontrare storicamente nei generali dibattiti culturali. Da una parte le strutture di pensiero rivolte ciecamente al futuro che rifiutano un rapporto di dipendenza dalle produzioni di pensiero tradizionali proponendo una figura di uomo più libera e autosufficiente, dall’altra una posizione che guarda costantemente alla tradizione intellettuale che la precede, mostrando una capacità di rielaborazione degli stili precedenti attraverso lo studio del materiale d’archivio. Nella loro apparente divergenza, parlando dei progetti abbiamo notato come due siano i punti che legano i due collettivi: un rapporto con il nuovo che persiste anche laddove sembra essere negato dal costante citazionismo, un esempio sono i disegni presentati da Raumplan in cui la pratica di ridisegno di strutture rinascimentali mai costruite o andate distrutte conduce a una rielaborazione strutturale rendendo confusi i tradizionali concetti di significato e significante. Così accade per il secondo punto in comune, il rapporto con lo studio e la creazione di un archivio. Parasite2.0 pur parlandoci del concetto di Neofiliaco, acquisendolo come una specie di manifesto della propria pratica, si è impegnato in una ricerca di figure e progetti  componendo così un archivio di queste esperienze.

MM: Il titolo rimanda a relitti e naufragi. Perchè questa immagine per presentare il progetto?

TILE: Il progetto Shipwrecks – Means of conflicts è stato proposto a TILE nel mese di dicembre, aveva un concept ben definito nelle idee che dovevano essere poi sviluppate attraverso il display espositivo. La scelta di un’immagine e un titolo dai toni catastrofici poteva essere un rischio come anche un’interessante presa di posizione che abbiamo voluto ospitare nel nostro spazio. Frequentando i due gruppi, leggendone i testi abbiamo percepito una consapevolezza e una voglia di parlare della situazione attuale, senza la paura di utilizzare la parola ‘crisi’, un termine che è ormai bandito da diversi sistemi di produzione culturale. Ci affascinava la voglia di aprire un dibattito fornendo come punto di inizio una situazione di rottura che fotografa il contesto culturale in cui viviamo, prendendo due posizioni e mettendole in discussione.

MM: In che modo i due collettivi hanno dato forma alle loro posizioni teoriche? In altre parole, cosa vedremo in mostra? 

TILE: La mostra si sviluppa principalmente lungo due pareti di TILE esponendo i progetti uno di fronte all’altro. Raumplan presenta cinque disegni provenienti dall’architettura rinascimentale, sono progetti non realizzati o andati distrutti. Riprendendo le loro parole, si ricerca ‘la possibilità di operare con i frammenti del passato in modo attivo: dall’accurato studio delle impostazioni spaziali e costitutive di un apparato architettonico è possibile costruire situazioni spaziali altre risposto al manufatto di partenza. Attraverso il ridisegno di un’architettura il significato dell’architettura stessa può essere manipolato e acquisire un’identità nuova, una nuova collocazione. ‘ Parasite2.0 presenta attraverso diversi media una ricerca sulla figura del Neofiliaco, un termine ripreso da un testo di Christofer Booker del 1969 che definisce un soggetto caratterizzato dalla ricerca ossessiva per la novità, una condizione psicologica che porta alcuni soggetti ad adattarsi rapidamente a cambiamenti estremi, a rifiutare la tradizione e la ripetizione, sostituendola con un desiderio ossessivo per la novità.

MM: Il confronto tra i due collettivi si riflette anche nelle vostre scelte relative al display?

TILE: La scelta di utilizzare le due pareti principali permetteva di porli a confronto senza disperdere i lavori per lo spazio. Inoltre la proposta di ospitare i due dibattiti forniva la necessità di mantenere lo spazio centrale libero dandogli un’importanza. La mostra è solo una parte del progetto espositivo, ci aspettiamo molto dai talks, sono una parte interessante per le possibilità che aprono in termini di confronto sul tema. Era qualche mese che pensavamo fosse necessario rendere TILE anche uno spazio con una certa vitalità sia nella partecipazione del pubblico sia nella proposta di riflessione critica. Abbiamo iniziato da un tema che conosciamo poco, cioè l’architettura e la contemporaneità affidandoci alla ricerca di Parasite2.0 e Raumplan.

MM: Una domanda scomoda: come collettivo curatoriale, quale dei due differenti approcci sentite più affine alla vostra ricerca?

TILE: I due approcci presentati da Raumplan e Parasite2.0 anche se filtrati da una consapevolezza sul contemporaneo, possono sembrare un proseguimento di una tradizione di natura ‘ideologica’, in cui due posizioni si scontrano avendo alle spalle una certa struttura di pensiero. La possibilità di incontro e dibattito che ricercano in Shipwrecks potrebbe far emergere una terza posizione che noi pensiamo sia latente nelle progettualità dei due gruppi e che li pone in un terreno comune e condivisibile. Nel nostro lavoro curatoriale ci sentiamo in una fase di costruzione di una linea di lavoro, TILE è un laboratorio per sperimentare ma anche confrontarsi con un passato critico e curatoriale che sviluppiamo attraverso la fanzine. Quindi non preferiamo nessuno fra i due approcci, vogliamo lavorare sui confini di entrambi.

La mostra sarà visibile su appuntamento fino al 22 Aprile.

installation view of Shipwrecks / Means of Conflict - Parasite2.0+Raumplan,   courtesy Tile Project Space

installation view of Shipwrecks / Means of Conflict – Parasite2.0+Raumplan, courtesy Tile Project Space

installation view of Shipwrecks / Means of Conflict - Parasite2.0+Raumplan,   courtesy Tile Project Space

installation view of Shipwrecks / Means of Conflict – Parasite2.0+Raumplan, courtesy Tile Project Space