Superstudio, La prima città (da Le dodici città ideali), 1971 Litografia, 100x70 cm, Courtesy Archivio Superstudio

Superstudio, La prima città (da Le dodici città ideali), 1971 Litografia, 100×70 cm, Courtesy Archivio Superstudio

Uno scenario ma tanti paesaggi: politico, sociale, economico, ma anche poetico, romantico, metafisico. Lo spaccato che emerge dalla collettiva Panorama. Approdi e derive del paesaggio in Italia – ospitata dal 26 gennaio al 13 aprile 2019 alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (via delle Donzelle 2 – Bologna) – è dei più eterogenei e imprevedibili. Il curatore Claudio Musso nell’intervista che segue ci spiega il criterio che ha seguito per la selezione dei 17 artisti in mostra – nati tra gli anni ’60 e ’80 – a confronto con Sant’Elia, Schifano, Superstudio e Ghirri. Accanto ai grandi maestri di generazioni passate, artisti molto più giovani il cui sguardo e proposte, spiega Musso, “sono stati ‘informati’ dalle immagini veicolate dall’arte come dagli immaginari ‘creati’ dalla fotografia, dal cinema, dalla TV, dai videogame. Per loro (come per noi) il paesaggio oggi ha sempre un valore supplementare: è politico, sociale, economico. (…) Continua ad essere un orizzonte di pensiero possibile.”

“La mostra intende indagare un genere caro alla storia dell’arte, il paesaggio. Gli artisti invitati – spiega il curatore – hanno sviluppato nelle loro ricerche individuali e collettive un approccio inedito alle questioni aperte dalla catena di relazioni tra natura e architettura, mappa e territorio, realtà e rappresentazione. Le opere esposte, pur realizzate attraverso un’ampia varietà di proposte e tecniche, dimostrano la necessità comune di indagare le principali questioni legate alla concezione del paesaggio nel mondo contemporaneo: dalla politica all’ecologia, dalla cultura al turismo”.

A cavallo tra il 1981 e il 1982 alla Galleria d’Arte Moderna (GAM) un comitato guidato da Tomàs Maldonado ha organizzato una manifestazione intitolata Paesaggio: immagine e realtà, il cui catalogo risulta ancora oggi uno strumento importante di analisi e approfondimento. A più di 35 anni di distanza, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna riallaccia quel filo offrendo una “ veduta panoramica” sulla nuova scena artistica, tra continuità e discontinuità.

Antonio Sant’Elia, Senza titolo, 1912 ca Matita su carta, 29,6x31 cm, Courtesy Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, Bologna

Antonio Sant’Elia, Senza titolo, 1912 ca Matita su carta, 29,6×31 cm, Courtesy Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, Bologna

Segue l’intervista al curatore —

Elena Bordignon: La mostra mette a confronto artisti tra gli anni ’60 e ’80 con maestri storici come Sant’Elia, Schifano, Superstudio e Ghirri. Nelle tue ricerche hai scoperto delle consonanze tra le generazioni? Ci sono delle analogie o tracce che percorrono il paesaggio italiano al di là dello scorrere cronologico del tempo?

Claudio Musso: C’è un punto fermo: la città. Usando una metafora geografica potremmo dire che lo scenario urbano è il fiume, mentre i temi, le questioni e le contraddizioni a esso correlate sono gli affluenti. Se per Sant’Elia però la dinamica metropoli è il futuro, il progresso, l’unica visione possibile, già nei progetti del Superstudio l’estrema fiducia nell’ideale urbanistico moderno comincia a vacillare. Il “paesaggio anemico” di Schifano e gli scatti di Luigi Ghirri invece rappresentano una svolta radicale dello sguardo. Da un lato l’idea di rappresentare la visione in movimento (come dal finestrino di un treno) e dall’altro la ricerca e la documentazione del territorio oltre la mappa. Le ultime generazioni partono da qui: le loro proposte, i loro sguardi sono stati “informati” dalle immagini veicolate dall’arte come dagli immaginari “creati” dalla fotografia, dal cinema, dalla TV, dai videogame. Per loro (come per noi) il paesaggio oggi ha sempre un valore supplementare: è politico, sociale, economico, ma anche poetico, romantico, metafisico. Continua ad essere un orizzonte di pensiero possibile.

EB: Tra le dicotomie da cui si articola il focus della mostra ce n’è una particolarmente complessa: natura – architettura. Mi racconti quali opere raccontano questa relazione? In che modo ne fanno emergere la contrapposizione o l’armonia?

CM: La mostra è stata concepita sulle bipolarità del concetto di paesaggio, a partire da quella tra “immagine” e “realtà” che fungeva da sottotitolo di un avanguardistico progetto della GAM di Bologna. Natura/architettura pare essere ancora una coppia di concetti validi a rappresentare la tensione a cui è sottoposta la definizione di paesaggio. Più che di un contrasto, di una mitologica machìa (nel senso di battaglia), il rapporto tra edificare e tutelare, tra programmato e spontaneo, tra “grigio” e “verde” non ha trovato regolamentazione e permane questione centrale nel dibattito sulla città in epoca contemporanea.
Il consumo di suolo incontrollato, l’inquinamento indiscriminato e lo strapotere privato sugli spazi pubblici hanno fatto sì che si diffondessero opinioni radicalmente critiche contro l’architettura e l’urbanistica. Di contro si è sviluppato un fascino indiscreto per i luoghi dell’abbandono che la crisi dell’industria e la speculazione edilizia si lascia alle spalle (come nei dipinti di Andrea Chiesi), per le infrastrutture e gli arredi urbani visti sotto un’altra luce (come nella serie Strada Stellare di Davide Tranchina), per le qualità materiche e scultoree dei residui naturali e artificiali (come in Smash Up di Andrea De Stefani). D’altra parte però la natura ha bisogno di nuovi simboli (come sostiene Andreco): per quanto la percezione dell’ambiente naturale sia sempre più “sintetica” (nelle vedute videoludiche di Mauro Ceolin) e le tracce antropiche paiono cancellarla (come in Dominante Recessivo di Laura Pugno), la potenza sublime delle sue forze incontrollabili è intatta e sorprendente (Tornado di Francesco Pedrini).

Luigi Ghirri, Passignano (serie Paesaggio italiano), 1988 Cibachrome da diapositiva, 19,9x24,9 cm, Courtesy collezione privata, Bologna

Luigi Ghirri, Passignano (serie Paesaggio italiano), 1988 Cibachrome da diapositiva, 19,9×24,9 cm, Courtesy collezione privata, Bologna

Luigi Ghirri, Passignano (serie Paesaggio italiano), 1988 Cibachrome da diapositiva, 19,9x24,9 cm, Courtesy collezione privata, Bologna

 Francesco Pedrini, Tornado#6, 2016 – Grafite, carboncino, pigmenti su carta Kozo, 100×140 cm, Courtesy l’artista e Galleria Milano, Milano

EB: Nella presentazione della mostra si cita un’importante mostra ospitata tra il 1981 e il 1982, alla Galleria d’Arte Moderna (GAM): Paesaggio: immagine e realtà. Come hai tracciato (idealmente) un nesso tra questa mostra e il progetto ospitato alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna?

CM: Ho incrociato per la prima volta il volume Paesaggio: immagine e realtà mentre lavoravo al riallestimento della collezione del MAMbo anni fa ed è stato amore a prima vista, fin dalla copertina. Il libro/catalogo, come la mostra, non è solo un eccezionale compendio delle ricerche sul paesaggio in Italia, ma è un documento della straordinaria visione di quella Bologna: stretti legami tra ricerca accademica ed artistica, condivisione e discussione delle metodologie, spiccata capacità di analisi e completa libertà di sperimentazione, in una parola interdisciplinarità.
Se con un piccolo sforzo si declina tale approccio a un tema come il paesaggio, tornato molto in voga in questi anni, si può facilmente immaginare la qualità dei risultati. Con Panorama abbiamo voluto umilmente raccogliere questa importante eredità e abbiamo provato ad aggiornarla grazie alla visione di artisti che hanno iniziato ad operare o che sono addirittura nati dopo l’apertura della mostra alla GAM.

EB: Al di là delle presenze più affermate, scorrendo la lista degli artisti troviamo delle presenze giovani. Come hai selezionato il loro lavoro in relazione al tema? Mi introduci brevemente l’attinenza delle loro opere?

CM: Tutti gli artisti invitati hanno dedicato gran parte della loro ricerca (per non dire tutta) al paesaggio: per molti di loro infatti il paesaggio non è solo un tema, un soggetto, un genere, è piuttosto lo sfondo (nel senso di ambiente storico e sociale). Con alcuni degli artisti ho strettissimi rapporti da anni (Andreco, Benassi, Ceolin, Chiesi, Coclite, Gonzàlez, Strappato), con altri, conosciuti recentemente, ho già attivato scambi altrettanto profondi (Casini, De Stefani, Genchi, Minelli, Pugno, Pedrini, Tranchina), di altri ancora ho sempre seguito il lavoro, seppur a distanza (D’Amaro, Moscardini, Oberti). La mia ricerca è partita proprio da un’evidenza che ho trovato nelle loro opere: negli anni che hanno preceduto la realizzazione di Panorama sono state le conversazioni con loro a modificare la struttura del progetto. Se la mostra riuscirà ad offrire una prospettiva ampia sulla concezione attuale del paesaggio è solo grazie al loro apporto, anche critico. Per lo stesso motivo ho chiesto loro di pubblicare in catalogo non solo le immagini delle opere in mostra, ma anche una selezione di lavori dedicati al tema realizzati in precedenza.

Mario Schifano, Pianura uno Pianura due, 1971 Smalto su tela, 140x240 cm, Courtesy Galleria de' Foscherari, Bologna

Mario Schifano, Pianura uno Pianura due, 1971 Smalto su tela, 140×240 cm, Courtesy Galleria de’ Foscherari, Bologna

Andreco, One and Only, 2016 Bandiere, Courtesy l’artista

Andreco, One and Only, 2016 Bandiere, Courtesy l’artista

EB: Per i testi in catalogo hai invitato dei ricercatori e studiosi che esulano dall’ambito strettamente artistico. Quali aspetti del tema legato al paesaggio emergono dai loro scritti?

CM: Anche per gli autori dei testi in catalogo posso parlare di un incontro rivelatore. Benché conoscessi entrambi attraverso le loro attività accademiche e scientifiche, li ho potuti (ri)ascoltare dal vivo ad ottobre del 2017 alla Fondazione Ratti di Como durante un seminario intitolato “Spazio, paesaggio, segno, luogo” organizzato dall’Accademia di Brera in collaborazione con CIRCE – Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Comunicazione (Università di Torino). Il testo di Piero Zanini (antropologo, docente all’ENSA di Parigi) si intitola Sul guardare e il rabbrividire e, a partire dalla riletture di alcune Note di Ludwig Hohl, imbastisce un’analisi delle componenti antropologiche della visione attraverso esempi letterari e cinematografici. Massimo Leone (semiologo, professore presso le Università di Torino e Shanghai), invece, è partito dall’emergere nel Seicento di due termini opposti come la maladie du pays (nostalgia) e il dépaysement (gusto dello spaesamento) per descrivere attraverso le opere degli artisti quale sia la nostra esperienza del paesaggio oggi. Entrambi hanno focalizzato l’attenzione sul punto di vista (del viaggiatore o del turista come dell’artista o del ricercatore) che è il fulcro attorno al quale si muove la mostra, e, forse, anche il paesaggio.

Panorama. Approdi e derive del paesaggio in Italia
A cura di: Claudio Musso

Artisti: Andreco, Riccardo Benassi, David Casini, Mauro Ceolin, Andrea Chiesi, Luca Coclite, Valentina D’Amaro, Andrea De Stefani, Martino Genchi, Daniel Gonzàlez, Filippo Minelli, Margherita Moscardini, Giovanni Oberti, Francesco Pedrini, Laura Pugno, Marco Strappato, Davide Tranchina
Opere storiche: Antonio Sant’Elia, Mario Schifano, Superstudio, Luigi Ghirri
Sede: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, via delle Donzelle 2 – Bologna
Durata: dal 26 gennaio al 13 aprile 2019

Andrea De Stefani, Smash-Up (Rino's flowerbed), 2017 Legno verniciato, vetro, asfalto, acciaio, 220x130x65 cm, Courtesy l’artista

Andrea De Stefani, Smash-Up (Rino’s flowerbed), 2017 Legno verniciato, vetro, asfalto, acciaio, 220x130x65 cm, Courtesy l’artista

Filippo Minelli, Senza titolo, 2018 Mixed media, Courtesy UNA, Piacenza

Filippo Minelli, Senza titolo, 2018 Mixed media, Courtesy UNA, Piacenza

Laura Pugno, Dominante Recessivo 011, 2018 Stampa fotografica e poliuretano, 44x32x19 cm, Courtesy l’artista

Laura Pugno, Dominante Recessivo 011, 2018 Stampa fotografica e poliuretano, 44x32x19 cm, Courtesy l’artista

David Casini, Spazio libero, 2018 Vetro, legno intarsiato, ottone, resina, vetro temperato, stampa digitale UV, h45x26x26 cm, Courtesy Galleria CAR drde, Bologna

David Casini, Spazio libero, 2018 Vetro, legno intarsiato, ottone, resina, vetro temperato, stampa digitale UV, h45x26x26 cm, Courtesy Galleria CAR drde, Bologna