Aryan Ozmaei, Dont Steal My Memories, 2018, cm 70×70, olio su tela

Paola Angelini e Aryan Ozmaei sono le due artiste chiamate a realizzare il Palio della Sfida di giugno e quello della Rivincita di settembre nell’ambito della tradizionale Giostra della Quintana di Foligno. Le due artiste si sono confrontate con una tradizione di lunga durata che, sedimentata nell’immaginario collettivo della comunità, viene ripensata sotto una nuova veste e riattualizzata.
Il progetto, curato da Pier Luigi Metelli e Marta Silvi, si propone, con la selezione e il coinvolgimento di personalità di spiccato interesse nel panorama artistico contemporaneo (2015: Tomaso de Luca e Gabriele Porta, 2016: Matteo Fato e Nicola Samorì, 2018: Thomas Braida e Adelaide Cioni), di far rivivere una tradizione storica profondamente radicata nell’universo simbolico e mitico chi vi prende parte. La sfida lanciata dai curatori e accolta dagli artisti è quella di attivare uno scambio orizzontale tra opera e comunità, indagando il registro condiviso delle sensibilità chiamate a interagire in uno spazio, che seppur circoscritto, dimostra di essere pronto ad aprirsi a una dimensione corale.

Segue l’intervista ai curatori e alle artiste dell’edizione 2019 dei Palii di Giostra.

Angelica Gatto: La Giostra della Quintana di Foligno, nella sua forma di rievocazione storica, svolge una funzione attivatrice nei confronti della comunità. Vorrei concentrarmi su questo aspetto, e sui possibili punti continuità che esso innesca nella relazione tra tradizione e riattualizzazione.Quali elementi indirizzano la scelta degli artisti chiamati a realizzare i Palii della Sfida e della Rivincita, e come si pone questa scelta nei confronti delle forme di continuità con la tradizione?

Pier Luigi Metelli: Per rispondere compiutamente alla domanda, ritengo opportuno partire dal seguente assunto; il palio di giostra per tutta la comunità della Quintana di Foligno rappresenta l’oggetto, il feticcio, il simulacro più abito al quale aspirare. Una volta vinto lo stesso viene esposto nel museo del rione e mostrato a vanto e stimolo per le future generazioni della contrada oltre che per suscitare le invidie degli sconfitti. I contradaioli vittoriosi sono talmente attaccati a questo oggetto che soventemente tatuano una riproduzione dello stesso sulla propria pelle. Proprio la valenza simbolica per una intera comunità che i drappi rappresentano, ci aiuta a comprende meglio come la scelta degli artisti, effettuata da una apposita commissione, ricopra i tratti tipici della committenza di rinascimentale memoria. Detti Palii sono un dono al più bravo dei bravi tra i cavalieri scelti per la giostra a difendere l’onore ed il prestigio di ognuno dei dieci rioni. Entrare in questa dinamica è fondamentale per ogni artista al quale viene commissionato il lavoro. Ai pittori viene inizialmente richiesto di soggiornare nella città di Foligno per meglio comprendere i meccanismi della giostra, le rivalità tra i rioni ed i segreti racchiusi in una rievocazione barocca. Proprio il barocco e la sua ricerca dello stupore rappresenta forse l’elemento sottaciuto che fa del palio e della sua ostentazione, il vello d’oro da bramare così tanto. Non vi sono differenze tra i Palii di sfida e quelli di rivincita, entrambi vengono contestualmente svelati in una suggestiva cerimonia notturna nella piazza principale della città, per l’occasione gremita di persone. Il giudizio della piazza è una sentenza. Nella giostra della Quintana di Foligno non si celebra alcun Santo, solo le gesta di uomini valorosi ed il premio deve suscitare consensi. La scelta degli artisti è il risultato di studio e ricerca tra chi, a nostro parere, sappia meglio rappresentare tutte le emozioni sopra descritte. Il nostro percorso è oramai divenuto una ricognizione dello stato della giovane pittura italiana ed è per noi estremamente stimolante il dialogo tra la contemporaneità del mondo dell’arte con la tradizione di una rievocazione storica.

Paola Angelini – Palio della Rivincita (Senza titolo), tecnica mista su juta, 130 x 200 cm, 2019

AG: Il format Arte per tutti presso la CIAC gallery sembra concettualizzare quella dinamica corale che è alla base della Giostra e che appunto la rende un momento così sentito nella storia della comunità. Come diventa possibile innescare un circolo virtuoso nella fruizione dell’opera e nella sua ricezione da parte dei passanti? 

Marta Silvi: CIAC gallery nella manifestazione “Arte per tutti” nasce in stretto dialogo con il Museo, con il direttore artistico Italo Tomassoni e con il Presidente del Centro cultura e sviluppo economico Arch. Giancarlo Partenzi che ha creduto per primo in questo progetto. La mission che ci siamo posti con Pier Luigi è quella di rendere l’espressione artistica un messaggio democratico e universale, che si depositi nello sguardo di ciascun fruitore estemporaneo e sopravviva secondo la lettura che ognuno vorrà darne. L’idea della vetrina, come raccontiamo nel comunicato stampa, non è nuova, ma si inserisce in una tradizione articolata quanto ricca di spunti e riflessioni. Essa permette, più di uno spazio espositivo canonico chiuso, di lanciare un amo verso lo sguardo, anche distratto, dei passanti e di invitare a relazionarsi con l’opera che vi è custodita. La semplicità e il rigore con il quale operiamo, è per noi sinonimo di cura nei dettagli e freschezza nella proposta, perché a mio parere è proprio la semplicità a sostenere i linguaggi più densi di contenuto. In un mondo invaso di immagini e pullulante di messaggi, cerchiamo di offrire un momento di silenzio per lasciar parlare un’opera soltanto per ciascun artista invitato. Questa attenzione specifica determina la creazione di una relazione unica, a tu per tu con il quadro. L’opening stesso diventa un incontro informale all’interno di una delle piazzette più affascinanti e intime di Foligno, dove il pubblico transita, si ferma a chiacchierare così come poi riprende il suo percorso. Credo fermamente che il potere dell’arte risieda proprio nella possibilità di arrivare dritta al cuore dei discorsi senza perifrasi, senza eccessi, senza per forza la necessità di spiegare e tradurre. L’artista contemporaneo è interessato a questo dialogo e non per forza a rendere lo spettatore consapevole di tutti i dettagli del suo lavoro. Come scrive Giorgio Agamben, rifacendosi a Nietzsche, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente al proprio tempo né si adegua alle sue pretese, ma è discronicamente ‘inattuale’, guarda il proprio tempo prendendone le giuste distanze.

AG: Trovo molto interessante l’aspetto, direi, pubblico che la pittura come medium assume all’interno del progetto. Qual è stato il vostro punto di partenza nella riattualizzazione del Palio e nel confronto con la dimensione ritualistica che esso assume e come avete declinato le simbologie legate all’iconografia del Palio?

Paola Angelini: Per realizzare il Palio siamo state invitate a Foligno per conoscere da vicino la realtà della Quintana. Capire come questa ricorrenza sia sentita dalla città e come le persone si riconoscano in essa mi ha portato a pensare ad un’immagine in cui sia facile identificarsi. Il Palio rappresenta una donna a cavallo, centrale e speculare. Ho voluto rappresentare una donna perché non ho voluto mettere l’accento tanto sulla competizione della giostra, ma più che altro sulla fase di preparazione durante tutto l’anno, e in questo caso non esiste cavaliere o dama, la manifestazione è di tutti i cittadini.

Aryan Ozmaei:Il Palio che ho dipinto è una figura ibrida tra dama e cavaliere. Entrambe le figure sono ugualmente importanti nella Giostra della Quintana. Mi piaceva pensare a una dama che partecipasse alla gara come un cavaliere. Un privilegio della pittura è che può creare anche personaggi che purtroppo non esistono.

Paola Angelini, Ritratto di Pietro Ubaldi – Filosofo e Teologo nato a Foligno nel 1886, 60 x 70 cm, Olio su tela, 2019

AG: In relazione alla vostra ricerca e alla vostra pratica artistica, cosa implica “l’uscita” dalla dimensione della tela? O meglio, nella realizzazione dei Palii, c’è stata un’uscita dalla dimensione della tela, oppure no?

Paola Angelini: ho voluto pensare al Palio come fosse un oggetto bidimensionale, doveva avere per me la presenza di un simbolo, più che una connotazione pittorica. Per questo ho lavorato a strati di colore, su una tela piuttosto spessa, ho applicato su di essa un secondo livello fatto di piccoli pezzi di stoffa. I materiali che ho scelto sono molto diversi dalla mia solita pratica.

Aryan Ozmaei:Sì e no, nel senso che comunque anche il Palio per me è stato un quadro, solo che proprio in quanto Palio secondo me quel “quadro” doveva avere un soggetto forte e incisivo. I miei lavori di solito sono molto carichi di oggetti e di forme. Qui invece l’unico intervento che ho fatto è stato quello di semplificare e di concentrarmi sul soggetto per creare un’immagine chiara e immediatamente leggibile.

AG: I lavori presentati per le vetrine della CIAC gallery: potreste raccontarmi la scelta dei soggetti e se vi sia stata o meno da parte vostra un’urgenza di predisporre le opere esposte in continuità – concettuale, estetica – con i Palii?

Paola Angelini: Ho colto l’occasione della mostra alla CIAC gallery per rendere omaggio ad un filosofo, esoterico, nato a Foligno nel 1886: Pietro Ubaldi, autore di oltre 24 volumi, il più importante La Grande Sintesi. Fin da bambina ne ho sentito parlare da mio padre e per me era diventato quasi un personaggio famigliare e mitico. Nella stessa Foligno è poco conosciuto, ma è un pensatore molto riconosciuto nell’ambiente filosofico, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in Brasile dove un’università è intitolata in suo onore. Quella della mostra può essere una buona occasione per conoscerlo e rileggerlo.

Aryan Ozmaei:In questo caso, il mio lavoro che è stato scelto per la vetrina è stato realizzato prima della mia presa di contatto con la Giostra della Quintana.

Aryan Osmaei, Senza Titolo, olio su tela, 150 x 77 cm, 2019