Manfredi Beninati, The sun goes dim while the house lights up, 2012, cartongesso, mobili, tendaggi, specchi, appliques, decorazioni in stucco, 2, 49 x 2, 49 x 5, 50 m, courtesy dell’artista

Massimo Bartolini, Starless 2011, luci, mixer luci, 500x500x30 cm, courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Pina Bausch, Palermo Palermo, 1990, DVD proiezione video – video/suono/colore, 7’23”, courtesy RAI Teche  Photocredit F. Carbone

Laboratorio Saccardi, CINACRIA – Sicilian Jesuit in China in the 17th Century 2012, pannelli di legno dipinto, 2, 40 x 3, 07 m, courtesy degli artisti

Francesco Simeti, Untitled 2012, wallpaper e paravento, installazione ambientale, courtesy di Aike-Dellarco Shanghai, Galleria Francesca Minini, Milano

Stefania Galegati Shines, Greetings from Palermo 2012, cartoline, dimensioni variabili, courtesy Francesco Pantaleone arte contemporanea, Palermo e Pinksummer, Genova

Guo Hongwei, A Page of Ocean, 2011, acrilico, 2, 11 x 2, 49 m, e A Page of Ocean, 2011, acrilico su tavola, 61 cm x 51 cm, courtesy di Leo Xu Projects, Shanghai

ATP: Partiamo dal titolo, Palermo felicissima, che oltre ad essere estremamente positivo, mi fa pensare alla Palermo che ho conosciuto negli ultimi anni. Una città molto propositiva, dove è palpabile la voglia di fare. Il titolo liberamente è tratto dall’omonimo testo scritto dall’erudito palermitano Nino Basile nel 1932 e dedicato ai beni artistici e monumentali della città. Mi racconti come avete scoperto questo testo?

Laura Barreca: Il testo di Nino Basile è un caposaldo nella letteratura architettonica su Palermo dell’ultimo secolo. E’ un testo suddiviso in tre corposi volumi che raccolgono gli articoli scritti da Basile tra Otto e Novecento sul Giornale di Sicilia, in cui l’autore descrive le bellezze artistiche e monumentali della città. A dispetto di quello che potrebbe apparire oggi come una boutade, in un momento di gravità economica e culturale come questo, il titolo che abbiamo scelto con Davide Quadrio, curatore con me della mostra, allude proprio a quel fascino che consideriamo il tratto distintivo di Palermo, e che troppo spesso viene offuscato dalle conseguenze attuali e pregresse dei malgoverni, della cultura mafiosa, più in generale di quel lassismo diffuso che ha declassato Palermo nel contesto internazionale. Se questa è una verità ineludibile, non si può non rimarcare invece la sua vivacità culturale, il sentimento di appartenenza che in fondo lega ogni siciliano alla propria terra, quello splendore di storia e leggende che avvolgono questa città e la rendono unica. Un mix di contraddizioni e una complessità che abbiamo cercato di rappresentare alla Biennale di Shanghai, per un pubblico in maggioranza asiatico, insieme alle altre 30 città del progetto dei City Pavilion, che raccontano, tra grandi e piccoli centri, le identità del mondo.

ATP: Rappresentare l’Italia alla 9° edizione della Biennale di Shanghai in Cina è per molti versi una grande responsabilità. In che modo Palermo si fa ‘rappresentante’ dell’arte in Italia?

LB: L’arte ha la capacità di oltrepassare i limiti imposti dalle geografie, i confini dati dalle convenzioni socio-culturali, liberando l’idea stessa di nazione e di città attraverso il suo linguaggio universale. Nel caso della 9. Biennale di Shanghai il team curatoriale, composto da Qiu Zhijie, Boris Groys, Jens Hoffmann e Johnson Chang Tsong-zung ha scelto di rappresentare le città e non le nazioni, in considerazione del fatto che il concetto di nazione non esprime la singolarità e le spinte che invece provengono dai nuclei cittadini. Così Palermo, che è la “porta d’Europa”, snodo all’interno del Mediterraneo, come accade in molti altri luoghi, esprime quei cambiamenti etnoantropologici e culturali, scaturiti dalla presenza di nuove etnie, religioni, razze e idiomi, ma anche una storia secolare fatta di scambi e stratificazioni di stili e di tradizioni. Non è forse questo il ritratto dell’Italia contemporanea?

ATP: Sono undici gli artisti che avete scelto: Massimo Bartolini, Pina Bausch, Vanessa Beecroft, Manfredi Beninati, Emma Dante, Formafantasma, Stefania Galegati Shines, Guo Hongwei, Lee Kit, Laboratorio Saccardi e Francesco Simeti. Ognuno di loro, immagino abbia un legame con città di Palermo. Non ti nascondo una certa sorpresa nel leggere i nomi di Pina Bausch o dell’attrice e regista teatrale Emma Dante. Perché queste scelte?

LB: Il teatro e la danza sono linguaggi che come le arti visive esprimono la condizione contemporanea. La possibilità di unire sinergicamente esperienze e linguaggi artistici differenti permette di raccontare, anche con più autonomia, l’essenza del sentimento contemporaneo attraverso un nuovo format espositivo. Pina Bausch nel 1989 ha vissuto per diversi mesi a Palermo con la sua compagnia di teatro-danza di Wuppertal, e un anno dopo dava vita allo spettacolo Palermo Palermo. In questo lavoro -recentemente riproposto a Londra, tra le iniziative inaugurali delle Olimpiadi- si ritrova l’energia caotica e la crudezza dei mercati rionali, l’aristocratica eleganza dei salotti d’alto bordo, il senso della morte e della rinascita (non a caso lo spettacolo si apre con la simbolica caduta di un muro). Ancora una volta la molteplicità e la diversità di significati e storie si leggono attraverso l’opera che la straordinaria coreografa tedesca ha dedicato a Palermo, trasformandola nel suo manifesto più autentico. Allo stesso modo nel teatro concepito da Emma Dante, che vive e lavora a Palermo, sono rappresentati quei sentimenti di costrizione, odio, quei legami ombelicali, le miserie di ogni giorno che nella trilogia della famiglia siciliana, di cui lo spettacolo mPalermu fa parte, la critica ha riconosciuto un capolavoro della drammaturgia contemporanea. L’approccio curatoriale in questo senso, ha dato spazio a linguaggi, attitudini e tendenze proprie di ogni espressione artistica, senza pensare troppo alla forma, ma guardando totalmente alla pertinenza e al contenuto delle opere.

ATP: Come hanno risposto gli artisti al vostro invito per questa importante occasione? Mi racconti un paio di casi in particolare?

LB: In alcuni casi abbiamo scelto il lavoro, in altri l’attitudine a saper esprimere certe istanze storiche ed estetiche, sperando in un ideale equilibrio della mostra. In tutti i casi abbiamo cercato di rappresentare una riflessione contemporanea attraverso la rilettura di temi ed esperienze del passato. Non perché ci piaccia guardare indietro, ma perché forse attraverso una interpretazione critica di ciò che sta prima di noi, si può meglio comprendere il presente. Ad esempio nel caso di Manfredi Beninati, che realizza un’installazione ispirata agli ambienti di un vecchio palazzo nobiliare di Palermo, abbiamo acquistato stucchi siciliani originali e li abbiamo spediti a Shanghai affinchè l’opera fosse fedele e autentica anche nei materiali e nei dettagli. Francesco Simeti ha rielaborato le immagini dei paesaggi luminosi della pittura di fine Ottocento di Francesco Lojacono, immergendoli in un miscuglio di immagini tratte dalla tradizione del Liberty palermitana di inizio Novecento, negli anni della belle epoque, ma anche del periodo con il più alto tasso di immigrazione dalla Sicilia verso il Nord Italia e verso l’estero. L’opera del Laboratorio Saccardi è nata solo qualche mese fa e racconta la storia dei viaggi dei Gesuiti siciliani che nel VXII secolo compivano verso la Cina, a dimostrazione di antichissimi e pregressi rapporti tra la Sicilia e l’Oriente. La grande installazione luminosa di Massimo Bartolini è stata realizzata con le vecchie luminarie delle feste di quartiere: ad installare il lavoro a Shanghai l’artista sarà aiutato da un artigiano di Palermo, esperto produttore di questa antica e preziosa tradizione siciliana.

ATP: Oramai l’opening è imminente, come stai vivendo questa esperienza?

LB: Mentre rispondo alla tua intervista sono già a Shanghai, lavorando all’allestimento della mostra che è ospitata al quinto piano del Museum of Contemporary Art di Shanghai, uno spazio gigantesco di 41mila metri quadrati: primo Museo della Cina dedicato all’arte contemporanea che inaugurerà proprio con la 9. Biennale, il 1 ottobre 2012. Il museo è la ex centrale elettrica Nashi Power Plant, già utilizzata con il nome di Future Pavilion per l’Expo del 2010. Il Governo cinese ha finanziato questa impresa titanica di riconversione in spazio museale, realizzata in tempi assolutamente inconcepibili, almeno per gli standard italiani! L’impatto con la città di Shanghai è travolgente: tra grattaceli altissimi si diramano i lilong, i vicoli della città vecchia ancora popolata di gente comune che vende papere e galline per strada. Nei grandi viali alberati dei quartieri della zona francese e inglese si respira un’atmosfera cosmopolita, ma solo pochissimi parlano inglese. Un’economia a velocità alterne, dove le differenze sono ancora più stridenti, se si considera il portato industriale della città, tra i più consistenti al mondo, con la censura che il Governo applica in tutti i campi della società, verso la libertà d’espressione.

ATP: Tu vivi a Palermo, conosci la città e i suoi artisti (nativi o adottati). Come sta cambiando e quali sono i segnali più significativi che sta dando la città al resto d’Italia?

LB: E’ difficile rispondere concretamente. Soprattutto perché spesso i processi culturali anticipano dinamiche economiche più ampie. Ma è ancora presto. Posso solo registrare un grande fermento e voglia di cambiamento in città. Dal movimento dei Cantieri culturali della Zisa, intorno a cui si è creato recentemente un movimento spontaneo a sostegno di uno dei luoghi più interessanti della città. Penso all’occupazione del Teatro Garibaldi, che alla stregua del Teatro Valle di Roma, offre una nuova modalità di gestione di un bene comune, che il pubblico non ha la capacità (economica e gestionale) di mantenere. Gli artisti di Palermo sono attivamente impegnati nella promozione culturale contemporanea. Potrei solo dire che ci prendiamo il merito di avere trovato da soli, e in un momento di crisi gravissima, il budget necessario a coprire tutti i costi della mostra. Il rapporto instaurato con gli sponsor che sostengono la mostra Palermo felicissima è stato gratificante, un percorso fatto di reciproca fiducia e apprezzamento, costruito parallelamente all’organizzazione del progetto. Raidy Boer, azienda di abbigliamento di alta qualità cinese, già da diversi anni presente a Pitti Uomo, con cui ho appena siglato un accordo davanti alla stampa cinese nella loro sede di Chengdu, nel cuore della Cina, è la dimostrazione di un reciproco scambio di interessi culturali ed economici, che si svilupperanno certamente oltre il progetto della Biennale. Elenka, produttore di pasticceria siciliana, sostiene con un impegno non comune questo progetto fin dall’inizio, e come pochi imprenditori, Francesco Galvagno, il suo Presidente, è una presenza costante nel sostegno e nella promozione dell’arte contemporanea a Palermo. Un altro supporto è arrivato dalla Regione Sicilia, da quel Dipartimento che si occupa di finanziare i progetti di internazionalizzazione della cultura e dell’arte siciliana all’estero. Abbiamo instaurato un proficua collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo, dove, in qualità di Assegnista di Ricerca, ho organizzato lo scorso Luglio una conferenza sul tema dell’internazionalizzazione della cultura siciliana. Siamo stati bravi. Ma non dovrei essere io a dirlo. Aspettiamo l’apertura e la risposta del pubblico!

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PALERMO FELICISSIMA /  Il padiglione italiano alla 9. Biennale di Shangai 2012

Massimo Bartolini, Pina Bausch, Vanessa Beecroft,  Manfredi Beninati, Emma Dante, Formafantasma,  Stefania Galegati Shines, Guo Hongwei, Lee Kit,  Laboratorio Saccardi, Francesco Simeti

a cura di Laura Barreca e Davide Quadrio

1 ottobre 2012 – 31 dicembre 2012 / Museum of Contemporary Art of Shanghai, China