• Gillian Wearing Self Portrait as My Mother Jean Gregory, 2003 Stampa in bianco e nero incorniciata 150 x 131 cm © Gillian Wearing Courtesy Maureen Paley, Londra
  • Oscar Bony La familia obrera, 1968 Fotografia in bianco e nero, cornice di legno, targa di bronzo 200 x 180 cm Foto Oscar Balducci Collezione Carola Bony
  • Keith Edmier Beverly Edmier 1967, 1998 Tecnica mista 128.9 x 80 x 57.2 cm Foto Lamay Photo Collezione Rachel e Jean-Pierre Lehmann Courtesy l’artista; Petzel, New York
  • Ragnar Kjartansson Me and My Mother 2010, 2010 Still da video HD video, colore, suono loop 20’’ Courtesy l’artista; i8 Gallery, Reykjavik; Luring Augustine, New York
  • Pipilotti Rist Homo Sapiens Sapiens, 2005 Still da video Audio video installazione, dimensioni variabili, musica di Anders Guggisberg & Pipilotti Rist Courtesy l’artista; Hauser & Wirth
  • Nathalie Djurberg It’s the Mother, 2008 Still da video Animazione in plastilina, video, musica di Hans Berg 6’ Giò Marconi, Milano
  • Gertrude Käsebier Adoration, 1897 Stampa fotografica 32 x 24 cm The Library of Congress, Washington DC
  • Alice Neel Nancy and the twins, 1971 Olio su tela 101 x 153,4 cm © Estate of Alice Neel
  • Anna Maria Maiolino Por um Fio (serie fotopoemação), dalla serie Photo-poem-action, 1976 Fotografia in bianco e nero 52 × 79 cm Collezione Finzi, Bologna Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano
  • Hannah Höch Der Vater, 1920 Collage 34 x 27,5 cm Galerie Berinson, Berlino
  • Sherrie Levine Body Mask, 2007 Calco in bronzo 57,2 x 24,1 x 14,6 cm Foto Zeno Zotti Collezione privata
  • Pawel Althamer Self-portrait, 2006 Ceramica, stoffa, legno 111,5 x 24 x 24 cm Foto Roberto Marossi Collezione Goetz, Monaco
  • Catherine Opie Self portrait / Nursing, 2004 C-print 101,6 x 81,3 cm Collezione privata Courtesy Studio Guenzani, Milano

(English text below)

Il curatore e? Massimiliano Gioni, direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi – che, sponsorizzando tale mostra, entra a pieno diritto nella programmazione culturale di Expo 2015 – e direttore associato del New Museum di New York.

E’ un percorso espositivo che si proporra? di analizzare l’iconografia e la rappresentazione della maternita? nell’arte del Novecento, sino a giungere a quella contemporanea dei giorni nostri. Un itinerario, di caratura culturale ed ideologica, attraverso le opere di 127 artisti, che non puo? che proseguire la ricerca da Gioni condotta alla Biennale 2013; come lui esemplifica: “Sara? una mostra enciclopedico-pedagogica di carattere storico, che segnera? una linea di continuita? con l’esperienza fatta a Venezia”.

A parlarcene e?, in primo luogo, Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale: “E’ una delle mostre piu? attese della programmazione che Palazzo Reale ha dedicato all’expo. Sara? una mostra complessa ed affascinante, nata nel seno della Fondazione Trussardi per idea di Gioni. Gia? dal titolo si comprende l’eccezionale vastita? dell’argomento. Abbiamo scelto di concentrare l’attenzione sulla modernita? e contemporaneita?, a partire dalla rottura dell’ideale borghese della donna del trittico bambini, chiesa e cucina che i e? manifestata tra fine Ottocento e inizio Novecento. E’, dunque, un tema universale ed in continua evoluzione. Ci saranno riflessi della psicanalisi di Freud e Jung sul tema, le innovazioni dei dadaisti e dei surrealisti; le valenze e i significati piu? sfaccettati nel Novecento; ecc. Questa mostra cerchera? di rispecchiare la complessita? e ricchezza del tema maternita?, con, ad oggi, 127 artisti”.

Prende poi la parola l’assessore alla cultura Filippo Del Corno: “Il tema che Gioni ha proposto si e? rivelato sin da subito centrato ed ideale per i contenuti che in EXPO 2015 animeranno il dibattito a Milano. E’ un tema che offrira? grandi spunti di riflessione, segmentato com’e? in un discorso dai mille argomenti, puntando su elementi fondamentali della ricreazione del sentimento contemporaneo dell’archetipo della madre e della maternita?. Un aspetto per me determinante che riguarda il progetto della mostra e? l’alleanza tra soggetti pubblici e privati, in un momento di trasformazione della societa?, che costituisce un grandissimo punto di forza. Unione che ci ha permesso di costruite un palinsesto potente. Non mancheranno certo momenti di provocazione: in un momento centrale per Milano come quello di EXPO ci saranno tantissimi momenti dialettici. La mostra, aggiungo, intende inserirsi nel percorso di crescita qualitativa e quantitativa, dal punto di vista culturale, di Milano. Spero sara? fonte di stupore e di dibattito, come e? necessario che siano le esposizioni dedicate alla nostra contemporaneita?, ma soprattutto il mio auspicio e? che la mostra sia il completamento di quel percorso di Palazzo Reale, che va dall’arte antica sino a quella contemporanea, passando per Leonardo e Giotto”.

Ad intervenite e? stata, poi, Beatrice Trussardi, presidente della Fondazione Nicola Trussardi: “Da 12 anni a questa parte la Fondazione Trussardi opera per portare l’arte contemporanea nei luoghi piu? belli di Milano, con la scelta di abitare la citta? quasi fosse un museo diffuso. Scegliamo spazi importanti sia per il valore artistico ed architettonico che per il ruolo che ricoprono nella societa?. Negli anni abbiamo dato luce ad esposizioni che si sono rilevate altro e di piu?, diventando momenti di incontro e condivisione per spunti sociali, culturali, economici e politici, a favore dell’eliminazione delle barriere culturali. La Grande Madre si pone all’interno della molteplicita? di punti di vista che ci caratterizza, in un momento unico e straordinario come EXPO. Vogliamo affrontare le problematiche di “Nutrire il pianeta – Energie per la vita” secondo una visione di genere, quella femminile, filtrata attraverso un secolo di opere d’arte. Le donne rappresentano una risorsa non ancora pienamente valorizzata, se non esclusa e privata dei diritti per la vita. Sono ancora molti oggi i pericoli che minacciano l’emancipazione delle donne, sia nei paesi poveri che in quelli sviluppati. Per questi e molti altri motivi mi auguro che la grande madre sia una riflessione importante sul discorso femminile, verso una valorizzazione delle risorse di ognuno, verso la crescita, verso lo sviluppo del pianeta”.

E’ poi il momento delle attese parole del curatore della mostra, Massimiliano Gioni: “La mostra e? come un bambino dalla famiglia allargata, che non nasce solo dalla mia costola, ma dal lavoro di gruppo della Fondazione Trussardi tutta. Se fosse un bambino, sarebbe completamente formato, ma sarebbe lungo quanto una banana e peserebbe 320 grammi, dal momento che nascerebbe ad agosto. C’e?, dunque, ancora tanto spazio per sorprese e per ultimi cambiamenti e revisioni. Propongo oggi 60 immagini da cui traspare un’immagine distante da quella consolatoria e zuccherosa di madre a cui siamo forse abituati. E’ meno rassicurante perche? nel corso del ‘900 la maternita? diventa un campo di battaglia, su cui uomini e stati hanno rivendicato diritti spesso sottraendoli alle donne. Raccontiamo ora lo scarto tra tradizione ed emancipazione; facciamo i conti con chi ha il diritto o si arroga il diritto per decidere sul corpo proprio ed altrui, sui desideri propri ed altrui.

La mostra mette in luce un dramma del ‘900: parlare di madre significa troppo spesso parlare di padri spesso padroni, stato e nazioni. Seguo quanto dice Adrienne Rich in “Nato di donna”: tutta la vita umana sul pianeta terra e? nata da una donna. Tale nascita e?, d’altra parte, l’unica esperienza condivisa da tutti. Inoltre, secondo lo psicologo Erich Neumann, il bambino esperisce di una madre la “grande madre”, un femminismo potente e luminoso da cui dipendera? sempre. Le prime opere d’arte conosciute, poi, riguardano le madri: basti ricordare l’esempio piu? celebre, la Venere di Willendorf.  E’ una mostra del potere, non quello sugli altri, ma quello di trasformare il mondo, quello generativo, ma anche quello negato. E anche quello conquistato dalle donne nel corso del ‘900. Parliamo di una donna che non solo partorisce un figlio, ma che partorisce anche se stessa.  Tra le prime immagini in mostra ci saranno opere di donne artiste poco conosciute, come Alice Guy-Blache?, che rappresnta la maternita? come idillio e fiaba. Ma occorre domandarsi se e? il suo ideale o quello della popolazione in cui vive.

Con Freud il romanzo familiare viene trasformato in un coacervo di pulsioni e desideri, come verra? poi messo in scena da Munch, che descrive la donna come una sfinge. Di Brancusi e? il “nuovo nato”, quel figlio come forma ideale ed aerodinamica. Poi, tutte le avanguardie storiche immaginano nuove societa? con nuove manie produttive e nuovi rapporti. Boccioni, come tutti i futuristi, si dice appartenente ad una sensibilita? nuova. Eppure dedica 50 opere alla madre: gli italiani sono proprio dei mammoni!

Benedetta fa dei disegni in cui ritrae energie femminili e maschili e la loro unione; Valentine De Saint-Point fa il manifesto della lussuria, ecc. Nel dadaismo, invece, la donna sara? spesso raffigurata come machina Francis Picabia pubblica il libro “La figlia nata senza madre”, ovvero la macchina, che si presta passivamente alle fantasie dell’uomo. Sue sono infatti le rappresentazioni della donna come candela e lampadina, con parole come divorzio e flirt, negli anni delle suffragette e della “nuova donna” tedesca. Man Ray fa rappresentazioni dell’uomo e della donna come sbatti- uova; Duchamp si veste e si inventa un alter-ego, o realizza il pisciatoio descritto come una madonna contemporanea. Di Duchamp ci sara? anche una miniatura de suo grande vetro, allegoria dell’amore e delle relazioni sessuale, in cui dira? che la donna e? in alto ed in cima alla gerarchia relazionale. Poi ci saranno varie figure meno conosciute. Ci saranno i surrealisti, tra cui 50 collage originali de ‘La donna 100 teste’ di Ernst, che si apre con l’immacolata concezione. Poi due opere di Dali?, una per grandi e piccini e una piu? zozza. Ci sara? il femminismo anni ’60 e ’70.

Lo spazio domestico come territorio di scontro sara? uno dei capitoli della mostra, con la Accardi, Yoko Ono ed altre artiste. Sherrie Levine, Lee Lozano e Elaine Sturtevant replicano invece oggetti creati dai colleghi maschi, in una continua messa in crisi dell’autorita? maschile. Poi c’e? la Kruger, gli anni ’90 col post femminismo, Sarah Lucas, Marlene Dumas. Si passa poi al tema del post- umano, quando i limiti tradizionali della biologia sono reinventati. E si anno cosi? Nathalie Djurberg, Robert Gober, ecc. Saranno esposte le foto che nel 1968 trasformano la concezione generativa della modernita?: le immagini che ispireranno Kubrick per ‘2001 Odissea nello spazio’, ovvero le prime immagini dell’interno di un utero”.

Oltre ai nomi citati da Gioni, saranno esposti molti altri artisti, per la cui lista completa si consulti il sito di Palazzo Reale.

Marco Arrigoni

Comunicato Stampa – La Grande Madre_30.03.2015

Lista artisti_La Grande Madre_30.03.2015

La mostra La Grande Madre sarà accompagnata da un catalogo a cura di Massimiliano Gioni, pubblicato in due lingue, italiano e inglese. Il volume raccoglierà più di trecento immagini a colori che illustreranno testi monografici e approfondimenti su tutti gli artisti presenti in mostra e una raccolta di saggi e testi critici inediti, commissionati per l’occasione a Marco Belpoliti, Barbara Casavecchia, Whitney Chadwick, Massimiliano Gioni, Ruth Hemus, Raffaella Perna, Lucia Re, Pietro Rigolo, Adrien Sina, Guido Tintori, Calvin Tomkins, Lea Vergine. 

Sherrie Levine Body Mask,   2007 Calco in bronzo 57,  2 x 24,  1 x 14,  6 cm Foto Zeno Zotti Collezione privata

Sherrie Levine Body Mask, 2007 Calco in bronzo 57, 2 x 24, 1 x 14, 6 cm Foto Zeno Zotti Collezione privata

The Great Mother

curated by Massimiliano Gioni

An exhibition promoted by the Cultural Office of the City of Milan /  Conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi

in partnership with Palazzo Reale  for Expo in Città 2015

Palazzo Reale, Milan

August 26 – November 15, 2015 | Opening August 25, 2015

Comune di Milano | Cultura and the Fondazione Nicola Trussardi present The Great Mother, an exhibition curated by Massimiliano Gioni, promoted by the Cultural Office of the City of Milan, conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi in partnership with Palazzo Reale for Expo in Città 2015, and supported by BNL – BNP Paribas Group as main sponsor.

The exhibition, which will be open to the public from August 26 to November 15, 2015, is a collaboration between the public and private sectors to bring contemporary art into Palazzo Reale, the city’s most prestigious exhibition venue, as the pivotal event on the Expo in Città calendar for the second half of Expo 2015 in Milan.

The programming for Expo in Città will feature a prestigious exhibition – housed in one of Italy’s most popular exhibition venues, Palazzo Reale – which offers a sweeping panorama of the history and languages of art, ” says Filippo Del Corno, the city’s Councilor for Culture. “Not only will this project offer the public the chance to take an extraordinary journey through Italian and international art history and culture, it will be a special opportunity to explore the figure of the mother, the quintessential symbol of nourishment, which is the key theme of Expo 2015. This achievement is made possible by the Fondazione Nicola Trussardi as part of a broader dialogue between the public and private sector, which are joining forces to help spread art and culture.

“The Great Mother examines motherhood and the condition of women through a century of artworks that raise issues which are not only still topical but often still unresolved, ” explained Fondazione Nicola Trussardi President Beatrice Trussardi. “This allows us to deal with questions related to the overall theme of the Expo from a perspective that underscores the central role of women in society, a role that all too often goes unrecognized. Despite the enormous strides that have been made over the last few decades and the social and political work that has helped defend and spread awareness of women’s rights even in poorer countries, there are many dangers that threaten to check or block this path of liberation. That’s why The Great Mother can and should be an important opportunity to reflect on the values that women bring into every sector of society, helping to make the Expo a showcase of concrete strategies and visions for the future of our planet.

With work by 127 international artists and an exhibition layout that will cover some 2000 square meters (20, 000 square feet) on the piano nobile of Palazzo Reale, The Great Mother will analyze the iconography of motherhood in the art and visual culture of the twentieth- and twenty-first centuries, from early avant-garde movements to the present.

From the Venuses of the Stone Age to the bad girls of the postfeminist era, and through centuries of religious works depicting innumerable maternity scenes, the histories of art and culture has often centered on the figure of the mother, often adopted as a symbol of creativity and metaphor for art itself. In the more familiar version of “Mamma”, it is also a stereotype closely tied to the image of Italy.

The Great Mother will be an exhibition about women’s power: not just the life-giving creative power of mothers, but above all, the power denied to women and the power won by women over the course of the twentieth century. In undertaking an analysis of the representation of motherhood, the exhibition The Great Mother will trace a history of women’s empowerment, chronicling gender struggles, sexual politics, and clashes between tradition and emancipation.

Conceived as a temporary museum that blends art history with visual culture, the exhibition will reconstruct a story that spans the twentieth century, exploring female icons and clichés of femininity, and developing a complex reflection on woman as an active participant in representation, no longer just a passive subject of it.  

The show will open with a presentation of the archive of Olga Fröbe-Kapteyn, who throughout her life, starting in the Thirties, gathered thousands of images of female idols, mothers, matrons, Venuses and prehistoric deities into a vast iconographic collection that was used by Carl Gustav Jung, Erich Neumann and many other psychologists and anthropologists researching the archetype of the great mother and the matriarchal cultures of prehistory.

A few decades earlier, the writings of Sigmund Freud and his observations about the Oedipus complex had transformed family ties and the mother-child relationship into a drama of sexual desire and repressed tension that would leave its mark on the entire twentieth century. These themes recur, transfigured, in the drawings and etchings of Alfred Kubin and Edvard Munch from the same period. The first rooms in the exhibition will alternate these delirious visions with the didactic image of motherhood popularized in the late nineteenth century by the photographs of Gertrude Käsebier and the motion pictures of the first female filmmaker, Alice Guy-Blaché.

A major section of the exhibition will focus on women in the early avant-garde movements, specifically, in Futurism, Dada, and Surrealism. Showing the work of women artists alongside the male artists who have dominated the histories of these movements, the exhibition will highlight both contradictory and complementary attitudes that defined modernity while analyzing the radical transformations of gender roles that accompanied the profound economic and societal changes of the early twentieth century. A study of the position of women within Futurism – with works by Benedetta, Umberto Boccioni, Giannina Censi, Valentine De Saint-Point, Mina Loy, Filippo Tommaso Marinetti, Marisa Mori, Regina, Rosa Rosà and others – will reveal the clash between impulses for reform and forces of repression in Italy at the time.

The rooms dedicated to Dada will concentrate on the birth of the myth of the automated, mechanical woman – “the daughter born without a mother”, as Francis Picabia would call her – and her place within the rapidly changing social landscape of the 1910s and 1920s, in both Europe and America. From the bachelor machines of Marcel Duchamp, Picabia, and Man Ray, to the puppets and dolls of Sophie Taeuber-Arp, Emmy Hennings and Hannah Höch, to the irreverent performances of Baroness Elsa von Freytag-Loringhoven, the show will describe the dangerous liaisons woven between biology, mechanics and desire in the early twentieth century.

Surrealism’s fascination with women will be analyzed through an extraordinary presentation of fifty original collages from Max Ernst’s The Hundred Headless Woman, shown alongside the works and documents of André Breton, Hans Bellmer, Salvador  Dalí, and others. Exploring the aesthetic and ethical implications of the Surrealist obsession with femininity, the exhibition will foreground the works of women artists who both embraced and rejected the rhetoric of the movement, in which they found tools for liberation but also oppressive sexual stereotypes. This section will include masterpieces and famous works by Leonora Carrington, Frida Kahlo, Dora Maar, Lee Miller, Meret Oppenheim, Dorothea Tanning, Remedios Varo, Unica Zürn, and other artists of the time whose fame was long overshadowed by their male colleagues.

These works will be intertwined with a selection of scenes of motherhood from silent films and documents about Fascist birth-rate policies, alongside images of sorrowing mothers and proud heroines in Neorealist cinema. In this choral family album, the image of the mother often overlaps with the idea of nation, creating troubling associations between body and state.

The conceptual epicenter of the second part of the exhibition will be a selection of works by Louise Bourgeois, who assimilated and transformed the influence of Surrealism, melding it with references to archaic cultures, to create a personal mythology of extraordinary symbolic power.

Many women artists who emerged in the Sixties and Seventies – including Magdalena Abakanowicz, Ida Applebroog, Lynda Benglis, Judy Chicago, Eva Hesse, Dorothy Iannone, Yayoi Kusama, Anna Maria Maiolino, Ana Mendieta, Marisa Merz, Annette Messager and others – created a new vocabulary of forms, full of biological references, through which these artists declared the centrality of the female body, often associating it with the powers of nature and the earth.

In more or less the same period – parallel to the feminist movements that will be presented in the exhibition through a range of documents – very different artists such as Carla Accardi, Joan Jonas, Mary Kelly, Yoko Ono, Martha Rosler, VALIE EXPORT and others portrayed the domestic sphere as a place of tension and oppression, calling into question the division of labor and gender roles in the home and family.

Hierarchies and power dynamics are also challenged in the works of Sherrie Levine, Lee Lozano, and Elaine Sturtevant who – in different ways – fight against the traditional modes of production and reproduction. Using copies and replicas or completely refusing to create anything new, these artists imagine new models of property and new forms of ownership that sidestep patriarchal authority.

By juxtaposing found images and collage, Barbara Kruger, Ketty La Rocca, Suzanne Santoro, and others began waging a semiotic guerrilla war that criticized the slogans and messages of the media, deconstructing the image of woman and mother created by mass communication.

The works of artists as different as Katharina Fritsch, Cindy Sherman, and Rosemarie Trockel – active since the Eighties – reclaim art history, blending genres and iconographic references to the theme of maternity and religious painting and sculpture.

The Nineties saw the rise of various artists whose work is characterized by an aggressive simplicity. In a now-legendary series, Rineke Dijkstra portrays mothers and their children a few hours after birth. Sarah Lucas composes sculptures and assemblages out of androgynous forms; Catherine Opie documents the lives and desires of gay and S/M communities in Los Angeles; and painters as different as Marlene Dumas and Nicole Eisenman portray motherhood as a joy and burden, liberation and imprisonment.

Pipilotti Rist mixes Baroque painting with music video esthetics in a new work that will transform the ceiling of a room in Palazzo Reale into an electronic fresco, while Rachel Harrison records the apparitions of the Virgin Mary in an American suburb.

The works of Nathalie Djurberg, Robert Gober, Keith Edmier, Kiki Smith, Gillian Wearing and others outline a post-human perspective in which technology and biology open up new horizons for overcoming old gender roles.

The exhibition will be rounded out by other important contributions, including installations by Jeff Koons, Thomas Schütte, Nari Ward and significant works by Thomas Bayrle, Constantin Brancusi, Maurizio Cattelan, Lucio Fontana, Kara Walker, to cite just a few.

In her famous video Grosse Fatigue, which won a Silver Lion at the last Venice Biennale, Camille Henrot will analyze creation myths and the genesis of the universe, narrating the birth of Mother Earth.

An extraordinary series of photographs by Lennart Nilsson – the first photographer to capture the image of a living fetus with an endoscope – will offer a hyperrealistic vision of maternity, transforming it into a spectacle bordering on science fiction.

The most recent works also include the first presentation in Italy of the famous Brown Sisters series by Nicholas Nixon, who has taken a group portrait of the siblings every year for the last forty years.

Together, these works and many others on view will delineate an image of the mother as a projection of individual and collective desires, anxieties and aspirations, both male and female. Perhaps a less reassuring vision than the one we are used to from advertising and other rhetoric, but unquestionably more complex and powerful.

The exhibition The Great Mother will be accompanied by a catalogue edited by Massimiliano Gioni, to be published in two languages, Italian and English. The volume will bring together three hundred color images, illustrating monographic texts and in-depth information on all the artists in the exhibition and a collection of new essays and criticism, written specifically for the occasion by Marco Belpoliti, Barbara Casavecchia, Whitney Chadwick, Massimiliano Gioni, Ruth Hemus, Raffaella Perna, Lucia Re, Pietro Rigolo, Adrien Sina, Guido Tintori, Calvin Tomkins, and Lea Vergine.

The graphic design for the exhibition and publishing products is by GOTO Design, New York.

The Great Mother is produced with support from BNL – BNP Paribas Group, the main sponsor of the exhibition.

Special thanks to SKY ARTE HD, which as media partner will create an original production about the exhibition.

 

Keith Edmier Beverly Edmier 1967,   1998 Tecnica mista 128.9 x 80 x 57.2 cm Foto Lamay Photo Collezione Rachel e Jean-Pierre Lehmann  Courtesy l’artista; Petzel,   New York

Keith Edmier Beverly Edmier 1967, 1998 Tecnica mista 128.9 x 80 x 57.2 cm Foto Lamay Photo Collezione Rachel e Jean-Pierre Lehmann Courtesy l’artista; Petzel, New York