Fondazione La Raia - A. Missika - Palazzo delle Api 2018 - ph. Anna Positano

Fondazione La Raia – A. Missika – Palazzo delle Api 2018 – ph. Anna Positano

È stata presentata alla Fondazione La Raia di Novi Ligure la nuova opera permanente che caratterizzerà il dialogo con l’arte e la natura che quest’istituzione porta avanti da anni. Domenica 29 maggio si è tenuta una conferenza presso la Fondazione in cui Ilaria Bonaccossa (direttore artistico de La Raia) e Adrien Missika (artista che è stato coinvolto per la realizzazione dell’opera site-specific) hanno approfondite caratteristiche e ricerca del lavoro in questione. Quest’ultimo, che prende il titolo di Palazzo delle Api, è una struttura a forma di piramide rovesciata realizzata attraverso la sovrapposizione di vari strati di la pietra di Luserna, nei lati dei quali sono stati praticati più di duemila fori di varie dimensioni in modo da creare delle celle adatte ad ospitare vari insetti impollinatori. È una sorta do altare o monumento celebrativo (oltre che vissuto) per questi animali spesso posti dalle persone alla base di una gerarchia dei “bei animali”, dimenticando l’imprescindibile e fondamentale lavoro da essi portato avanti stagione dopo stagione.

L’opera è stata posta in prossimità dello stagno presente nel parco della Fondazione, così da essere posto vicino ad una fonte d’acqua importante per gli animali. La dimensione ecologica veicolata dall’opera porta con sé specifici bagagli legati alla storia dell’arte e dell’architettura: le piramidi egizie, l’utilizzo della pietra, la statuaria commemorativa, gli edifici metabolisti giapponesi degli anni ‘60 (con le loro capsule abitative), le abitazioni extra-terresti dell’immaginario fantascientifico, sino alle costruzioni abitative contemporanee realizzate per ospitare e integrare le popolazioni costrette a fuggire dai loro paesi distrutti dalla guerra.

In sede di conferenza stampa, il presidente della Fondazione La Raia Giorgio Rossi Cairo ha pronunciato alcune parole sulla natura del progetto del luogo ospitante: “La Fondazione non vuole essere un museo all’aperto, cerchiamo di coinvolgere artisti che recepiscano il paesaggio e facciano delle opere che siano influenzate da quel paesaggio medesimo, e così viceversa, in modo che con le loro opere la percezione del paesaggio che ci circonda cambi in maniera significativa.

Di seguito si riporta parte del discorso tenuto da Ilaria Bonaccossa e Adrien Missika.

IB: Adrien è stato per la prima volta alla Raia un anno e mezzo fa. Il suo è stato un lungo progetto, l’idea era proprio che il lavoro nascesse in dialogo con il progetto della Fondazione e con il territorio. L’idea di Adrian nasceva dal fatto che spesso ha lavorato su temi in qualche modo legati alla natura e al paesaggio, in particolare mi ricordo dei suoi lavori molto belli in cui delle foglie di piante varie sono stampate su delle strane finestre… e un’installazione che aveva fatto nel giardino delle Tuileries in cui aveva fatto delle strutture-torri per le erbacce, che in quel luogo spostavano l’idea di cos’è natura e giardino.
Adrien, da dove viene l’idea?

AM: Quando sono arrivato qui, sono rimasto affascinato dalla bellezza del territorio e anche da questo modello di azienda biodinamica e di come essa potesse funzionare. Una delle cose che mi ha più incuriosito è stato il mondo delle api, dato che l’Azienda la Raia ne ha e fa del miele, oltre all’importanza che esse hanno nell’azienda per l’impollinazione. Quindi ho cominciato a pensare alla loro funzione all’interno del progetto.

IB: Come hai iniziato?

AM: Quello che mi interessava era che ci sono sì le api da miele, ma queste fanno sono il 10% del lavoro dell’impollinazione. Ce ne sono molte altre, e altri insetti, come coccinelle e bombi, che non producono il miele ma spostandosi di fiore in fiore portano avanti questo processo. Allora ho cominciato a studiare questi insetti e al fatto che il loro sistema sia minacciato dall’età contemporanea. Ho studiato queste strane forme di architettura vernacolare che vengono chiamati bee-hotels, ma in realtà sono alberghi per vari tipi di insetti. È una cosa che esiste da una quindicina d’anni, e delle persone sviluppano e creano ambienti favorevoli a questi insetti.
Io stesso ho creato diversi modelli di bee-hotels, in Germania e nel sud del Messico in una residenza. Con legni di scarto ne ho creati di molto semplici, praticando dei fori con i trapano dopo aver studiato le dimensioni necessarie per ogni insetto. Questi sono già attivi e abitato. Poi ho cominciato a riflettere meglio sulle strutture.

Quando sono stato invitato alla Raia mi sono posto il problema di fare un lavoro che rimanesse nel territorio, e i bee-hotels di legno avevano vita molto breve Quindi ho cominciato a pensare alla pietra. Ho studiato dei modelli di abitazione, riprendendo il movimento del metabolismo giapponese in cui le strutture sono composte da case-cubi. Quello che mi interessava ddi questa corrente è che prendevano dal mondo architettonico animale delle forme che poi adattavano alle strutture architettoniche degli esseri umani.

Questa Casa delle Api è una piramide rovesciata, che resta sospesa tra una scultura, un’opera d’arte, un’architettura e una cosa che ha una funzione. Spostarsi tra mondi diversi è quello che mi interessa in questo lavoro. C’è ovviamente un richiamo alla storia dell’arte, dalle piramidi egizie alle forme piramidali colombiane, ma è anche un tipo di forma molto presente nella science fiction. La piramide ribaltata è a livello strutturale una assurdità, ma essendo un’architettura per gli insetti non lo è più. La forma nasce infatti da un bisogno: le api necessitano di buchi asciutti e ogni foro, grazie a questa forma, ha una sorta un portichetto che lo copre e lo mantiene asciutto. La piramide è esposta con due facciate in pieno sole, e queste due sono quelle con più buchi, mentre le anche hanno meno buchi. La forma nasce sia da desideri estetici e formali che da un bisogno strutturale e funzionale.

Anche la scelta del materiale, la Pietra di Luserna, nasce da motivi legati alla natura della Raia. Non aveva senso prendere un tipo di pietra per motivi decorativi, ma abbiamo cercato una pietra piemontese, come quella di Luserna, che è storica delle cave sopra a Cuneo.
Anche se ormai nelle cave ci sono metodi molti sofisticati, anche a computer, per tagliare la pietra, un’operazione così facile come fare dei buchi solo sull’esterno non poteva essere fatta da una macchina. C’è quindi stata una lavorazione fatta a mano con dei trapani, mantenendo così un carattere manuale, ogni buco non è in bolla perfetta, segue anche i minimi movimenti del braccio dell’artigiano. La scultura porta con sé anche questa specificità. La scelta della pietra non è solo motivata dal fatto che deve durare nel tempo, ma anche non chiedere manutenzione: le api puliscono da sole le loro abitazioni e questa struttura prende così il suo tempo per vivere un ciclo lungo di trasformazione.

Il fatto di essere vicino all’acqua è motivato dal fatto che così le api non devono fare un lungo percorso per raggiungerla, portandole così a scegliere quello come albergo. Inoltre la piramide deve essere al sole, quindi serviva un punto dove non c’erano alberi come quello vicino al lago.

L’opera richiama anche la forma di una sorta di astronave spaziale caduta. Porta con sé anche l’idea che gli insetti nella nostra scala di valore del mondo animali sono un po’ gli ultimi, sebbene siano così importanti per il nostro ecosistema, ma anche così complessi e sofisticati nel loro modo di muoversi, abitare e riprodursi. In qualche modo mi piace pensare che gli insetti siano quasi delle specie aliene che arrivano sulla terra e guardano noi essere umani come dei deficienti che stanno distruggendo il pianeta.

Fondazione La Raia - A. Missika - Palazzo delle Api 2018 - ph. Anna Positano

Fondazione La Raia – A. Missika – Palazzo delle Api 2018 – ph. Anna Positano

Adrien Missika (Parigi, 1981) vive e lavora a Berlino. È stato protagonista di mostre personali in numerosi musei tra cui il Belvedere a Vienna, il Palais de Tokyo a Parigi e il Centre d’Art Contemporain Genève, Ginevra (2009). Il suo lavoro è stato esposto in diverse mostre collettive presso importanti istituzioni, tra questi segnaliamo il Centre Pompidou, Parigi; Metro Pictures, New York; Nouveau Musée National de Monaco, Montecarlo; Le Magasin, Grenoble; Moscow Biennial of Young Art; Seoul Museum of Art, Korea del Sud; Academia di Francia, Villa Medici, Roma; MAXXI, Roma. 

Ilaria Bonacossa curatrice e critica, dopo aver lavorato per otto anni alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, dal 2012 al 2017 ha diretto il Museo di Villa Croce di Genova, istituzione municipale dedicata all’arte contemporanea. Da dicembre 2016 è direttore della fiera internazionale d’Arte Contemporanea di Torino, Artissima. Nel 2013 ha co-curato il Padiglione Islandese alla Biennale di Venezia; nel 2007 è stata membro della Giuria per i Leoni d’Oro della 52 Biennale d’Arte di Venezia e nel 2013 membro della Giuria per l’Inamori Foundation Prize di Kyoto.

Fondazione La Raia arte cultura territorio è nata nel giugno 2013 con l’obiettivo di promuovere in Italia e all’estero una riflessione critica sul paesaggio, attraverso contributi che riguardano più campi di indagine. Sviluppa attività artistiche, culturali, didattiche, scientifiche e di ricerca volte a promuovere anche la conoscenza specifica del territorio del Gavi. Ad oggi sono state realizzate le opere permanenti di Remo Salvadori, di Koo Jeong A e di Michael Beutler (visibili al pubblico), una pubblicazione con Elio Franzini edita da Corraini e numerose conferenze pubbliche dedicate alla riflessione sul paesaggio, protagonisti, tra gli altri, Gilles Clément e il gruppo francese Coloco, Paolo D’Angelo, Adriana Veríssimo Serrão, Francesco Jodice e Francesco Zanot, Stefanie Hessler e Franco Farinelli. Fondazione La Raia è stata creata dalla famiglia Rossi Cairo ed è diretta da Ilaria Bonacossa. Il Comitato scientifico è composto da Flavio Albanese, Marco Galateri di Genola, Vicente Todolì, Stefano Baia Curioni e James Bradburne.