Testo di Valentina Gervasoni

Londra non è solo Frieze Art Fair, ma una serie infinita di appuntamenti sparsi nelle altrettanto innumerevoli gallerie della città, segnalati e riproposti appositamente per gli art-lovers e addetti ai lavori, impegnati nel tentativo coinvolgente e disperato di vedere quanto più possibile offre la capitale.

Avere solo quattro ore di bulimia visiva prima del ritorno in Italia, costringe a una scelta.

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Judith Hopf @  Studio Voltaire

Judith Hopf,   Testing Time installation view Studio Voltaire,   2013

Judith Hopf, Testing Time installation view Studio Voltaire, 2013

Judith Hopf,   Testing time,   still video,   installation view,   2013

Judith Hopf, Testing time, still video, installation view, 2013

Ironia raffinata e divertissement per Testing Time,  solo show di Judith Hopf portatore di quel desiderio istintivo di libertà che dovrebbe caratterizzare la società odierna, qui in mostra incarnato e reso alla perfezione da un esempio di quelle folli ribellioni giovanili verso il “sistema famiglia”.  Entrando in galleria, un classico white cube, si resta colpiti da due elementi dell’installazione della Hopf: un gregge di pecore in pietra bianca e una tenda nera che fluttua a mezz’aria. Le pecore non hanno funzione autonoma, ma sono socialmente definite come gregge, metafora dell’omologazione contemporanea. La solidità di queste pecore è apparentemente conferita loro dal corpo, suggerito da un blocco di pietra sopra il quale è stato disegnato il muso dell’animale. Essa si scontra con la precarietà delle loro fragili zampette; azzoppata o meno, ogni pecora si muove idealmente lungo la medesima direzione, in relazione a ciò che vive il gruppo. Davanti alla tenda nera, il visitatore è invitato a entrare: la parte inferiore delle gambe è lasciata scoperta. Lo stesso effetto visionario che il Bateau Ivre offre a Rimbaud, a me è dato dai primi segni di stanchezza fisica, cosicché sono portata a immaginare questa tenda come il corpo di una grande pecora nera, le cui zampe si costituiscono, di volta in volta, attraverso il “comodato d’uso” fittizio di quelle degli spettatori al suo interno. Ogni gamba ha la sua direzione, la sua posa, il suo orientamento in perfetto mood “pecora nera”.  All’interno della tenda si nasconde una proiezione video che ripropone la narrazione di Le Bateau de Léontine, film del 1911. La normale tranquillità della vita di famiglia viene interrotta da un gioco scorretto che sconvolge la tendenza delle persone comuni al conformarsi alle consuetudini comportamentali dettate dalle solite aspettative sociali. La rigidità dell’architettura modernista all’interno del quale viene ambientata la vicenda è senza dubbio utile a sottolineare, in maniera trasversale, la necessaria decostruzione di quelle strutture di potere che, ormai, fanno acqua da tutte le parti, letteralmente.

Judith Hopf /  Testing Time

Studio Voltaire, 12 Ottobre – 14 Dicembre 2013

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Patrizio Di Massimo @ Gasworks

Patrizio Di Massimo,   The Lustful Turk,   Installation views,   Gasworks,   London,   2013,   Courtesy the artist and T293 Rome/Naples

Patrizio Di Massimo, The Lustful Turk, Installation views, Gasworks, London, 2013, Courtesy the artist and T293 Rome/Naples

Patrizio Di Massimo,   The Lustful Turk,   Installation views,   Gasworks,   London,   2013,   Courtesy the artist and T293 Rome/Naples

Patrizio Di Massimo, The Lustful Turk, Installation views, Gasworks, London, 2013, Courtesy the artist and T293 Rome/Naples

Parte di un progetto più esteso che Gaswork dedicherà all’indagine dello sviluppo del costume e della sensibilità occidentale a partire dal Medioevo, The Lustful Turk è il titolo di un’anonima novella ottocentesca e della prima personale nel Regno Unito dell’artista italiano Patrizio Di Massimo. La mostra illustra liberamente, attraverso l’installazione in galleria, quanto espresso a livello letterario. Ma, come di consuetudine, Di Massimo elabora in modo potente non solo le fonti, ma il passato storico che le ha generate, per leggere con coscienza la contemporaneità e i pregiudizi derivati da secoli di civilizzazione eurocentrica. La complessità culturale viene, così, ridimensionata graficamente attraverso dei semplici espedienti iconografici che conferiscono immediatezza e un falso sapore na?f all’installazione. L’allestimento, molto suggestivo, gioca con i travestimenti e le ambiguità rappresentative delle opere: arredi morbidi, tinte vivaci nascondono dalla vista un passato e un presente di prevaricazione, non solo di genere, ma anche razziale: i gesti erotici, talvolta violenti e prevaricatori, espliciti e razzisti, sono metafore della violenza culturale che ha caratterizzato momenti storici come il colonialismo, per esempio. Le scenografie enigmatiche trascinano gli spettatori nell’ambientazione. La visionarietà del progetto si arricchisce di un sapore metafisico, talvolta farcito di condensazioni e spostamenti alla freudiana maniera. 

Patrizio Di Massimo /  The Lustful Turk
Gasworks, 3 Ottobre – 1 Dicembre 2013

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Oscar Murillo @ South London Gallery

Oscar Murillo,   installation view South London Gallery,   2013 courtesy the artist and David Zwiner,   New YorkLondon

Oscar Murillo, installation view South London Gallery, 2013 courtesy the artist and David Zwiner, New YorkLondon

Oscar Murillo,   installation view South London Gallery,   2013 courtesy the artist and David Zwiner,   New York London

Oscar Murillo, installation view South London Gallery, 2013 courtesy the artist and David Zwiner, New York London

Peckham Road: nemmeno la metro arriva, qui. La galleria diventa luogo di un crossingover culturale interno grazie al solo show di Oscar Murillo, artista di origine colombiana, di base nel Regno Unito. Il senso dell’accumulo pervade lo spazio. L’apparente disordine e l’in progress non fanno che accentuare le contraddizioni e la complessità che caratterizzano la mostra. Essa descrive, senza dubbio con una forte connotazione socio-politica, fasi e merci proprie di un processo produttivo che traccia, attraverso confini socio-economici nonché culturali, una linea immaginaria di degrado tra America, nella fattispecie tra i paesi in crescente via di rafforzamento economico dell’America, come la terra d’origine del nostro, e l’Europa: la stessa linea di packaging alimentari colombiani che occupa concretamente la parete destra della galleria disegnando uno skyline di progresso kitsch e inquinamento. Il pavimento sommerso da sporco, detriti e colore, segni del lavoro e della fatica produttiva, è il prolungamento ideale delle tele incrostate che qui trovano collocazione, come se fossero esposte sul banco di vendita di un mercato a km 0: qui sono state anche realizzate. Ma la loro importanza è relativa all’interno del grande meccanismo messo in moto da Murillo: canali di scolo, noccioli di mais, fogli di rame , sono superfici e strumenti di questa grande catena di montaggio che trasforma e mercifica tutto, anche l’arte e la cultura.

Oscar Murillo /  II was to draw a line, this journey started approximately 400km north of the equator

South London Gallery, 20 Settembre – 1 Dicembre 2013