Una stanza tutta per sé, Ottavia Plazza, installation view, Edicola Radetzky, Milan

Ancora pochi giorni per vedere la mostra personale di Ottavia Plazza, Una stanza tutta per séall’Edicola Radetzky. Per l’occasione, il progetto ha ospitato anche la performance of Nicolina Eklund. Per l’occasione abbiamo posto alcune domande alle artiste.

ATPdiary: Com’è stato lavorare insieme? Se guardo le vostre ricerche sono molto diverse.
How was working together? If I look at your researches are pretty different.

Ottavia Plazza: Lavorare insieme è stato molto interessante, da pittrice stavo creando un luogo che potesse accogliere il soggetto con cui mi stavo rapportando, stavo letteralmente costruendo la stanza pensando a quello che sarebbe successo all’interno durante la performance. Questo è stato possibile ovviamente grazie al dialogo e penso ad una grande affinità nel sentire, nel percepire le immagini e le parole che ci accomuna. La stanza della broken diva è un luogo che contiene le mie opere, il mio immaginario, ma è la stanza in cui lei vive e che lei ha decorato e vissuto. Per il resto penso che le nostre ricerche per fortuna siano estremamente diverse, proprio per questo è stato interessante fare una mostra insieme.

Nicolina Eklund: Researches might differ, but we land somewhere on the same conclusion- there’s a crazy bitch inside the both os us, that I’m damn proud of. The collaboration was running so smooth because OF our differences, we don’t step on each others fields, meaning more room for the both os us, it’s lovely and free.

ATPdiary: Il testo curatoriale e il progetto sono un racconto. Che ruolo sentite di assumere al suo interno?
The curatorial text and the project are a novel. Which role do you feel to assume inside of it?

O.P: Siamo le protagoniste nel racconto di Lisa, o meglio, Lisa ci descrive. Descrive questa “broken diva” che danza sulle sue macerie e descrive il luogo in cui l’azione avviene. Quello che mi è capitato di pensare più spesso era a Lisa come la regista, io come la scenografa e a Nico come l’attrice. Il modo in cui Lisa scrive questo racconto raccoglie due immaginari molto diversi che si intrecciano, uno messo in atto e l’altro suggerito dalla pittura. L’azione plateale è all’interno di un luogo misterioso.

N.E: The story came forth mostly through us emailing each other about what we wanted to express, poetically and visually. I saw our collective memory bank taking shape into a pink brainstem that inevitably crept into me, because I invited it, I channelled it. In a sense it was all for me, I am the broken diva and the stage was mine. In another sense, I was just decor.

Una stanza tutta per sè, Ottavia Plazza, installation view, Edicola Radetzky, Milan

ATPdiary: How was the relation with the public space during the performance Nico?

N.E.: It was the first time for me to do this sort of thing, where most people who see it aren’t a part of the bubble. Edicola is a small satellite of art between street vendors and tourists drunk on overpriced spritz. Together with the average Italian grandmother they are not my most common spectator. It was hard to rehearse at the scene and even harder to predict anything unwanted that could happen in such an environment, it’s scary as hell. I had to change into my costume at the toilet of a bar close by, and there was no place to get pumped or make my pre-performance ritual. I had nowhere to hide, which I normally do a lot before a performance. I hide and have a small cocktail. This time it was more game on and straight in the face of an unexpected crowd. People on the other side of the river, who had no idea of the context, just saw a woman in her underwear throwing five kilos of pearls into the water. I highly recommend it.

ATPdiary: Come ti sei rapportata all’architettura dell’edicola Ottavia?

O.P.: Ho tentato di usare l’edicola sia all’interno che all’esterno. Nei miei quadri c’è molto spesso un gioco tra dentro e fuori, soprattutto c’è la volontà di occupare lo spazio con un altro spazio, con prospettive e dinamiche diverse. I vetri dell’edicola mi hanno permesso di creare uno spazio che ho disegnato su carta trasparente, per poi ritagliare in alcuni punti spicchi di disegno e dare la possibilità di guardare dentro. Lo scopo era guardare dentro l’interno. Dentro l’interno di edicola non c’era niente se non l’esterno, questo luogo mi ha permesso di esaltare molto l’immaginario del mio lavoro.

NICOLINA EKLUND – OTTAVIA PLAZZA | UNA STANZA TUTTA PER SE’
a cura di Lisa Andreani 
Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano
Fino al 16 maggio 2019

Una stanza tutta per sè, Nicolina Eklund, performance, Edicola Radetzky, Milan
Una stanza tutta per sè, Ottavia Plazza, installation view, Edicola Radetzky, Milan