Alessio Barchitta OSANNA(!) – Spazioserra, Milano – Installation view

Testo di Davide Pirovano

OSANNA (!) di Alessio Barchitta, è l’opera parte del programma espositivo venerazioneMUTANTE di spazioSERRA (critica a cura di Balloon Project) , fruibile fino al 22 Aprile. In questo ultimo periodo, l’arte ha subito l’ennesima esclusione dalla nostra quotidianità dall’inizio della pandemia. Ci sono però, determinati progetti e opere, che non sono destinati alla marginalizzazione, nonostante le circostanze. Grazie all’infiltrazione di quest’ultimi negli spazi pubblici, dove il passaggio delle persone, anche sfuggevole, è inarrestabile.
spazioSERRA, situato nella Stazione Lancetti a Milano, è parte di un progetto più ampio: Artepassante. Iniziativa che dal 2012 si auspica di portare l’arte al di fuori dei luoghi tipicamente deputati a quest’ultima, per permetterne una fruizione differente. Nel contesto suburbano del Passante Ferroviario, le iniziative del progetto divengono piacevoli “incidenti” nella vita quotidiana di chi utilizza i mezzi pubblici. Possono rivelarsi sfuggevoli piaceri per lo sguardo, momenti di riflessioni inaspettate, quindi occasioni di confronto tra un pubblico vasto, l’artista e l’opera.
In perfetta linea con il mutare costante della quotidianità e del tempo, con i cambi improvvisi che hanno rappresentato la nostra vita da un anno a questa parte, venerazioneMUTANTE si pone l’obiettivo di ospitare nello spazio delle opere site-specific, che durante il periodo d’esposizione subiscono una trasformazione, rimanendo però sempre sé stesse. Quest’operazione, può consentirci anche di mettere in diretta correlazione gli sviluppi di questi progetti artistici, con il perenne mutare di un’ordinaria quotidianità, solo all’apparenza uguale a sé stessa.
L’apparato visuale di OSANNA(!), realizzato da Alessio Barchitta con del sale blu e bianco, è una composizione geometrica che si adatta agli spazi interni dello spazio espositivo. Quest’ultimo però è solo un aspetto del valore totale dell’operazione, che in linea con il resto della ricerca artistica dell’artista, pone in discussione gli elementi classici della fruizione dell’opera come materia, tempo e spazio. Ribaltando altresì e mettendo in questione i ruoli ricoperti dai soggetti coinvolti nel sistema artistico: l’artista, l’opera, lo spazio, il curatore e lo spettatore. 

“Vorrei ci fosse una frase ad effetto, ma non ne valeva la pena, è già altro” è la frase che si legge nell’opera. Un’affermazione prettamente tautologica, che ci porta a riflettere sulla natura effimera di quanto realizzato dall’artista. L’opera è vittima e protagonista di un cambiamento inevitabile e ingestibile. Principale causa di quest’ultimo è una macchina inserita nel processo. 

Alessio Barchitta OSANNA(!) – Spazioserra, Milano
Alessio Barchitta OSANNA(!) – Spazioserra, Milano – Dettaglio

Palme blu alloggiano sopra ad un robot, che con tutta libertà, si arroga il potere di distrugge e modificare la composizione visiva realizzata da Barchitta. Questo cambiamento modifica così, non solo l’oggetto materiale davanti a cui ci troviamo, ma anche i ruoli precedentemente citati. Chi è l’autore finale dell’operazione a cui tutti possiamo assistere? L’artista è solo l’ideatore originario di ciò che poi è stato modificato e portato a divenire qualcosa di differente dalla sua nascita, senza un preciso controllo.

Si stabilisce una linea di continuità tra l’opera e la cerimonia religiosa, come si legge anche nel testo critico di Balloon Project. Riprendendo i paradigmi strutturali di quest’ultima, il pubblico di OSANNA(!) può decide se soffermarsi ad osservare la mutazione nello spazio, oppure semplicemente gettare uno sguardo e passare oltre. Quale ruolo ricoprono quindi gli astanti in questa operazione in costante cambiamento? Ci si potrebbe veramente interrogare sull’operazione di Barchitta di cedere il potere del completamento dell’opera a una macchina, tanto quanto di cedere il potere di interpretazione e mutazione del processo ai passanti.Quello che in maniera interessante emerge, è la totalità dell’operazione rituale interconnessa all’opera. Nel momento in cui entro in uno spazio espositivo, scelgo volontariamente di essere parte di quel determinato rituale. Sia che quest’ultimo sia di natura più tradizionale, che più sperimentale: se sono lì, ho scelto di essere un tassello dell’esperienza totale del progetto. In particolar modo nelle mostre dove lo spettatore ricopre un valore fondamentale nella definizione del processo e nella definizione del cosmo totale, basti pensare in maniera generica alle performance. Oppure, più nello specifico, alle opere di Pierre Huyghe, dove spesso il cosmo creato è la risultante di più soggettività e lo spettatore diviene tassello fondamentale, fisico e spirituale.

Nel momento in cui questa logica viene però spostata in uno spazio pubblico, com’è possibile definire quando un soggetto sceglie di essere parte di quel determinato rituale? Soprattutto, bisognerebbe chiedersi quanto la presenza delle soggettività, cosciente o incosciente, incida sul costante mutare di un’originaria operazione, abbandonata a una crescita interconnessa a una casualità ordinaria. In questi termini, i limiti dell’opera divengono flessibili e malleabili. Non siamo davvero in grado di definire dove si conclude. Siamo piccole particelle di un unico caos ordinato, che si influenza costantemente.

Alessio Barchitta OSANNA(!) – Spazioserra, Milano
Alessio Barchitta OSANNA (!)