Gioele Villani, tree gen.habitat., 2021, disegno automatico da Succosa con pennarelli su carta liscia, 29,7x42cm
Mihaly Mor Kovacs, Hopscotch, 2019, mosaico di pietra calcarea, marmo nero, C2FTE S2 elastorapid, struttura di ferro, 80x20x150 cm

La storia del premio dedicato agli studenti dell’Accademia di Belle Arti bolognese, e a quelli del Conservatorio “Giovan Battista Martini”, ha radici lontane: dopo l’istituzione della Fondazione Zucchelli nel 1959, è a partire dal 1963 che la stessa decide di sostenere l’operato di giovani artisti con l’assegnazione di numerose borse di studio. Le ultime sono state conferite proprio in occasione di OPEN-CLOSE, collettiva curata da Carmen Lorenzetti che riunisce il lavoro di sei artisti selezionati da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Valerio Dehò, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, e dalla stessa curatrice. 

Vincitore del Primo Premio – Premio al Talento è stato Gioele Villani con l’opera tree_gen/habitat/ (2021), lavoro che sfrutta le potenzialità della tecnologia per dare vita a “un linguaggio generativo (Succosa) che disegna forme bizzarre che rimandano all’intrico vegetale di un sottobosco” – spiega Lorenzetti nel testo che accompagna la mostra. La Menzione d’Onore è andata invece a Opere di Nero Induzione (2020) di Michele Di Pirro, lavoro che, dietro la conformazione di una semplice tela, nasconde un elaborato processo compositivo basato sull’“idea di scarto, riuso e stratificazione dei materiali nel tempo”, prassi che ha condotto l’artista “alla costruzione di intensi palinsesti formali”

Il Terzo Premio è stato assegnato ex aequo alle quattro opere che completano la mostra: Theory of youth (2021) di Nikola Filipović, lavoro su tessuto basato sulla reiterazione di un pattern decorativo che rivela “la verità di movimenti e situazioni umane che da personali diventano metafore generali e identitarie”; Hopscotch (2019) di Mór Mihály Kovács, opera scultorea che, nella sinuosità della sua struttura in pietra, sottolinea l’interesse dell’artista “per le pratiche ludiche del passato, arrivando quasi ad una riscoperta archeologica che rimanda all’architettura e ai suoi materiali anche artigianali come il mosaico”; Patìa (2021) di Alice Mazzei, pittura che sfrutta “l’idea warburghiana del gesto e dell’espressione” per trattare l’antico elemento del panneggio; The Last Song (2021) di Mehrnoosh Roshanaei, infine, opera video che coniuga l’immagine di un fiore dichiarato estinto (la Franklinia alatamaha, originaria degli Stati Uniti) al canto di un uccello anch’esso scomparso, in un dialogo imperniato sul valore della caducità in rapporto alla salvaguardia dell’ecosistema terrestre.

Rispetto alla mostra OPEN-CLOSE ciò che preme sottolineare, quindi,è “la diversità delle espressioni e dei linguaggi utilizzati” – come scrive sempre Carmen Lorenzetti – sintomo di una ricerca ricca e variegata che contempla sperimentazioni anche piuttosto ardue e innovative. La tecnologia e il digitale vengono accostati a pratiche legate alla manualità e alla tradizione, il tutto filtrato dalla complicata esperienza vissuta nel corso del periodo pandemico, certamente non facile per chi è abituato a lavorare fuori dal contesto domestico e deleteria, soprattutto, per quel che riguarda l’ambito della formazione. L’operato di Fondazione Zucchelli contribuisce così a favorire quel sentimento di fiducia che dovrebbe essere alimentato a prescindere dalle circostanze, ma che, proprio durante quest’ultimo anno e mezzo, è stato messo ancor di più a dura prova.

Michele Di Pirro, Opere di Nero Induzione, 2020, legno, tela, carta termica, 50x40cm
Nikola Filipovic, Theory of youth, 2020, stampa sublimatica su tessuto, 140x190cm (dettaglio)
Mehrnoosh Roshanaei, The Last Song, frame da video, 2021, 7.24 min
Alice Mazzei, Patìa, 2021, Olio su tela 40×40 cm