Summer School - Raimundas Malasauksas

Summer School 2 – Raimundas Malasauksas

C’è tempo fino alla mezzanotte del 31 marzo per partecipare all’Open Call della Palermo Summer School of Contemporary Art. Il progetto – a cura di Daria Filardo, Stefania Galegati Shines e Davide Ricco – giunge alla quarta edizione e si terrà dal 14 al 28 luglio prossimo ai Cantieri culturali della Zisa di Palermo. Gli artisti Valentina Bonizzi, Driant Zeneli e Helen Cammock sono i visiting professor che animeranno il workshop 2019, che alternerà momenti di riflessione e produzione sia individuali che collettivi, sviluppando l’idea di “Counter/Production – Controproduzione”.

Seguendo una formula ormai collaudata, la Summer School si struttura in più momenti: una presentazione dei lavori dei singoli artisti partecipanti, alcune escursioni in luoghi speciali della città, attività pratiche e teoriche con curatori e artisti invitati.
Al workshop, dalla forte matrice sperimentale, si può partecipare senza limiti di età e provenienza e avere l’opportunità di lavorare collettivamente, incontrando personalità della scena internazionale che riflettono criticamente sui meccanismi di produzione creativa (gli artisti Jesal Kapadia, Diego Perrone, Aneta Mona Chisa, Chiara Camoni, Julieta Aranda, Dora Garcia e Cesare Viel, e i curatori e intellettuali Raimundas Malasauksas, Cecilia Guida, Simone Frangi, per citarne alcuni).

La redazione di ATPdiary ha intervistato una delle curatrici Stefania Galegati per conoscere più da vicino questa realtà ed avere qualche anticipazione sugli elementi che caratterizzeranno l’esperienza 2019.

Summer School 1 - Anetta Mona Chisa

Summer School 1 – Anetta Mona Chisa

Summer School 1 - Jesal Kapadia

Summer School 1 – Jesal Kapadia

Irene Sofia Comi: Quale ruolo hanno i visiting professor scelti ogni anno per la Summer School? Quest’anno come si articola il programma? 

Stefania Galegati: I visiting professor stanno circa una settimana l’uno. Li scegliamo in base alle posizioni del loro lavoro e alle attitudini didattiche. Sono tutti artisti da cui ci aspettiamo un’apertura all’orizzontalità, a una estrema sperimentazione e a un lavoro sul gruppo e sul territorio. Non c’è né uno schema né un orario predefinito e l’unica clausola richiesta ai partecipanti è la disponibilità a mettersi in gioco totalmente.

ISC: Ai visiting professor si accostano numerose personalità (curatori, artisti, filosofi e creativi) con interventi e lectures. Come si inseriscono queste attività? Anticipazioni sui partecipanti di quest’anno? 

SG: Quest’anno vorremmo tenere delle giornate appositamente per gli incontri esterni. Chiediamo sempre un’attitudine più partecipativa e di incontro e discussione, piuttosto che una lezione unidirezionale. Per il momento non possiamo ancora fare nomi…

ISC: Qual è, a tuo parere, l’idea fulcro che distingue Palermo Summer School, quali le sue specificità?

SG: Inizialmente ci interessava riflettere sulla Controproduzione. Lo avevamo dato come titolo del primo anno, ma è rimasto perché non si è esaurito. La controproduzione implica una riflessione sulle pratiche di sviluppo di una posizione che non è necessariamente contro il sistema esistente, ma promuove delle attitudini “controproducenti”: non promette scorciatoie per la singola carriera artistica, ma sviluppa e sperimenta reali strumenti poetici e politici centrati a una intenzione di gruppo. Si basa sulla magia dell’elemento umano e artistico, sulle dinamiche di gruppo e del corpo, sull’impatto sul territorio, sul pensiero e a momenti sull’ozio produttivo.

Summer School 2 - Installation at The Indipendent, MAXXI, Roma

Summer School 2 – Installation at The Indipendent, MAXXI, Roma

Summer School 2 - Chiara Camoni

Summer School 2 – Chiara Camoni

ISC: Come nasce la prima edizione? Da quali esigenze e con quali obiettivi? 

SG: La prima edizione nacque al Caffè Internazionale, luogo che gestivo insieme a Darrell Shines fino al luglio scorso. Invitai Daria Filardo a curare una mostra per lo spazio espositivo, e discutendo della necessità e urgenze che avevamo, fra un drink e l’altro, ci venne questa idea. Non una mostra quindi ma una Summer School. Davide Ricco, curatore e al tempo barman del Caffè si unì subito alla curatela.  Era Pasqua e in tre mesi organizzammo tutto. Il primo anno invitammo amici che avevamo voglia di rivedere e che ci offrirono il loro lavoro.

ISC: Come questo percorso è proseguito nella seconda e terza edizione, quali temi si sono trattati? 

SG: Il secondo e terzo anno poi si sono susseguiti fluidamente e come una cosa naturale. Non mi stupisce infatti che sia uno dei progetti piu importanti rimasti attivi nonostante la chiusura del luogo in cui è nato. La scelta degli artisti determina i temi trattati senza che necessariamente debbano essere definiti e dichiarati soprattutto in questi due ultimi anni. Il secondo anno fu quello più difficoltoso perché facemmo l’errore di decidere preventivamente di usare per la mostra finale il muro del progetto “The Independent” del Maxxi di Roma. Questo rese molto difficile togliere l’idea di produzione tradizionale dal gruppo, ma lo risolvemmo con un gioco! Se l’anno scorso si è lavorato molto sul corpo e la performance, mi immagino che quest’anno si interverrà sul territorio.

Summer School 2 - Julieta Aranda

Summer School 2 – Julieta Aranda