The Quick Brown Fox Jumps Over the Lazy Dog,   cover del catalogo (progetto grafico: Enrico Boccioletti e Roberto Fassone)

The Quick Brown Fox Jumps Over the Lazy Dog, cover del catalogo (progetto grafico: Enrico Boccioletti e Roberto Fassone)

Il 28 Novembre alla Galleria Pananti di Firenze ha inaugurato The Quick Brown Fox Jumps Over the Lazy Dog, progetto espositivo ideato da ones, collettivo curatoriale composto da Carolina Gestri, Francesca Vason e Stefano Vittorini, curato in collaborazione con gli artisti Enrico Boccioletti e Roberto Fassone.

Abbiamo fatto alcune domande a Carolina, Francesca e Stefano.

ATP: Da quali esigenze nasce la formazione del vostro collettivo curatoriale? In che modo è nato?

ones: ones – office. a non exhibition space è nato a maggio, in un autobus di Roma, alla fine di un field trip di CAMPO13. Eravamo appena stati a un incontro con Nero e ci avevano colpito molto la genesi e la dinamica di lavoro di quell’ufficio: un luogo di progettazione, in cui i progetti, molto caratterizzati e variegati, sono l’espressione della loro visione comune.

Abbiamo cominciato a pensare concretamente alla possibilità di applicare l’idea di ufficio/redazione alla pratica curatoriale, non legandoci a uno spazio espositivo (da qui il nome “ones”, acronimo di Office. a Non Exhibition Space), ma fondando un luogo – che per ora è skype – di produzione desk to desk, in cui lavorare insieme confrontandoci e contaminandoci, in cui produrre progetti il più possibile diversi, aperti, ideati e realizzati ad hoc per contesti, città e interlocutori differenti: sviluppare una modalità di lavoro work-specific.

ATP: Come definireste il vostro approccio curatoriale?

ones: Il nostro, per ora, è un approccio legato all’idea di “curator – as – producer” (come ad esempio ha proposto Barbara Vanderlinden). Cerchiamo il più possibile la collaborazione e la negazione di ruoli definiti in partenza. Per noi è importante costruire delle cornici solide, all’interno delle quali tutte le persone con cui scegliamo di lavorare possano tracciare infiniti segni. Segni preziosi da cui partire per costruire discorsi coerenti e soprattutto di valore.

Ci piacerebbe inoltre che il “fare mostre” diventasse solo una parte della nostra attività e di avere modo di realizzare talk, momenti di incontro, progetti editoriali e di altra natura che sfruttino supporti diversi rispetto alla mostra. Vorremmo iniziare a dedicarci maggiormente alla scrittura, per affrontare e trattare alcune tematiche con un approccio più critico. Insomma, vietato vincolarci!

ATP: Tutti e tre avete partecipato a CAMPO13, il corso per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, contribuendo a sviluppare il progetto host, con cui avete organizzato e curato mostre di giovani artisti negli appartamenti di varie città italiane. In che modo questa esperienza ha influito su ones?

ones: host è stato un percorso che ci ha dato l’opportunità di conoscere molti artisti, di lavorare insieme e di capire attitudini e qualità gli uni degli altri. host è stato un passaggio fondamentale per decidere di lavorare come collettivo.

Potremmo dire che ones è stata una naturale evoluzione del percorso intrapreso con host. Ci sono diversi punti in comune tra i due progetti: la sperimentazione sulla curatela collettiva è uno di questi. Abbiamo cercato di capire come le nostre diverse esperienze possono contribuire alla produzione di nuovi progetti. Vogliamo allargare questo concetto anche al rapporto con gli artisti: in Curate a Lot co-curiamo le mostre con loro, con Couch Potato tutti possono essere contributor come noi, in host eravamo gli uni gli ospiti degli altri.

L’idea di ones è quella di creare qualcosa di nuovo a seconda del contesto in cui ci troviamo ad agire, in modo tale che non siano facilmente replicabili e attuabili altrove, che abbiano un’identità precisa. Lo stesso è successo con host: dovendo visitare, secondo il calendario previsto da CAMPO13, una città diversa ogni mese, eravamo “costretti” a prendere un appartamento in affitto. Il modo più naturale per fare ciò che ci piaceva era utilizzare quello spazio, l’unico a nostra disposizione, facendolo diventare l’elemento caratterizzante del progetto.
Per quanto riguarda il fare mostre, al momento crediamo nella forza di progetti che nascono da un’urgenza legata al contesto. Crediamo sia importante riflettere sul concreto bisogno di un’attività espositiva e domandarsi se, al di fuori delle istituzioni, ci sia realmente bisogno di mostre che si limitano a trattare macro temi, a segnalare tendenze o a usare le opere come elementi d’arredo da disporre in una stanza per esprimere le idee del curatore.

È vero che le mostre devono essere frutto del nostro presente ma contribuiscono anche alla costruzione di un’idea di presente. Sentiamo l’urgenza di ricavarci uno spazio e un’opportunità per generare realtà, situazioni dinamiche che nascono in un tempo e che continuano a svilupparsi. #dontstopdontstopdontstopdontstop

ATP: Il 28 Novembre avete inaugurato “The Quick Brown Fox Jumps Over the Lazy Dog”, che fa parte del progetto Curate a Lot. Di cosa si tratta? In che modo è nata l’idea per questo progetto?

ones: Possiamo dire innanzittutto che è un esperimento!

Curate a Lot è nato perché Filippo Pananti, direttore dell’omonima casa d’aste fiorentina, avendo a disposizione uno spazio fino a oggi utilizzato come show room per i clienti, ha voluto investire non soltanto su giovani artisti ma anche su giovani curatori e, fidandosi di noi, ci ha chiesto di curare una mostra. Lo spazio si trova in centro a Firenze, circondato dal verde, nel viale parallelo a Villa Romana.

Proprio perché ones cerca di fare un lavoro specifico sul contesto in cui opera, abbiamo deciso, in questo caso, di considerare la serie di lotti dell’ultima asta svolta come una collezione e un punto di partenza dal quale realizzare delle nuove produzioni, interrogandoci sull’evoluzione delle pratiche del collezionare, curare e creare. Una raccolta di lotti che muta continuamente, che viene decostruita e ricomposta in base agli interessi e ai gusti dei futuri acquirenti e collezionisti, ma che di fatto, in quanto gruppo organizzato circoscritto di opere, possiamo definire collezione.

Ecco. Gli artisti che abbiamo invitato, ovvero Enrico Boccioletti e Roberto Fassone (con cui abbiamo già collaborato durante le tappe di host), sono partiti da qui. Da questo insieme di lotti da guardare, analizzare e usare come meglio hanno creduto per creare nuovi lavori. Il risultato è stato The Quick Brown Fox Jumps Over the Lazy Dog, una mostra co-curata da un team di lavoro, composto da noi e dagli artisti, che, come si legge dal comunicato stampa, è una mostra definita per sottrazione grazie a una serie di attributi che descrivono ciò che questa mostra non è.

Intervista di Matteo Mottin

Couch Potato,   opening in 6 secondi con vine (progetto grafico del logo: CCN Studio)

Couch Potato, opening in 6 secondi con vine (progetto grafico del logo: CCN Studio)