Emanuela AscariVIE D’ACQUA – Verso un’origine che accade ogni giorno perché ogni giorno piove, 2012 – Installazione. 8 rami di nocciolo e rododendro, 5 stampe fotografiche 15×22 cm ciascuna. 205x150x50 cm, Installazione sonora
File audio in loop

Tiziano Martini, 15 europallet, 2012, pallet, pittura acrilica, spray, dimensioni variabili

Tiziano Martini, Senza titolo, 2012, 30×25 cm, acrilico su tela

Gianni Moretti, La morte del prete, 2012, stampa fotografica su plexiglass
69 elementi 12, 5×20 cm ciascuno (dettaglio)

Gianni Moretti, Gli amanti, 2012, deposito di pigmento a parete, dimensioni variabili

Gianni Moretti, La morte del prete, 2012, stampa su plexiglass, 69 lastre di 12, 5×20 cm l’una

Federico Maddalozzo, Senza titolo, 2012, vetroresina, stucco metallico, smalto

Federico Maddalozzo, Refreshing chromophobia_structure #02, 2012, ferro smaltato, vernice spray, 112x95x13 cm

Jacopo Casadei, Don’t move, 2012

Jacopo Casadei – Don’t move – 2012

Si è inaugurata domenica scorsa 9 settembre ON CLOUD SEVEN: la mostra di fine residenza a C.A.R.S, Omegna. Gli artisti che hanno condiviso spazio, tempo ed esperienze sono: Emanuela Ascari,  Jacopo Casadei,  Federico Maddalozzo,  Tiziano Martini e Gianni Moretti. Le premesse della mostra erano molto poetiche:

Che cosa ci accomuna se siamo disparati?? 

-Un luogo…?

Ma se in quello stesso posto… il clima cambia con graziosa ferocia e nervosa aritmia? -allora no… stiamo, di fatto, in posti diversi… niente ci accomuna…?

Qualcosa deve riunirci.?

-Vogliamo tutti essere felici.

Ecco dove vi vogliamo portare

- On Cloud Seven (al “settimo cielo”)

Vi vogliamo portare in un luogo protetto, pur senza potervi assicurare né giornate di sole, né temporali estivi, né brezze insincere.

Questo vorremmo.?Non potremo prevenire che ciò che “avviene in alto” ???????? /meteoron vi faccia patire… .

Faremo il possibile per portarvi su quelle nuvole alte. Le più alte.

Le opere in mostra, con diverso statuto e diverso ingegno, diversa intenzione e colorazione artistica, sono accomunate dallo spirito di scoperta, interazione e dall’avventuroso fervore lavorativo che la realtà ed i luoghi di CARS hanno ispirato, compiutamente affini alle intenzioni originarie dei fondatori:?radicare la sensibilità artistica dove fosse aliena ed affezionare gli artisti a luoghi, modi, persone e condizioni meteo inconsuete.

Ho chiesto agli artisti di rispondere ad un paio di domande:  Come hai deciso di ‘tradurre’ la tua esperienza ad Omegna? Quali opere esponi?

Federico Maddalozzo

Approfittando della consulenza tecnica e del supporto logistico offerto dalla Faro mi sono concentrato sulla realizzazione di due gruppi di opere che riflettono sull’idea di traccia cromatica.

Con il progetto “refreshing chromophobia” ho lavorato sul processo di pulitura della vernice spray dalle superfici urbane – infissi delle vetrine e cancelli – sui segni di colore che esso lascia e il loro impatto estetico. “In conversation with” è una serie di lavori inaugurata in occasione della residenza e che volevo realizzare già da tempo in Italia, coinvolgendo persone e mestieri che si servono di diversi metodi di verniciatura. Ad Omegna ho collaborato con alcuni carrozzieri, prelevando oggetti dalle officine e lavorato sul colore depositato su di essi. Da quest’ultima esperienza ho realizzato un terzo lavoro scultoreo che aprirà sicuramente a sviluppi futuri.

Emanuela Ascari

Il lavoro che presento è la restituzione di un’esperienza del paesaggio.  A partire da una riflessione sui processi di formazione e definizione di un territorio la mia attenzione si è rivolta al ruolo dell’acqua che con la sua azione di erosione dà forma a questo paesaggio. L’acqua è uno degli elementi che maggiormente caratterizza la Val D’Ossola sia da un punto di vista geografico, che storico-economico. Il lavoro è stato stimolato dall’aver vissuto sulla sponda del torrente Strona, il suo scorrere ha fatto da sfondo alla mia esperienza di residenza. Ho risalito i percorsi delle acque verso l’origine di tale processo, verso le cime delle montagne dove nascono le nuvole che ogni giorno alimentano queste vie d’acqua, a ciclo continuo, accompagnata da un bastone da camminata recuperato ogni volta prima di iniziare la salita. I miei percorsi si intrecciano con quelli di altri nei rifugi e bivacchi di montagna. Do loro voce facendo risuonare parole lasciate nel “libro del rifugio”. Espongo un’installazione e un lavoro sonoro che si diffonde negli spazi della fabbrica.

Jacopo Casadei

Prima di partire per la residenza di CARS a Omegna, la mia idea sul metodo di lavoro da svolgere era incentrata sulla trasposizione pittorica a livello intimistico del paesaggio in cui mi sarei trovato.

Una volta entrato in stretto contatto con i luoghi e la comunità del posto, questa idea si è concretizzata arrivando ad interessare il campo della mitologia locale.

Oltre alle passeggiate fatte nei paesi montani limitrofi e sul lago d’Orta, ho svolto una ricerca su alcune leggende  note tra gli abitanti, come ad esempio la vicenda di san Giulio, il quale liberò dai “draghi” un’isola che da lui prese il nome, sul lago d’Orta. Il risultato è un ciclo pittorico che unisce figure mitiche e visioni paesaggistiche, mantenendo sempre uno stretto rapporto con il territorio.

Il titolo di questa serie di opere è Don’t move, un rimando all’immobilità del lago e allo scorrere lento del tempo.

Gianni Moretti

Breve resoconto di una residenza nel corpo ospite:

Intestino. Il primo percorso è interno, nascosto e, da letteratura, tortuoso. In uno dei collegamenti sotterranei della FARO è custodita una sottile pennellata blu che descrive il profilo di un uomo e una donna posti frontalmente, nudi. Gli amanti sono stati riportati a spolvero a parete in scala 1:1. Il pigmento colorato è semplicemente depositato a parete senza alcun ancoraggio, pronto a lasciarla in qualsiasi momento.

Fegato. Filtro e attenzione: Primo esercizio di protezione. Il lavoro si focalizza su un processo di allontanamento. La trasformazione di un corpo nella sua ombra e dell’osservatore nel bambino che si trova, rispetto al piano del tavolo, nella stessa condizione di bramosia di conoscenza e possesso, di frustrazione e inadeguatezza

Polmoni. Sospensione e fine. La morte del prete è avvenuta nell’esatto punto in cui il lavoro è stato installato. Dal video realizzato e che documenta gli ultimi 30 minuti di vita della farfalla ho estratto 69 frames posizionandoli nei punti corrispettivi. Piccolo e discreto monumento funebre a perdere.

Tiziano Martini 

L’approccio al lavoro in residenza è risultato meno complicato e più immediato di quanto mi aspettassi. Le due settimane, durante le quali ho condiviso gli studi con gli altri artisti, si sono dimostrate molto proficue e intense. Partendo dal luogo stesso, con cui ho cercato un dialogo, ho sviluppato un percorso che è sfociato nella produzione sia di un corpo di lavori pittorici su tela, che di un oggetto a parete e di un’installazione. Le tele, prevalentemente di piccolo formato, sono il risultato di piccole azioni manuali all’apparenza molo rigorose, ma che, al contempo, contengono inevitabilmente alcuni piccoli errori utili ad una corretta lettura del dipinto stesso, sottolineandone una certa fallacia. Il pallet a parete è stato smontato, ricostruito e dipinto, sostituendone l’ossatura principale con una serie di materiali di recupero, i quali, oltre a rendere paradossalmente l’oggetto molto fragile, ne mettono in discussione la sua funzione originaria. Nell’installazione costituita da 15 euro pallet di misure quasi identiche, ho creato a terra un volume di oggetti standard, uno scorcio prospettico. Su molti sono intervenuto con abrasioni, puliture oppure pittoricamente, attivando così un colloquio percettivo con le tele.