• GERHARD RICHTER Untitled, 1994 Oil on photograph, 9.7 x 14.8 cm Courtesy of Private collection, Milan
  • FEDERICO PIETRELLA Dall’8 al 18 febbraio 2013, 2013 Stamped acrylic on canvas, 90 x 140 cm Courtesy of Collection of VAF Foundation, Frankfurt am Main
  • MARCO SAMORE’ Esercizi di stile, 2002 Three photographic print and glaze, 100 x 70 cm
  • MARCELLO JORI Contaminazione, Jori-Warhol- Picasso-Ernst, 1975 Water-colour painted photograph, 58 x 77 cm Courtesy of Giovanni Bordino
  • MARIO SCHIFANO Maestri dell’arte, Giorgio De Chirico, 1971 Emulsioned canvas, 160 x 120 cm Courtesy of Private collection, Modena
  • LUIGI ONTANI Indian Band (I, II, III), 1977 Triptych: Painted photograph, 24 x 30 cm Courtesy of Luigi Ontani
  • KETTY LA ROCCA Una madre, 1974 Photograph and reduction in four parts, photograph and ink on paper, 22.5 x 70 cm Courtesy of The Ketty La Rocca Estate

“Sia la pittura sia la fotografia concorrono insieme a un dialogo vivo, carico di intenzioni concettuali e segni espressivi”: questo l’assunto che sta alla base della mostra Oltreprima. La fotografia dipinta nell’arte contemporanea, da poco inaugurata a Bologna (Via delle Donzelle), a cura di Fabiola Naldi e Maura Pozzati. Organizzata dalla Fondazione del Monte in collaborazione con Photology, il progetto raccoglie le opere di diciannove artisti, scelti seguendo un impianto teorico e critico avvenuto seguendo “una lettura inevitabile della storia dell’arte a partire dal lungo dibattito innestato nei primi anni Settanta dalle diverse mostre realizzate in quel periodo”.
Le due curatrici, nell’intervista che segue, ci motivano le loro scelte, il taglio tematico della mostra – distinto seguendo due linee principali: quella legata al gesto e all’espressione più pittorica e quella invece di derivazione concettuale – e ci motivano la presenza di molte opere, tra cui una particolarmente emblematica, che rivela come abbiano concepito la mostra: “l’opera Games of Desire del 2008 di Shirin Neshat. Era importante averla nella mostra, ma non con i lavori più conosciuti, bensì con un’opera che ci ha colpito così tanto per maestria fotografica e autorialità”.

Intervista con le curatrici Fabiola Naldi e Maura Pozzati —

ATP: Oltreprima è una mostra che si pone la sfida di tracciare un dialogo tra due “dispositivi”. E’ curioso che si sia messo a fuoco proprio questa parola: “dispositivi”. In effetti, la fotografia e la pittura sono due mezzi espressivi che hanno, a partire dalle loro caratteristiche tecniche, due vite decisamente lontane. Mi raccontate da dove è nata l’idea di porre a confronto questi due linguaggi?

Fabiola Naldi e Maura Pozzati: La scelta è venuta da una lettura inevitabile della storia dell’arte a partire dal lungo dibattito innestato nei primi anni Settanta dalle diverse mostre realizzate in quel periodo. Partendo da questo primo assunto teorico/critico, la voglia di entrambe era quella di indagare, allo stato attuale, come anche le nuove generazioni si ponessero nei confronti di questi due “display” così persuasivi e di come entrambi dialogassero ancora oggi. La prima constatazione, avvenuta attraverso la scelta delle singole opere, e la lunga ricerca nel “trovare” testimonianze inedite o poco conosciute, è che sia la pittura sia la fotografia concorrono insieme a un dialogo vivo, carico di intenzioni concettuali e segni espressivi.

La selezione degli artisti è molto eterogenea, da artisti italiani delle ultime generazioni quali Luca Bertolo, Alessandra Spranzi e Flavio Favelli, a italiani più affermati come Luigi Ontani e Mario Schifano. Ma anche grandi nomi della scena artistica internazionale del calibro di Gerhard Richter, John Baldessari e Shirin Neshat. Con quale criterio li avete scelti?

FN / MP: La scelta per alcuni autori è stata inevitabile, data l’importanza del loro lavoro e della loro ricerca in tale ambito, (pensiamo ad artisti quali Gerhard Richter, Mario Schifano, Arnulf Rainer e Luigi Ontani); per altri, come John Baldessari, Helena Almeida, Piero Manai, Franco Guerzoni e Ketty La Rocca, il nostro interesse è stato quello di focalizzare alcune loro esperienze determinanti sempre per l’utilizzo simbiotico dei due dispositivi. Proseguendo lungo il cammino della storia dell’arte più recente abbiamo fatto una precisa scelta critica, operando con gli stessi artisti in un’indagine che ritrovasse alcune loro testimonianze realizzate anche in tempi differenti. Questo è il caso di Marco Samorè, Luca Bertolo, Alessandra Spranzi e Giuseppe De Mattia. Flavio Favelli, operando anche con il mezzo pittorico in questi ultimi tempi, è stato coinvolto da noi con il preciso intento di mettere in relazione due indagini quali la sua passione per il ritrovamento (in questo caso le fotografie originali Alinari o del periodo tardo ottocentesco) e l’intervento pittorico mirato; oppure, come nel caso di Federico Pietrella, abbiamo ragionato in una modalità site specific dato che Federico Pietrella opererà direttamente negli spazi della Fondazione del Monte mettendo in luce un aspetto fondamentale del suo lavoro, ovvero la importante matrice fotografica e la successiva elaborazione pittorica (attraverso l’uso di timbri). Un caso molto emblematico di come abbiamo concepito la mostra è l’opera Games of Desire del 2008 di Shirin Neshat. Era importante averla nella mostra ma non con i lavori più conosciuti bensì con un’opera che ci ha colpito così tanto per maestria fotografica e autorialità pittorica (solo vedendola si capisce di cosa parliamo).

HELENA ALMEIDA Pintura Habitada,   1976/2015 Silkscreen on paper,   50 x 70 cm Copyright the Estate of the Artist Courtesy of Private collection,   Rome

HELENA ALMEIDA Pintura Habitada, 1976/2015 Silkscreen on paper, 50 x 70 cm Copyright the Estate of the Artist Courtesy of Private collection, Rome

ATP: In merito alla selezione delle opere, ne avete scelte alcune di inedite e appartenenti alle collezioni degli artisti o di collezioni private. Mi citate alcuni esempi di opere significative, ma poco conosciute, che questa mostra da la possibilità di vedere?

FN / MP: Tutta la mostra verte su di una ricerca molto “accurata” e specifica volta a recuperare e mostrare al pubblico non solo una scelta ben precisa di autori ma anche e sopratutto opere a volte poco viste nel corso degli anni, oppure del tutto inedite. E’ questo il caso di Marcello Jori che, sotto nostra sollecitazione, ha trovato, cercando e rovistando nei propri archivi due bellissime opere il cui soggetto iniziale (oltre al successivo intervento di Jori stesso) è Roberto Daolio. L’occasione è stata perfetta per esporre un inedito e omaggiare un caro amico e importante critico della nostra città. Un altro “caso” interessante è la nostra diretta collaborazione con Franco Guerzoni: in questo caso la visita allo studio dell’artista si è rivelata divertente ed edificante: il risultato in mostra è tre opere (1972-1974-1978) nelle quali risulta fondamentale l’amicizia e l’intervento fotografico di Luigi Ghirri. Anche per quanto riguarda un’artista noto per la maggiore parte della sua produzione come Mario Schifano, abbiamo letteralmente scovato un’opera di un collezionista modenese del 1971 mai vista.

ATP: La mostra si sviluppa seguendo due ricerche espressive: una legata al gesto e all’espressione pittorica, l’altro, invece, di derivazione più concettuale. Mi approfondite questa ripartizione, magari con degli esempi concreti visibili in mostra?

FN / MP: Nel rapporto fra la pittura e la fotografia questa dualità è spesso insita nel processo stesso, di conseguenza ripartire l’esposizione attraverso elementi distintivi dell’uno e dell’altro mezzo è divenuto quasi naturale alla luce anche delle importanti ricerche svolte proprio a partire dagli anni Sessanta/Settanta. Anche nella contemporaneità più vicina a noi i due contesti si bilanciano in un dialogo molto interessante: può accadere che la parte concettuale prenda il sopravvento come nel caso delle Stracciafotografie di Giuseppe De Mattia del 2008 oppure la parte gestuale pittorica può divenire il tratto fondamentale del lavoro come nel caso di Barboncino bianco, barboncino nero di Ida Tursic & Wielfried Mille del 2015.

ATP: Avete deciso di inserire nel catalogo una selezione di scritti di artisti. Che tipo di contributo, a livello teorico, avete riscontrato in questa raccolta?

FN / MP: Prima di tutto siamo partite da due interventi differenti e dialoganti fra loro nei nostri due testi: il testo di Maura Pozzati porta il lettore/spettatore ad approfondire i diciannove artisti in mostra con un’analisi precisa di ogni singola opera. Il testo di Fabiola Naldi sceglie di analizzare i due dispositivi partendo dai vari dibattiti teorico critici iniziati proprio negli anni Settanta e proseguiti nel tempo. Di seguito, nel libro, ci sono gli scritti di alcuni artisti che o parlano del proprio lavoro oppure affrontano con coraggio la “questione” del rapporto fra fotografia e pittura. Questa parte è una vera e propria testimonianza personale del lavoro di ognuno di loro e una “voce” dentro l’opera stessa.

Artisti in mostra: Helena Almeida, John Baldessari, Luca Bertolo, Giuseppe De Mattia, Flavio Favelli, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Ketty La Rocca, Piero Manai, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Federico Pietrella, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Marco Samorè, Mario Schifano, Alessandra Spranzi e Ida Tursic&Wilfried Mille

JOHN BALDESSARI Music with Ladder,   1990 Oil tint and vinyl paint,   134.6 x 203 cm Courtesy of Private collection,   Turin

JOHN BALDESSARI Music with Ladder, 1990 Oil tint and vinyl paint, 134.6 x 203 cm Courtesy of Private collection, Turin

IDA TURSIC & WILFRIED MILLE Barboncino bianco,   barboncino nero,   2015 UV ink print,   oil and silver on canvas,   215 x 190 x 5 cm Courtesy of Ida Tursic & Wilfried Mille and Galleria Alfonso Artiaco

IDA TURSIC & WILFRIED MILLE Barboncino bianco, barboncino nero, 2015 UV ink print, oil and silver on canvas, 215 x 190 x 5 cm Courtesy of Ida Tursic & Wilfried Mille and Galleria Alfonso Artiaco