• Porto Fluviale, Roma 2017
  • Igor Grubic, Dismantled factory - 2006-2017Courtesy l'artista e Galleria Laveronica, Modica
  • Raffaela Mariniello - Porto di Napoli, 2001-2017 - Courtesy l'artista e Studio Trisorio, Napoli
  • Raffaela Mariniello, Beyrouth, 2006-2017 - Courtesy l'artista e Studio Trisorio, Napoli
  • Porto Fluviale, Roma 2017
  • Porto Fluviale, Roma 2017
  • Porto Fluviale, Roma 2017 - Durante l'installazione
  • Porto Fluviale, Roma 2017
  • Igor Grubic, 366 Liberation Ritual - Courtesy l’atista e Galleria La Veronica, Modica

Giovedì 20 aprile ha inaugurato nella sede di PortoFluviale di Roma la quarta edizione di Skin Taste con l’opera OLD FACTORY NEW CAPITAL, nata dalla collaborazione degli artisti Igor Grubić (Zagabria, 1969) e Raffaela Mariniello (Napoli, 1962). SkinTaste è un progetto di PortoFluviale a cura di Adriana Rispoli, che ogni anno invita un artista a realizzare un’opera site-specific in carta da manifesto per rivestire la facciata dell’ex deposito degli anni ’50 oggi sede del noto locale. Nelle precedenti edizioni sono stati coinvolti gli artisti: Mariangela Levita, Flavio Favelli e Giuseppe Stampone.

Segue l’intervista ad Adriana Rispoli.

ATP: Per la quarta edizione di Skin Taste hai invitato i due artisti Igor Grubić e Raffaela Mariniello, entrambi attenti alle questioni sociali e politiche. In che modo approfondiscono, nelle loro opere, tematiche impegnate?

Adriana Rispoli: Igor Grubić e Raffaela Mariniello hanno un approccio diverso alle tematiche sociali e politiche. Più distaccato, ma non per questo meno coinvolto, il lavoro della Mariniello, mentre direttamente impegnato quello di Grubic. Raffaela Mariniello fin dagli esordi è interessata al mutamento del paesaggio e soprattutto alle periferie urbane in cui – afferma – riscopre la bellezza legata alla libertà, ciò che è al di fuori di canoni razionali e prestabiliti. Ha registrato negli ultimi vent’anni il cambiamento delle aree industriali, in primis di quella di Bagnoli a Napoli, restituendo immagini lontane dal mero documentarismo e cariche di pathos, ma anche dei centri storici delle nostre città d’arte trasformati da un turismo cannibalico che lentamente ne sta erodendo l’identità. Spiccatamene politico è poi il lavoro video Still in Life dedicato all’incendio doloso di Città della Scienza a Napoli avvenuto nel 2013. Igor Grubic invece, coinvolto in prima persona in ONG sui Diritti Umani, non divide l’arte dalla vita quotidiana anzi intende l’arte come strumento di cambiamento nella realtà. I suoi lavori, a partire dagli anni ’90, sono stati spesso legati ad incursioni illegali nello spazio pubblico con il fine di modificare il senso di eventi legati alla cronaca o alla storia del suo paese. 366 Liberation Ritual del 2008-2009 ad esempio è un progetto fotografico – performativo che documenta le azioni compiute dall’artista ogni giorno per un anno intero nella città di Zagabria, micro interventi volti a risvegliare la coscienza dei suoi concittadini, ma anche i lavori video come EastSideStory (2006) e il più recente  Monument  (2015) rispecchiano l’attitudine politica e la volontà di denuncia intrinseca nel suo lavoro e nella sua vita.

ATP: Per quali ragioni hai deciso di invitarli nel contesto particolare del PortoFLuviale di Roma?

AR: La zona Ostiense in cui sorge Porto Fluviale, archeologia industriale degli anni ‘50, è un perfetto esempio di riconversione urbana seguito alla de-industrializzazione, tematica presente con diverse sfumature nel lavoro di entrambi gli artisti. Oltre all’affinità tematica con la location  però è l’ intrinseca dinamica di anti advertising del progetto SkinTaste che mi ha spinto ad invitare la Mariniello e Grubic. Sotto il profilo visivo si alternano le fotografie dei due artisti di fabbriche abbandonate o ex aree industriali  mentre il lato concettuale è affidato allo statement OLD FACTORY NEW CAPITAL che le sovrasta.

 ATP: L’opera che i due artisti hanno realizzato a quattro mano per l’occasione – OLD FACTORY NEW CAPITAL – indaga il cambiamento del paesaggio urbano, sociale ed economico tramite sei fotografie di scheletri di cemento e luoghi fantasma. Come è nato questo lavoro?

AR: Skin Taste è un progetto site-specific in cui gli artisti adattano il messaggio alla modalità processuale specifica di questo luogo. L’evidente sintonia di alcune tematiche di ricerca dei due artisti ha portato ad una prolifica collaborazione  durata 5 mesi da cui è generata la selezione di sei immagine iconiche. I profondi bianchi e neri delle fotografie della Mariniello, tratte da un periplo del Mediterraneo, si alternano con gli interni abbandonati di ex fabbriche craote di Grubic; “ritratti” di una dismissione non solo estetica, ma che si riflette soprattutto nelle trasformazioni sociali ed economiche che ne derivano. La dinamica chiaramente pubblicitaria dei manifesti sulla facciata – che copre un’area di 150 mq -  ha invece ispirato la scelta di un lettering che contesse in maniera efficace quanto diretta un messaggio: OLD FACTORY NEW CAPITAL.

ATP: Mi accenni alle motivazioni della scelta del titolo “OLD FACTORY NEW CAPITAL”?

AR: La riflessione sui mutamenti della società evidente in aree urbane come quella romana di Ostiense ha generato lo statement  OLD FACTORY NEW CAPITAL. La sintetica incisività del messaggio è ulteriormente rafforzata dalla scelta del font – massivo e squadrato – ispirato al costruttivismo russo, movimento d’avanguardia che aveva riposto nell’idustrializzazione la speranza del progresso civile. Consci di vivere in un epoca di transizione gli artisti, con una vena vagamente amara, propongono alla collettività una sorta di slogan lasciando in sospeso il giudizio.   

ATP: Nel cs si dice come quest’opera viva di un “sottile equilibrio tra l’immagine – in cui si riconosce l’esperto occhio fotografico di Raffaela Mariniello – e il messaggio che della pubblicità mutua la dinamica – pratica tipica di Grubić – il cui font d’ispirazione russa porta con sé il carico rivoluzionario del costruttivismo antitetico al nostro presente”. Come emergono i linguaggi dei due artisti nell’opera finale?

AR: Direi che i linguaggi si fondono. Tuttavia l’attitudine “estetizzante” della fotografia di Raffaella Mariniello si presta ad accogliere un chiaro messaggio sociale, pratica più tipica di Igor Grubic, avvezzo allo sfruttamento dello spazio pubblico per lanciare messaggi politici. L’equilibrio risiede a mio avviso nella comunità di intenti: osservare i cambiamenti della città e della società affidandosi alla laconica speranza che sulle macerie di un sogno di progresso industriale non vi sia solo quello dell’entertainment.

Igor Grubic, East Side Story, videostill -  Courtesy l’atista e Galleria La Veronica, Modica

Igor Grubic, East Side Story, videostill – Courtesy l’atista e Galleria La Veronica, Modica

Raffaela Mariniello, Still Life,  Courtesy l’artista e Studio Trisorio

Raffaela Mariniello, Still Life, Courtesy l’artista e Studio Trisorio

Igor Grubic, Dismantled factory - 2006 - 2017Courtesy l'artista, Galleria Laveronica, Modica

Igor Grubic, Dismantled factory – 2006 – 2017Courtesy l’artista, Galleria Laveronica, Modica