Dispacci da New York #3: il New Museum e il suo quartiere

Una selezione di ottime proposte espositive al New Museum di NY, da visitare fino al 16 ottobre: Robert Colescott, Doreen Lynette Garner, Kapwani Kiwanga, Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, Naomi Rincón Gallardo
15 Settembre 2022
“Art and Race Matters: The Career of Robert Colescott,” 2022. New Museum, New York. Photo: Dario Lasagni. Courtesy New Museum. © 2021 The Robert H. Colescott Separate Property Trust / Artists Rights Society (ARS), New York

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Le strade di Manhattan imprimono il disegno di una griglia quasi perfetta sul territorio dell’isola che le ospita: le lunghe Avenue iniziano a disporsi in fila parallele diramandosi perpendicolarmente dalla Houston e dalla 14th Street, correndo su fino a Washington Heights. A intersecare le Avenue, quasi duecento Street, divise in West e East dalla Fifth Avenue.

Questa scacchiera oblunga perde di simmetria e regolarità verso Lower Manhattan, soprattutto nell’East Side, una delle zone che più di altre ha conservato a livello architettonico, sociale e di politiche degli spazi pubblici, alcuni elementi e istanze legate alle trasformazioni degli anni Sessanta e Settanta. Come ad esempio la nascita dei community garden, la cui storia è ripercorsa in un’interessante mostra in corso al MoMA PS1 intitolata Life Between Buildings,in cui appare chiaro come anche l’intervento di molti artisti in quegli anni, abbia contribuito a creare dialoghi di ripensamento dello spazio e del panorama cittadino.
Alcune strade di Lower Manhattan sono emblematiche di una delle tante facce di New York, dove la gentrificazione è un processo chiaramente avviato e presente, che però non ha ancora cancellato le tracce di un passato non così lontano. 
The Bowery è tra queste: una delle arterie più antiche di Manhattan, che dà nome al quartiere circostante incastonato tra Chinatown, Little Italy, East Village e NoHo. Un chilometro e mezzo di storia che dalla metà dell’Ottocento ha visto un susseguirsi di scene di malavita variamente sfaccettate e la nascita di teatri alternativi a Broadway, jazz club come il Five Spot Café, fino al CBGB aperto alla metà degli anni Settanta e chiuso nel 2006. L’anno successivo, al 235 Bowery, il New Museum ha aperto le porte al pubblico della sua nuova sede, un edificio progettato dagli architetti giapponesi Kazuyo Sejima and Ryue Nishizawa/SANAA. Il museo, fondato nel 1977 da Marcia Tucker, ha negli anni improntato la sua attività sulla ricerca di nuove idee nell’arte contemporanea, considerandola una forza sociale vitale che può porre interrogativi, trasmettere conoscenze e incoraggiare un lavoro di miglioramento della società. L’attitudine politica, coraggiosa, aperta allo scambio e a nuove influenze del New Museum riflette le vibrazioni della Bowery, in un edificio elegante e moderno che potrebbe sembrare estraneo a questa strada, ma che lì trova invece la sua collocazione perfetta.

“Doreen Lynette Garner: REVOLTED,” 2022. Exhibition View: New Museum, New York. Photo: Dario Lasagni. Courtesy New Museum
“Kapwani Kiwanga: Off-Grid,” 2022. Exhibition view: New Museum, New York. Photo: Dario Lasagni. Courtesy New Museum

Nel programma estivo del New Museum, la ricca retrospettiva sull’arte di Robert Colescott, Art and Race Matters: The Career of Robert Colescott, si presenta come più contemporanea che mai. Noto soprattutto per i suoi lavori degli anni Settanta – uno tra tutti George Washington Carver Crossing the Delaware: Page from an American History Textbook del 1975 – nei suoi quadri ha raccontato spesso con tono satirico la condizione degli afroamericani, rendendoli protagonisti di rivisitazioni di opere iconiche della storia dell’arte. Le sue sono parodie che propongono una critica netta dell’America del passato, valide ancora nel presente. La mostra, in corso fino a ottobre 2022, è la prima a raccogliere il lavoro provocatorio di questo artista a New York dal 1989, quando sempre il New Museum aveva ospitato l’esposizione Robert Colescott: A Retrospective. La storia privata di Colescott – nato da madre bianca e padre afroamericano – è stata al centro della sua pittura a partire dagli anni Sessanta e il suo è uno dei corpus di opere più rilevanti sia a livello personale che sociale, nella storia della pittura americana del XX secolo. Questi quadri acquistano ancora più significato se considerati nell’insieme delle proposte espositive presentate sotto la guida del direttore artistico Massimiliano Gioni: il piano terra del museo ospita Revolted, cinque sculture di Doreen Lynette Garner, allo stesso tempo delicate e cruente, dedicate al confronto con le conseguenze fisiche e corporali che la tratta degli schiavi, e più in generale la white supremacy, ha perpetrato nel corso dei secoli nei confronti di tutti i popoli indigeni dei paesi colonizzati e sfruttati dall’occidente. 
Anche l’installazione spaziale di Kapwani Kiwanga, Off-Grid, prende le mosse da un atto discriminatorio, quello delle “lantern laws”, ordinanze che prevedevano che tutti gli individui soggetti a schiavitù dovessero andare in giro con lanterne o candele dopo il tramonto, proponendo una riflessione sull’architettura della disciplina e su complessi regimi di visibilità. Nei cinque video di Five Times Brazil di Bárbara Wagner e Benjamin de Burca raccontano la forza e la complessità dell’espressione artistica come risorsa di resistenza e comunità con il coinvolgimento di artisti e performer brasiliani. Infine, per la rassegna Screen Series, Naomi Rincón Gallardo propone il suo The Formaldehyde Trip (2017), una video installazione ambientata in un mondo fittizio e fantastico, in cui si intersecano molteplici ambiti di interesse dell’artista, come la cosmologia mesoamericana, le teorie queer, la critica pedagogica e il pensiero del femminismo decoloniale dell’America Latina.

“Bárbara Wagner and Benjamin de Burca: Five Times Brazil,” 2022. Exhibition view: New Museum, New York. Photo: Dario Lasagni. Courtesy New Museum
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