Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Nelle aperte solitudini delle zone montane della Sardegna, lontane dai centri abitati, sorgono le chiese campestri (Serra, 1967). Tutto l’anno mantengono l’austera serenità del paesaggio rurale in cui sono inserite, a maggio e settembre si animano tra devozione e villeggiatura, per soli nove giorni ospitano una festa che cura gli affanni del lavoro, scioglie i voti della fede e rafforza i legami comunitari.

Da secoli il popolo sardo onora così le sue icone: le protegge in architetture vernacolari e ne propone, spontaneamente, l’alternativa cristianizzata. I Novenari, ad esempio, sanno di sorgere su antiche fonti legate al culto dell’acqua e con loro stipulano un tacito accordo tra sacro e profano. Un’alleanza, si direbbe, come quella dei legami sociali e delle identità architettoniche che guidano il senso della mostra personale di Stefano Serusi a Cagliari, dove l’Alleanza è resistenza, e quando è Nuragica diventa atavica.

Trascorsi secoli ci si può giustamente interrogare sulle motivazioni che spingono un’indagine su simili spazi e riti, ma la ricerca di Serusi riscatta la loro marginalità crescente intervenendo sul valore identitario veicolato dalle loro architetture. Esse offrono un accesso privilegiato alla conoscenza della comunità e Paese Bianco, un plastico che riunisce i tratti di più santuari campestri, è il deposito della sensibilità di diverse epoche storiche. Con poche componenti interpreta la reale successione di stratificazioni, fasi costruttive e compositive; fa dell’architettura un testo complesso e del passato un sintomo nel presente. Nel candore di quel Bianco l’estetica è asciutta ma diversamente agreste: l’edificio rurale diventa archetipo di un moderno funzionalismo e la centralità dello spazio si presta a essere volano per un’architettura etica in cui linguaggio e funzione mirano preservare il (sempre più raro) equilibrio tra forme dell’abitare e del condividere.

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Anche per questo la Nuragic Alliance (2018) che dà il titolo alla mostra – sei sgabelli decorati con elementi votivi – propone il circolo come forma primordiale di identità collettive e ne ri-mette-in-scena una configurazione mobile rispetto all’originale nuragico di cui non dimentica lo scopo: allora risolutivo di fragili rapporti sociali e forza di grandi comunità, ora suggerimento al dialogo nello spazio espositivo.

La sagoma di un focolaio sottolinea i risvolti domestici, come fossimo in una cumbessia intorno al sagrato del santuario campestre. O sotto un perimetro d’ombra, refrigerio per la calura di fine estate. Comunque nel gusto di Fiorenzo Serra, che Serusi omaggia con le sue scelte cromatiche pastello, campionandole dal documentario La Novena (1967).

Nuragic Alliance, la mostra, riordina le immagini erranti di una memoria collettiva e le posiziona, senza gerarchie apparenti, in un’unica restituzione estetica che molto ha a che fare con la permanenza del tipo in architettura e con la variazione della sua identità. Comunque lo spazio centrale è ancora un’invariante: una forma che resiste e si ripropone in una logica anti-intuitiva, in un originale dialogo modernista tra spazio e società.

Stefano Serusi — Nuragic Alliance
a cura di Anna Oggiano
Spazio E_EmmE, Cagliari
dal 6 al 25 febbraio 2019

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

Stefano Serusi. Nuragic alliance, 2019. Ph. Barbara Pau

perfect cloudy blue sky