CSAC esterno. Foto Laboratorio CSAC

CSAC esterno. Foto Laboratorio CSAC

L’ Abbazia cistercense di Valserena è un complesso monastico situato a pochi passi da Parma edificato alla fine del XIII secolo. Si tratta di un impianto architettonico tipico dell’ordine cistercense,  con i caratteristici elementi ricorrenti: l’accostamento di una chiesa e di un chiostro, dove non dovevano mancare la sagrestia, la sala capitolare, il parlatorio; il dormitorio (di solito connesso al transetto della chiesa tramite una scala in profondità di muro); la stanza riscaldata, il refettorio, la cucina.
L’Abbazia di Valserena è stata costruita in un periodo già maturo della vita del movimento cistercense, anzi già verso il suo esaurimento. Il cenobio porta in sé le vestigia lasciate da diverse epoche, in un’evidente stratificazione architettonica, in cui si notano i segni delle demolizioni sul lato est e della aggiunte sul lato ovest. Si sono susseguiti un restauro nel Quattrocento; una decorazione ad affreschi nel presbiterio nel Cinquecento; la ridisegnazione della facciata della chiesa, la definizione della corte pentagonale e l’ampliamento architettonico a sud nel Seicento. Nel 1810 c’è stata la soppressione del monastero per editto napoleonico, a cui seguì un (già iniziato da anni) periodo di abbandono e l’acquisizione da parte di privati nel 1862, per ritornare proprietà demaniale nel 1979 e essere soggetta a restauro a partire dell’82.
Dal 2007 l’Abbazia ospita il  CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’ Università di Parma , dedicato all’approfondimento e alla conservazione di opere del XX e XXI secolo, ottenute grazie ad un’attività di ricerca e raccolta e alle donazione di opere e archivi di designer, architetti, fotografi e artisti visivi.

Il 25 maggio 2015 hanno inaugurato il primo percorso espositivo all’interno del cenobio, e lo scorso 26 novembre c’è stato il vernissage del rinnovamento dello stesso. Gran parte dell’esposizione ha luogo all’interno della chiesa, dove le navatelle sono state suddivise con pareti in cartongesso in piccole cappelle di ampiezza pari alla distanza dei pilastri a base ottagonale che sorreggono le volte a crociera della nave centrale. In una successione ordinata vengono esposti diversi materiali dell’archivio, divise per temi o autori. Sono esposti dipinti di Concetto Pozzati rivolti alla moglie scomparsa; studi riguardo la tematica del rapporto tra le arti e in particolare tra pittura e architettura negli anni ’30 e ’40; materiali appartenenti a ricerche in corso allo CSAC su diversi architetti del secolo scorso ( Ignazio Gardella, Luigi Vietti, Roberto Menghi); elementi di studio di Enzo Mari su tre suoi oggetti (Contenitore da tavola, Serie della natura, progetto dell’allestimento dell’esposizione Design&Design a Milano). Poi si passa alla sezione dedicata allo studio dell’ industria Olivetti grazie al confronto trasversale tra materiali d’archivio diversi, e a quella rivolta all’approfondimento della satira nella comunicazione giornalistica degli anni Settanta. Segue una stanza che “intende portare l’attenzione sullo strumento espositivo, come momento di riflessione critica attraverso le azioni della selezione, della collocazione spaziale e della analisi”: è stato scelto di riproporre la mostra Della Falsità curata da Arturo Carlo Quintavalle nel 1974. Da qui iniziano le sezioni monografiche, a partire da quella dedicata ai decenni ’60 e ’70, con opere di Pistoletto, Schifano, Tadini, Baj, Uncini, Paolini, Fabro e altri. Seguono una sezione con opere dei maestri Sepo, Armando Testa e Erberto Carboni; una con i disegni di abiti appartenenti all’archivio delle Sorelle Fontana; una dedicata alla fotografia, con lavori di Gualberto Davolio Marani, Mario Giacomelli e Nino Migliori; una con abiti di scena dell’ Atelier Farani; una espone i disegni che precedono le sculture di Lorenzo Guerrini. Oltre al luogo della chiesa, ad ospitare opere sono anche la Sala delle colonne, la Sala Ipogea e la Corte delle sculture.

Mario Giacomelli. Scanno 1958

Mario Giacomelli. Scanno 1958

Enzo Mari,   Vaso  della serie Paros per Danese,   1964,   marmo lavorato a mano,   Fondo Mari

Enzo Mari, Vaso della serie Paros per Danese, 1964, marmo lavorato a mano, Fondo Mari

Giulio Paolini,   Early Dynastic,   1971

Giulio Paolini, Early Dynastic, 1971

Luigi Vietti,   S.t. (Casa del Fascio a Intra)Schizzo dell’edificio,   15.7.1933,   Matita e carboncino su lucido,   430x634 mm

Luigi Vietti, S.t. (Casa del Fascio a Intra)Schizzo dell’edificio, 15.7.1933, Matita e carboncino su lucido, 430×634 mm