Installation View ph. Maria Giulia Sofi

Installation View ph. Maria Giulia Sofi

L’86° padiglione nazionale della Biennale di Venezia rilascia passaporti e si concede un importante ufficio veneziano: la più complessa apparizione spaziale dell’NSK State in Time, sin’ora. Lo fa sotto la cura di Zdenka Badovinac, Charles Esche e con il segno scenografico di Ahmet Öğüt.

Non è la prima volta, e lo fa per sua stessa natura e vocazione, che la Biennale registri i pericolosi capricci della geopolitica internazionale proponendoli al mondo dell’arte con il linguaggio che le compete. In un modo o nell’altro, vale tutto; persino che in questi sottili equilibri rientrino – e pesino più di altre – le riflessioni di micronazioni o nazioni fuori planisfero. Capita anche che uno stato inesistente abbia un padiglione; o che, ed è lo stesso, la Biennale abbia un padiglione senza stato: l’NSK State in Time.
Nel 2007 bastò piantare una bandiera bianca con saetta rossa spezzata per annettere l’Isola di San Michele al Regno di Elgaland-Vargaland e, insieme, al circuito della cinquantaduesima biennale, quell’anno guidata da Robert Storr. Per i due artisti svedesi Leif Elggren e Michael von Hausswolf, autoproclamatisi sovrani assoluti della monarchia da loro istituita, il cimitero di Venezia rappresentava l’ennesima conquista di una sovranità già infinita: ufficialmente il loro potere è esercitato in tutti i luoghi di confine – fisici e mentali – e per questo virtualmente smisurato.
In comune con Elgaland Vargaland, l’NSK ha l’anno di costituzione (il 1992), l’appartenenza ad una categorizzazione (quella di «stato dell’arte») e una quantità di cittadini sovradimensionata. D’altronde queste nazioni virtuali – non accettate giuridicamente e sostanzialmente – esistono solo nella convenzione di chi le riconosce, di chi ne abbraccia i principi e di chi ne diventa la forza pubblica, pensando piuttosto che combattendo. E le idee, si sa, sono più potenti quando slegate dall’appartenenza territoriale.

Una piccola precisazione storica diventa dunque necessaria. L’NSK nasce concettualmente nel 1983 come collettivo che riunisce esperienze artistiche autonome: gli IRWIN (oggi commissari del Padiglione a ‘Ca Tron), i performer Gledališče sester Scipion Nasice e il gruppo musicale Laibach.
Va da se che lo scopo del Neue Slowenische Kunst – questa la dicitura completa di NSK – fosse quello di contrastare il regime socialista proponendo provocatoriamente un’iconografia totalitarista. Ma quando la Slovenia si avvicina all’indipendenza e si regolamenta sui modelli democratici occidentali (a cui non occorre, apparentemente, opporre resistenza formale), nasce l’esigenza di autogestirsi con uno stato indipendente che trova concrete modalità un anno dopo la proclamazione, nel 1993. Nonostante una prima ironia nel dotarsi di una bandiera e di una moneta, è certo più seria l’emissione dei passaporti. Non solo come prova reale di una cittadinanza documentata, ma per aver sancito la coincidenza tra la fisicità dello stato e quella dei suoi cittadini, ovunque siano. Una forza che oggi conta più di quindicimila passaporti e che informa di una potenza unica nel mondo contemporaneo, tanta è stata l’adesione da parte di curatori, artisti e teorici.

NSK Passport Office ph. maria Giulia Sofi

NSK Passport Office ph. maria Giulia Sofi

IRWIN ph Maria Giulia Sofi

IRWIN ph Maria Giulia Sofi

Arriviamo al punto. Non è banale aggiungere nuove dimensioni collaborative per un’organizzazione ventennale né, per uno stato inesistente, è del tutto prudente proporre soluzioni a problemi di portata internazionale. Ma l’operazione è ben riuscita quando l’arte è ancora capace di colmare gli spazi liminali tra le grandi verità: quegli interstizi in cui la sperimentazione è concessa, ricercata e spesso rende meno utopica la pura immaginazione.
L’installazione pensata da Ahmet Öğüt sembra essere una sorta di sala di transito internazionale: per l’estetica pulita, fredda e ben studiata (in scomodità). La pendenza estrema di una rampa è l’unica possibilità di raggiungere un’apertura alla sua sommità, mentre le pareti di questo cubo ribaltato sono occupate da foto, video, testi che rispondono allo stesso titolo: New Symbolic Disorder. Il disordine è quello concreto dell’esperienza fisica di gravità che ostacola la risalita dell’installazione; ma è anche quello concettuale delle oltre cento risposte provenienti da altrettanti migranti scelti dai Delegati dell’NSK:

Cosa vuoi portare con te dal patrimonio europeo (così come lo concepisci) per aiutare a costruire un mondo nuovo e migliore?
Che cosa vuoi dimenticare o cancellare dal patrimonio europeo (così come lo concepisci) per evitare di ripetere gli errori del passato?
Che cosa vuoi portare con te dal patrimonio della tua nazione (così come la concepisci) per aiutare a costruire un mondo nuovo e migliore? Che cosa vuoi dimenticare o cancellare dal patrimonio della tua nazione (così come la concepisci) per evitare di ripetere gli errori del passato?

La massima libertà accordata alle risposte definisce l’assenza di un punto di vista univoco mentre accompagna lo spettatore verso il culmine del pavimento inclinato e quindi all’uscita di questo spazio transitorio. Una visione dall’alto è la prima panoramica sull’ufficio passaporti. Uno spazio che ancora recupera l’estetica dell’aeroporto, del non luogo, dell’ufficio protocollo: un tavolo circolare con una bibliografia utile nell’attesa della registrazione e un pianerottolo rialzato dove si validano i documenti. Gli impiegati sono quattro ragazzi in attesa di riconoscimento, dei sans-papiers arrivati in Italia da Nigeria, Ghana e India con la difficoltà dei viaggi di speranza. I ruoli si ribaltano e si risolvono sul piano della senisbilizzazione: a volere una cittadinanza sono quelli che una (valida) la hanno già.

Certo sul piano giuridico il possesso del passaporto NSK non garantisce una protezione nazionale, non normalizza la condizione di rifugiato né è salvifico per la condizione del migrante; essendo invece più indulgenti, permette di fondare uno stato d’appartenenza e d’inclusione e contribuisce a costruire un’identità collettiva su condizioni morali e politiche, che per l’individuo coincidono con la libertà.

NSK State in Time PDF

NSK State Pavilion
57esima Biennale di Venezia

Ca’ Tron, Università IUAV Santa Croce 1957
Calle del Forno 1960
Fino al  15 luglio 2017

NSK Passport Office 2 ph Maria Giulia Sofi

NSK Passport Office 2 ph Maria Giulia Sofi

Installation View ph Maria Giulia Sofi

Installation View ph Maria Giulia Sofi

NSK State Passports courtesy NSK State Pavilion 2017

NSK State Passports courtesy NSK State Pavilion 2017