• Sanja Iveković, Instructions, 1976, sound, bw film, 5'59'', Marinko Sudac Collection
  • Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata - Installation view, Frigoriferi Milanesi FM Centro per l'Arte Contemporanea, Milano 2016
  • Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata - Installation view, Frigoriferi Milanesi FM Centro per l'Arte Contemporanea, Milano 2016
  • Gorgona Group, Gorgona is Looking at the Sky, 1961, Marinko Sudac Collection
  • Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata - Installation view, Frigoriferi Milanesi FM Centro per l'Arte Contemporanea, Milano 2016

Dopo la mostra che la primavera scorsa ha dato il via alla programmazione di FM Centro per l’Arte Contemporanea - dal titolo L’Inarchiviabile e dedicata all’arte italiana degli anni ’70 – ha inaugurato da poco Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata, un progetto dedicato allo stesso decennio, ma che prende in esame l’arte del centro/est Europa. La curatela è di Marco Scotini, mentre le opere e i materiali d’archivio provengono dall’ingente collezione di Marinko Sudac, andando a creare un discorso ben articolato, complesso, esaustivo e completo. “Lo sforzo della collezione è anche quello di creare una storia dei paesi degli artisti, che hanno avuto una produzione artistica alta, come non mi sono mai stancato di ripetere dagli anni 2000. Quella di Sudac è una collezione anomala, che oltre ad una grande quantità di opere d’arte, ha anche un archivio ricchissimo. Il titolo ‘Modernità non allineata’ si spiega in quanto la mostra indaga un capitolo che abbiamo voluto rileggere in un’accezione cronologica (procedimento molto strano per me che di solito faccio mostre tematiche). Ma in questo caso la cronologia è un tema a sé. La collezione si apre con la rottura di Tito del blocco sovietico (’48) e indaga la Non-Aligned Modernity. (…) Il non allineamento ci consente di parlare di una storia dell’arte che ha sì rapporti con l’arte occidentale, ma anche tantissime differenze. È una storia dell’arte non scritta e da scrivere dalla cultura estetica altissima, con anticipazioni molto forti dell’arte concettuale. Le ricerche artistiche dell’ex Jugoslavia si sono aperte anche ai paesi limitrofi: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, proponendo uno stile ‘non-ufficiale’, non tollerato dalle componenti politiche. Per questo abbiamo creato una cortina di ferro tra la Jugoslavia e la scena nel centro d’europa”, introduce la mostra per accenni Scotini.

La mostra, con oltre 120 artisti e più di 700 opere, intende dare un’idea quanto più completa e complessa della situazione artistica dell’ex-Jugoslavia negli anni ’60 e ’70, non dimenticando e sottovalutando le influenze della politica e dei movimenti sociali di quegli anni. Il titolo, Modernità non allineata, vuole puntare l’attenzione sulla Jugoslavia della Guerra Fredda, nel suo essere non inquadrabile né nell’ideologia del Blocco Sovietico, né nel modello liberista delle democrazie occidentali. Ma intende anche riflettere su quanto la cultura di questa nazione in questo periodo sia  poco etichettabile nella canonizzazione da manuale operata nella storia dell’arte occidentale. L’obiettivo non è però quello di evidenziare e percepire una separazione duale tra est e ovest europei, ma di individuare un sistema artistico e geopolitico sospeso, trasversale, connesso a più livelli.

Troviamo in mostra lavori del gruppo di artisti ed architetti EXAT 51, che nasce nel ’51 per favorire progetti di ricostruzione e di promozione della Jugoslavia, fautore della legittimazione dell’arte astratta, della parificazione di arte “pura” e arte “applicata”, della progressione sociale mediata dalla lotta contro i canoni artistici antiquati, della sperimentazione nell’arte. Compaiono nomi come Antun Motika (Pula, 1902 – Zagreb, 1992), uno dei più conosciuti artisti dell’est, importante sia nel campo delle tecnologie applicate e dell’architettura, che in quello della scenografia, della scultura in vetro, della pittura, aperto anche alle influenze dadaiste e surrealiste, di cui viene a conoscenza a Parigi. Ma c’è anche il gruppo artistico Gorgona, attivo a Zagabria (Croazia) dal ’59 al ’66/’68, di cui fanno parte artisti come Josip Vaništa, Julije Knifer, Marijan Jevšovar, Ðuro Seder, Ivan Kožarić, Miljenko Horvat, e i teorici dell’arte Radoslav Putar, Matko Meštrović e Dimitrije Bašičević. Hanno un anti-magazine omonimo al loro gruppo; organizzano mostre con le loro opere in una mediocre bottega; si impegnano a creare riunioni e incontri informali; stilano riflessioni scritte… Alcuni di loro si spingono verso l’Europa occidentale e vengono a contatto con artisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni, John Cage, Robert Rauschenberg e Marcel Duchamp. Un altro gruppo presente in mostra è OHO, attivo dal ’62 al ’71: è un collettivo che vuole riflettere su quanto sia necessario stimolare ed unificare i sensi in qualcosa di nuovo, per sviluppare una visione “oggettiva” e immediata con cui superare il razionalismo moderno e l’antropocentrismo dominante. Venivano organizzate performance di poesia concreta e visiva, pubblicazioni, happenings,… avvicinandosi piano piano all’Arte Povera, alla body art, all’arte ambientale, al cinema sperimentale, sino ad arrivare al concettualismo trascendentale e alla mostra Informations al MOMA di NY.

Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata - Installation view, Frigoriferi Milanesi FM Centro per l'Arte Contemporanea, Milano 2016

Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata – Installation view, Frigoriferi Milanesi FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano 2016

E ancora, Scotini ha dato spazio al Gruppo dei Sei Autori, attivo a Zagabria dal ’75 all’81. I membri (Željko Jerman, Vlado Martek, Sven Stilinović, Mladen Stilinović, Boris Demur e Fedor Vučemilović) si esibiscono in mostre ed esposizioni pubbliche nella stessa città di Zagabria, dove cominciano ad esporre in spazi espositivi non ufficiali anche altri artisti, sempre appartenenti alla corrente artistica “non-allineata”, di ricerca e sperimentazione contro lo stile ufficiale e riconosciuto dallo stato. Si tratta di artisti quali Marijan Molnar, Goran Trbuljak, Sanja Iveković, Tomislav Gotovac. Si passa poi ad opere del gruppo Bosch+Bosch (Subotica, ’69-’76); degli artisti riuniti attorno al Centro Culturale per Studenti di Belgrado (SKC), come Marina Abramović, Zoran Popović, Neša Paripović, Gergelj Urkom, Raša Todosijević ed Era Milivojević, grazie a cui si espande la riflessione attorno all’arte in modo radicale ed allargato, enfatizzando le dimensioni performative e di dematerializzazzione dell’opera.

La Cecoslovacchia degli anni ’60 e ’70 conosce uno dei momenti di più alto fermento di sempre, influenzata dalla figura di Marcel Duchamp, dalle mostre di arte concettuale ospitate nella galleria Vaclav Špala del teorico Jindřich Chalupecký, dai sintomi di Fluxus, di Milan Knižak a Praga, di Stano Filko, Zita Kostrová ed Alex Mlynarčik,… La scena subisce un turbolento cambiamento dopo la Primavera di Praga (’68), in un clima repressivo che vieta agli artisti di esporre nelle gallerie pubbliche, di fare mostre al di là del Blocco Est, di far parte della scena artistica ufficiale. Si strutturano spazi indipendenti, eventi privati, mostre tra conoscenti: il sistema dell’arte conosce una rapida e decisiva implosione. Non molto diversa è la situazione dell’Ungheria, in cui prevale il realismo socialistica post-bellico e la repressione della libera espressione artistica, a cui però fa da contraltare una sofisticata e incisiva opposizione artistica della scena non allineata e neo-avanguardistica. La Polonia, negli anni ’60-’70, fa da ponte tra Est e Ovest, offrendo anche l’opportunità ad artisti cechi ed ungari di esporre al di là dei movimenti repressivi.

Ma non finisce qui: “Accanto a questa esposizione ritiriamo le fila della mostra ‘L’inarchiviabile’ con due esposizione, una dedicata a Michele Zaza con lavori che partono dagli anni ’70, e una ad Ugo La Pietra, con un focus specifico sugli anni ’70. Abbiamo voluto costruire una piattaforma coerente e consequenziale a quella precedente, come qualcosa che ha voglia di esplorare terre incognite, di capire quello che è stato il passato e quale potenzialità da scoprire riserva il presente. L’impressione è proprio quella di un expanded show: da quello centrale si diramano due mostre laterali” (M.S.).

I lavori di Michele Zaza sono presentati dalla Galleria Giorgio Persano ospitata negli spazi di FM Centro per l’Arte Contemporanea, con la selezione e la curatela di Elena Re. L’obiettivo è quello di ripercorrere il pensiero dell’artista a partire dal primo lavoro realizzato da studente a Brera di Arturo Marini, intitolato Simulazione d’incendio (’70), in cui crea un finto incendio per strada per vedere la reazione delle persone e lavorare sul ribaltamento della quotidianità, chiamata in causa e scardinata per farne un nuovo e possibile scenario; sino all’ultimo video del 2016: Infinito segreto. Ecco le parole della curatrice: “La figura di Zaza è imprescindibile, è un artista che ha studiato scultura, ha sperimentato la fotografia come mezzo per fissare un pensiero visivo e mettere a fuoco la propria poetica. Con le sue opere di entra nella sua casa, dove tutto è vuoto, assoluto e dove la figura di Michele, del padre e della madre diventano un tramite per esprimere un sentimento che va al profondo del senso della ricerca del sé. In mostra ci sono opere come ‘Mimesis’ del ’75, che hanno segnato il punto di svolta di un certo modo di fare arte, dove il corpo diventa territorio delle cose del mondo: non è più il lì e ora, ma è l’universo. In mostra c’è poi ‘Neo terrestre’, con cui si è presentato a New York nella galleria di Leo Castelli. Insomma, la mostra offre un vero e proprio viaggio nell’opera di Zaza, dove entra e esce la figura della moglie, come in ‘Cielo abitato’, in cui Michele e sua moglie gravitano uno intorno all’altro nello spazio della mente. Poi ci sono gli anni ’80, anni duri, di profonda riflessione, in cui c’è l’azzeramento, in cui il corpo ritorna ad essere scultura raggiungendo l’astrazione. Fino ad arrivare agli anni 2000 dove Michele è libero di perdersi nel sogno e in questo infinito che è il suo lavoro, nella ricerca dell’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo, rapporto tra arte e vita. Michele Zaza è una figura di assoluta attualità nella scena artistica degli anni ’70, che ha voluto mettere l’idea di possibilità e vitalità al centro della sua ricerca”.

La Galleria Laura Bullian invece ospita la mostra Ugo La Pietra. I gradi di libertà, “che raccoglie alcuni materiali nati tra anni ’60 e ’70, che hanno la caratteristica comune di avere una forte attinenza con i problemi sociali e ambientali ancora molto presenti nella nostra società. Con ‘I gradi di libertà’ cercavo di dimostrare che i ‘non luoghi’ erano i luoghi più interessanti e appassionanti, perché capaci di accogliere le nostre fantasie, i nostri pensieri,… poi ho fatto ricerche legate alla comunicazione, alla diversità. Sono temi estremamente attuali pur fatti nel lontano ’70, è un passato ancora molto presente. Nel mio lavoro mi muovevo sempre attraverso tematiche che partivano dall’esterno della mia individualità” (ULP).

Michele Zaza - Ritratto Magico, 2005 Installation view - Frigoriferi Milanesi FM Centro per l'Arte Contemporanea, Milano 2016

Michele Zaza – Ritratto Magico, 2005 Installation view – Frigoriferi Milanesi FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano 2016

Ugo La Pietra - Galleria Laura Bulian, Milano - Installation view

Ugo La Pietra – Galleria Laura Bulian, Milano – Installation view

FM Centro per l’Arte Contemporanea

Programma ottobre – dicembre 2016

27 ottobre, ore 19
Modernità non allineata – Incontro con il collezionista Marinko Sudac
Con: Marinko Sudac, collezionista, Fondatore Museum of Avantgarde
Marco Scotini, direttore FM Centro per l’Arte Contemporanea
Radomir Damnjanović Damnjan, artista
Ješa Denegri, critico d’arte, membro del Board del Museum of Avantgarde
Živko Grozdanić Gera, curatore

9 novembre, ore 19
Incontro sul collezionismo e la scena artistica est-europea
Con: Solene Guillier, direttrice GB Agency, Parigi
Lorenzo Paini, collezionista e co-curatore della mostra Non-Aligned Modernity
Marco Scotini, direttore FM Centro per l’Arte Contemporanea
Rainald Schumacher, curatore collezione Deutsche Telekom

23 novembre, ore 19
Incontro con Ugo La Pietra
Con: Ugo La Pietra
Laura Bulian, Laura Bulian Gallery

5 dicembre, ore 19
L’esperienza di “Multipli Torino” di Persano (1970-75)
Con: Elena Re, curatrice

14-15 dicembre, ore 11-18
Convegno sul display in collaborazione con NABA
A cura di: Marco Scotini e Celine Condorelli
Luogo: NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano e FM Centro per l’Arte Contemporanea

19 dicembre, ore 19
Incontro con Michele Zaza
Con: Elena Re, curatrice
Michele Zaza, artista

20 dicembre, ore 19
Conferenza organizzata in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Croazia, Milano.
Con: Snjezana Pintaric, Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria