• Nicolò Bruno, Installation view, Dimora Artica, courtesy the artist and Dimora Artica - Photo-credit Patrizia Emma Scialpi
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Testo di  Francesca D’Aria

Dimora Artica apre le porte alle opere di Nicolò Bruno, in una personale dal titolo Philos, curata da Andrea Lacarpia. Fino al  12 dicembre, lo spazio si trasforma in un riparo accogliente, abitato da giovani soldati ritratti dall’artista, che trovano posto sulle mensole a parete come cimeli in memoria di un passato recente, una sorta di altarini devozionali domestici. La mostra si snoda in una trama di relazioni fatta di contrasti: l’ambiente al piano terra ospita i quadri dall’atmosfera più cupa, quelli con i volti dei guerrieri pronti allo scontro, oppure stremati appena dopo e in cerca di riposo, mimetizzati nella notte e tra le boscaglie, sui quali si legge tensione, terrore e dramma.

Al primo piano, invece, i protagonisti prendono colore e si offrono spensierati in pose sorridenti, spogliati da ogni formalità: senza nessuna paura, e senza uniforme, sono al riparo dall’orrore a cui sono destinati, si abbandonano agli affetti in una natura lussureggiante, anch’essa complice della tregua e cornice di questo racconto per immagini. Come sottolinea l’artista “la mostra è focalizzata sull’idea del cameratismo, della dipendenza struggente dei soldati al fronte. Momenti vissuti in questo limbo tra amore e guerra. Al centro dello spazio c’è una figura dormiente: lui è il mio philos, che dorme, che soffre, che ama, che muore”. L’autore, infatti, non si limita ad offrire un percorso di mera visione e ricordo, avvicina quei territori e quella violenza al pubblico, tanto da proiettarlo in quel luogo di massacro e di dolcezza. Si è corpo a corpo con uno di loro, uno di quei ragazzi al fronte che è dipinto a grandezza naturale, disteso proprio sul pavimento davanti all’ingresso: ad un primo sguardo sembra riposare, un momento dopo invece pare irrimediabilmente esausto e privo di sensi. Una figura simbolo, il philos della mostra appunto, che lega le due realtà imponendosi fisicamente e visivamente nello spazio, con l’obbligo di guardarlo in faccia, di affrontare la liberazione dalla guerra ma anche la perdita della vita.

È un filo sottilissimo quello che tiene unite le rappresentazioni di questa storia e che allo stesso tempo tiene accesa l’attenzione di chi guarda, “le stesse mensole con il loro assetto orizzontale portano l’osservatore ad una lettura ‘letteraria’. È l’aspetto narrativo” come spiega Bruno  “a definire questo lavoro, nel quale ho inserito una certa sovrapposizione temporale unendo immagini del mio archivio storico ad elementi estrapolati dalla mia quotidianità. Per la prima volta ho voluto accostare dei lavori astratti a opere figurative. Sono delle immagini ombra. Questi dipinti, realizzati attraverso il graffio e sottrazione della superficie pittorica, diventavano come onomatopee, come suoni visivi”.

A metà tra i due piani dello spazio, dietro la scala a chiocciola, spunta un paesaggio rigoglioso che si confonde con i profili dei soldati intenti a rilassarsi sulla riva di un lago e che si mostrano, a loro insaputa, in questo territorio neutrale, che è a metà tra l’entrata e l’uscita da questo viaggio. L’opera è visibile chiaramente solo quando ci si avvicina alla porta per lasciare la galleria; non si ha certezza del momento esatto in cui inserire l’immagine, ma lascia la speranza, o l’illusione, di un possibile nuovo inizio.

Nicolo? Bruno,   Installation view,   Dimora Artica,    courtesy the artist and Dimora Artica -  Photo-credit Patrizia Emma Scialpi

Nicolo? Bruno, Installation view, Dimora Artica, courtesy the artist and Dimora Artica – Photo-credit Patrizia Emma Scialpi

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Nicolo? Bruno, Installation view, Dimora Artica, courtesy the artist and Dimora Artica – Photo-credit Patrizia Emma Scialpi

Nicolo? Bruno,   Installation view,   Dimora Artica,    courtesy the artist and Dimora Artica -  Photo-credit Patrizia Emma Scialpi

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