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“Bus De La Lum. ‘Buco Della Luce’ in dialetto locale. Una voragine di origine carsica nel cuore della foresta del Cansiglio, poco distante da Vittorio Veneto, dove vivo. Il nome pare derivi dai fuochi fatui emessi dalle carogne degli animali in decomposizione, lì dentro caduti o gettati. Si racconta anche che questi bagliori fossero quelli degli spiedi sui quali le streghe cuocevano i bambini che avevano catturato durante il giorno. Durante la Guerra, il ‘buco’ è divenuto foiba. Lo visito spesso da moltissimi anni.” Nico Vascellari

Sempre mi aspetto da Nico un investimento di energia inaudita. Nato facendo corse affannate tra i boschi e concerti in situazioni ‘alternative’, il ragazzo si è fatto notare per un particolare talento performativo. Ha il potere di coinvolgere, è simpatico e sufficientemente smart. Tutte le volte che lo incontro mi osanna la provincia e l’onestà della gente semplice. Mi da  sempre la sensazione che se potesse, alzerebbe il dito medio tutte le volte che deve salutare qualcuno alla volta di Milano! 
A Roma, alla galleria Monitor, Nico racconta di un luogo a lui particolarmente ‘vicino’, il Bus de La Lum. E’ qui che l’artista ha pensato ed seguito le tre sculture in mostra. 
Da quanto ho capito (visto che nel comunicato stampa non è rivelato nessun dettaglio tecnico dello mostra), ha fatto colare delle grandi quantità di argilla nelle cavità della terra. Da questi calchi ha ricavato poi delle sculture in bronzo. Nello spazio queste tre grandi masse metalliche conservano i segni della caduta, la fatica del recupero e le intenzioni dell’artista che ha dato forma allo spazio vuoto del Bus le la lum. 
Tanto mi hanno convinto queste tre sculture, quanto mi lasciano abbastanza indifferenti le grandi cornici bianche e pulite, che raccolgono riviste strappate, ricomposte e colorate di nero. Da sempre, i lavori su carta di Nico non mi hanno mai particolarmente impressionato. Come non ho mai capito la sua particolare propensione verso le riviste patinate e la sua ossessione per Kate Moss. 
Ripeto, da il meglio di sè quando, centrato, riflette sulle sue origini, il suo territorio; quando si confronta con la natura, quando mette in gioco il suo corpo in relazione alla spazio, al suono, al pubblico. Mi piace quando si incazza o quando, sbadato, viene male in fotografia.

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 Anna De Manincor e Giovanni Kronenberg, Paola Capata, Nico vascellari

Angelo Mosca e Arianna Rosica, il direttore di PIZZA Sabrina Ciofi e Federica Tattoli