Nico Vascellari, The Perpetual Cycle Rotates on the Axis of Despair (purple), 2014-202, Courtesy Studio Vascellari
Nico Vascellari – LaFondazione, Roma – installation views – Courtesy Studio Vascellari – ph Daniele Molajoli Photography

Alla Fondazione Nicola del Roscio ha aperto la personale di Nico Vascellari, curata da Pier Paolo Pancotto, con una serie di opere specificamente prodotte per la mostra. Come sottolinea Pancotto, la peculiarità protesa a porre enfasi sull’aspetto sperimentale e sulla possibilità per gli artisti di cimentarsi con uno spazio vergine pronto ad accogliere le loro riflessioni in completa autonomia, rispecchia gli intenti della Fondazione, costitutivamente nata come spazio no-profit, e per questo stesso motivo ben disposto a dare carta bianca agli artisti ospitati. Nata da un rapporto, professionale e amicale, di lunga durata tra artista e curatore, la mostra esprime la bontà della continuità di intenti che è talvolta riscontrabile lavorando a stretto contatto con gli artisti e ponendosi in ascolto rispetto alle necessità di un certo tipo di ricerca. Come vero e proprio laboratorio e luogo di produzione – a sottolineare la natura di spazio indipendente che caratterizza La Fondazione con una programmazione pensata in continuità con gli artisti e gli interventi che la animano – il progetto sviscera il percorso artistico di Vascellari attraverso un insieme di opere che abbraccia un arco temporale esteso dal 2001 fino al 2021, tenendo insieme riflessioni e spunti che conducono  a una sintesi, lucida e convincente, del percorso creativo dell’artista: due lavori storici, Manumana (2002) e Humans Are Monkeys (2002), e una serie di dieci opere inedite – concepite anni prima e mai realizzate, spesso per motivi contestuali legati all’impossibilità di produrre alcuni lavori, avveniristici sì, ma anche poco sostenibili per le tasche di un artista all’epoca non ancora affermato – tra sculture semoventi, installazioni, dittici realizzati con materiali organici, collage dipinti su supporti di recupero dalle confezioni di Kellogg’s – scandiscono lo spazio in modo fluido ragionando sulla possibilità che un’opera sostenga l’altra, come in un gioco di rimandi continui, un ping pong che tenga al centro lo spettatore, costantemente costretto a rilanciare lo sguardo da una parete all’altra.
Dopo quindici anni, Vascellari torna dunque sul dispositivo-mostra e lo fa portando alla luce un percorso coerente che si dipana attraverso tutta la sua attività, legando tra loro happening e performance, ma anche installazione e “branding”. Per intere settimane, e in gran segreto, come racconta il curatore, la Fondazione si è trasformata nello studio delocalizzato dell’artista, che ha ragionato in loco sul potenziale degli spazi nella relazione con questa nuova serie di produzioni, lasciando totalmente aperta la prospettiva dalla parte del visitatore-spettatore: nessun comunicato stampa ha preceduto la mostra e qualunque ipotesi che preconizzasse una performance all’interno di uno scenario da basement underground fin troppo familiare per l’artista è stata sopravanzata dalla scelta di tornare a ragionare su un insieme di lavori, senza mutilare il coinvolgimento – visivo, sonoro, emotivo – di chi guarda, e il potenziale proattivo nascosto dietro a un’osservazione messa in moto dalle sollecitazioni che stringono chi osserva nella morsa della frustrazione. 

Nico Vascellari, Pink Trap, 2002/2021, aluminium, alucobond, wood, engine, two-component polyurethane paint, 150 x 300 x 90 cm, Courtesy Studio Vascellari, Roma
Nico Vascellari, Pink Trap, 2002/2021, aluminium, alucobond, wood, engine, two-component polyurethane paint, 150 x 300 x 90 cm, Courtesy Studio Vascellari, Roma
Nico Vascellari – LaFondazione, Roma – installation views – Courtesy Studio Vascellari – ph Daniele Molajoli Photography

È cosi per esempio che Pink Trap (2002/2021), l’imponente monolite che campeggia al centro dello spazio dipinto con un rinfrancante tanto quanto terrificante rosa shocking, appare a ben guardare come un dispositivo di visione –  una visione castrata e punita – che si accorda perfettamente con quella che è la sottotraccia tematica a guida dell’intero percorso mostra: da un lato, la priorità dello sguardo, ma soprattutto delle modalità attraverso cui esercitiamo questa priorità, il modo in cui osserviamo, le sovrastutture organizzate alla base dei nostri criteri di osservazione, e dunque l’esercizio di uno sguardo spesso passivo, remissivo, escludente; dall’altro, la mercificazione dello sguardo e la oggettificazione dei molteplici contenuti di realtà che ci circondano: cosa acquistiamo? quali messaggi subliminali siamo in grande di carpire lucidamente, estrapolandoli dal loro contesto abituale? quanto il nostro sguardo, e con esso la nostra percezione, risultano edulcorati da un’infantilizzazione di ciò che consumiamo, e di cui chiediamo che vengano prodotte sempre maggiori quantità?
Nel video Humans Are Monkeys (2002, girato da Carlos Casas) Vascellari, travestito da scimmia, ingaggia una serie di azioni attraverso cui stabilisce le proprie dinamiche relazionali rispetto al pupazzo raffigurante il medesimo animale, e agli astanti: con una banana lo obbliga a mangiare, ingaggiando una lotta che si alterna a momenti che sembrano rievocare un atteggiamento pietistico?, di gioco?, stabilendo così la portata del gesto autoimposto sull’animale, vittima sacrificale – ridotto a pupazzo – di atteggiamenti “scimmieschi” perpetuati dall’uomo ai danni di una sempre più difficilie coesione con il mondo animale.
Non c’è alcun incantesimo destinato a occultare ancora una volta i meccanismi di soggezione di cui siamo vittime, e allo stesso tempo complici, e Vascellari è li a ricordarci che le atmosfere fatate hanno cessato di esistere: Skin Culture (2002/2021), una serie di tre dittici di grandi dimensioni, composti dal collage degli incarti dei cioccolatini più comuni e dozzinali rintracciabili nei supermercati e una specie di monocromo ottenuto dall’agglomerato denso e corposo del cioccolato fuso, chiude idealmente il percorso della mostra, irridendo ancora una volta lo sguardo trasognato e complice della mercificazione in cui tutti, volenti o nolenti, siamo immersi. 

Nico Vascellari Humans Are Monkeys (friend), 2002, fabric, straw, 213 x 60 x 15 cm, Courtesy Studio Vascellari, Roma
Nico Vascellari The Perpetual Cycle Rotates on the Axis of Despair (purple); The Perpetual Cycle Rotates on the Axis of Despair (yellow); The Perpetual Cycle Rotates on the Axis of Despair (blue), 2014/2021, mixed media on wood, 26 x 26 x 14 cm, Courtesy Studio Vascellari, Roma
Nico Vascellari – LaFondazione, Roma – installation views – Courtesy Studio Vascellari – ph Daniele Molajoli Photography
Nico Vascellari Carrefour, 05.04.2021, Roma, 2021, collage on canvas, lined frame, 124,5 x 174,5 cm, Courtesy Studio Vascellari, Roma (dettaglio)