Do Ho Suh a Storefront

Alexandra Domanovic a New Museum NY
Voice and Wind” personale di Haegue Yang


“The last Newspaper” – New Museum NY



“I Popeye” di Takeshi Murata

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Dear Elena,

Oggi ho bazzicato Soho, Noho e dintorni.

Interessante “A perfect home: The bridge project” di Do Ho Suh, un progetto per un ponte galleggiante, basato su un sistema costruttivo complesso e ardito, ma sembra quasi credibile, che combina strutture artificiali e biologiche per collegare Seoul e New York, visto da Storefront (un’istituzione piccola, ma con un programma ed una storia significativi, per chi volesse approfondire: http://www.storefrontnews.org/). Insomma una versione eco e bio (qui direbbero “organic”?) delle megastrutture di fine anni ’60, però non male.

Il New Museum ha inaugurato ieri due nuove mostre.

“free”, una collettiva che riflette sul ruolo di internet rispetto alla nozione di spazio pubblico. Il tema è un po’ vago, però la mostra contiene diversi lavori interessanti, tra cui segnalo due video che mi sono piaciuti molto: “19:20″ di Alexandra Domanovic, accosta le sigle dei notiziari delle televisioni dei paesi della ex Jugoslavia ad immagini di vita quotidiana negli stessi paesi, la colonna sonora è a sua volta un remix delle sigle stesse realizzato da alcuni DJ tecno; “I Popeye” di Takeshi Murata, una surreale, gustosissima e a tratti psichedelica, animazione digitale che ci presenta Braccio di ferro in versione sfigatissima con tanto di crisi isterica e suicidio finale.

“Voice and Wind” personale di Haegue Yang (che presenta paraventi sospesi fatti di tendine alla veneziana e diffusori di profumi) non l’ho capita tanto, ho l’impressione che l’atmosfera dell’installazione sia un po’ rovinata dalla collocazione nella sala al piano terra, a diretto contatto visivo con il casino di caffetteria, bookshop e ingresso.

La mostra principale, già aperta da qualche tempo prima, “The last Newspaper” offre uno sguardo sugli artisti che hanno riflettuto su, o lavorato con, o si sono ispirati a i quotidiani. Alcuni spazi sono a disposizione durante la durata della mostra per essere utilizzati e condivisi come spazi di lavoro da diversi soggetti: Center for Urban Pedagogy; StoryCorps; Latitudes; The Slought Foundation; INABA, Columbia University’s C-Lab; Joseph Grima and Kazys Varnlis/Netlab; and Angel Nevarez and Valerie Tevere. Mi sembra un modo interessante per utilizzare lo spazio di un museo come luogo di scambio e di produzione culturale.

baci

Andrea