Marina Cavadini, Les Doigts En Fleur (2019), silicone with Succulents. Performer: Chiara Talarico and Ginevra Ghiaroni. Ph Brando Prizzon, courtesy HotHouse

Testo di Gaspar Ozur —

Torino. È tardi e sto correndo verso Viale Mattioli 25. 
Entriamo nell’opera che oramai è tutto l’Orto Botanico di Torino, perché l’opera Les Doigts En Fleur se ne è delicatamente appropriata con una femminilità priva di stereotipo, forte di ricerca formale e rigore artistico.
Le performers del video Les Doigts En Fleur restituiscono sul mio spazio retinico un boato, un’attrazione fatale. La video-installazione infatti si presenta nella sua perfezione, l’audio magistrale, i movimenti sinuosi e mai nauseabondi come in tanta videoarte di oggi.
A “buttarmi nello stagno” per farmi affogare nella mirabolante sede dell’Orto Botanico della Serra della Moltiplicazione e a introdurmi in questi centimetri di paradiso atopico è Giovanna Repetto (artista e fondatrice di HotHouse).
Un progetto realizzato per la serra dell’Orto Botanico di Torino è infatti il frutto di un’intesa ricerca site specific dell’artista Marina Cavadini sull’Autonomous Sensory Meridian Response (ASMR). L’ASMR si traduce in uno stato neurologico definito che stimola una percezione a mo’ di “orgasmo celebrale”. Una sorta di trappola visiva che solletica il fruitore della sua video-installazione.
Un’ontologia stessa delle piante quindi che da millenni “decorano” e inoculano la vita (ripulendo l’aria che tutti condividiamo) e assistono alla morte in noi cittadini “planetari”.

Vengo introdotto in un mondo affastellato, che mi ricorda un libro sugli “sciami” del filosofo teutonico Byung Chul Han. 
Un video monocanale appeso alle tubature dell’interno della Serra della Moltiplicazione ripulita e rinfrescata ad hoc diviene così scultura, involucro, tentacolo troppo seducente per non amarla. Per non strusciarvi le carni e farsi pungere.
Le dita in fiore ci immerge in una narrativa poetica, in un dialogo universale e però intimamente duale tra l’artificio, la pianta e il corpo mediato dal video (Il libro seminale “Amo a Te” di Luce Irigaray riecheggia in qualche angolo della mente.

Marina Cavadini, Les Doigts En Fleur (2019), silicone with Succulents. Performer: Chiara Talarico and Ginevra Ghiaroni. Ph Brando Prizzon, courtesy HotHouse

I guanti in lattice e le vesti delle performer prodotti ad hoc dall’artista con il supporto del WOWO Store di Milano attraggono irrimediabilmente lo sguardo anche più distratto.
“Voglio trasmettere un forte stato di attrazione che è diverso da quello dell’eccitamento sessuale” mi confessa l’artista in una pausa che ho rubato al lavoro per poterla chiamare.

Forme angiolesche più che corpi umani, fluidi e gesti sottilmente politici più che discipline corporali eteronormate animano il video in 4K, le dita. I corpi si intrecciano carezzando le diverse piante (selezionate con cura in base a colori, funzione e storia), mai violandole. L’intento è quello di spostare l’asse percettivo  amplificandone il “design” interno alla foglia, alla forma. Amplificare e rendere ultrasensibile il visitatore nei confronti del “codice sorgente” della Serra e della pianta in una performance prima e in una video-installazione poi che evoca la potenza del rituale visivo: l’accarezzamento per la trasformazione, la cura e l’ascolto. Come dire: in un mondo di colpo divenuto insostenibile e schizofrenico (ma solo su Insta, e nei suoi liquidi rivoli) cosa preservano questi Orti Botanici scientifici e diafani?

Timothy Morton l’ha chiamata Darkecology, Cavadini intercetta la linfa stessa della clorofilla attraverso le dita affusolate delle performer nel suo video. L’artista meneghina ne fa segno digitale che languidamente penetra lo spazio della Serra della Moltiplicazione. L’opera ci fa galleggiare come una boa di salvataggio, un’eterea speranza che anche oggi l’arte possa scuoterci dalla noia attraverso degli indumenti-accessori che per purezza, costruzione e forma assurgono a simbolo.

In particolare un guanto dotato di dentelli morbidi funziona per questo stato di “petite mort” per le pupille e il corpo tutto è questo indumento “per la masturbazione maschile” . Le piante ricche di aculei (foglie) venivano dolcemente sfiorate, “ripassate”, rintuzzate, risvegliate dal coma di una vita di corsa.

HotHouse – Le Doigts en Fleur
Orto Botanico di Torino
Fino al 18 giugno 2019

Marina Cavadini, Les Doigts En Fleur (2019), silicone with Succulents. Ph Marina Cavadini, courtesy