Navjot Altaf, Nalpar. Pogetto collaborativo con artisti Adivasi e membri della comunità. Struttura: Bandapara. Kondagaon, Bastar (2001). Courtesy l’artista e DIAA.

Tra le tante proposte torinesi durante Artissima, si distingue quella ospitata al PAV  Parco Arte Vivente: Samakaalik: Earth Democracy and Women’s Liberation (Democrazia della Terra e Femminismo), la prima personale italiana di una delle artiste indiane più radicali, Navjot Altaf (Meerut, 1949), a cura di Marco Scotini.

Proseguendo l’indagine sul rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, il PAV con questo nuovo capitolo intende mappare l’intersecarsi simultaneo (samakaalik in hindi) delle lotte per la tutela ambientale al movimento femminista, una forma intersezionale di ecofemminismo che Bina Agarwal ha definito “feminist environmentalism”. I lavori di Altaf indagano lo sfruttamento minerario e dell’agricoltura intensiva, l’industria pesante, la consunzione delle foreste, riflettendo sulla sovranità culturale delle popolazioni indigene.

Samakaalik si pone il complesso obiettivo di ricostruire il percorso dell’artista sin dalla militanza con il collettivo Marxista PROYOM. Accanto alle pratiche collaborative con artisti indigeni e membri della comunità di Bastar, la ricerca di Navjot si è focalizzata sulle aree minerarie del sud del distretto e della parte centro-settentrionale del paese. L’installazione video a doppio canale Soul Breath Wind indaga la lenta violenza delle attività di estrazione: una narrazione condotta grazie alla voce delle comunità locali in lotta. A fianco del video, le piccole sculture Patterns which Connect incarnano l’importanza della coesistenza tra specie sotto la minaccia ecologica, un aspetto già presente nel 1972, nel ciclo di disegni pedagogici Insects Logos.

Navjot Altaf, Soul Breath Wind (2014-18). Courtesy l’artista.
Navjot Altaf, Soul Breath Wind (2014-18). Courtesy l’artista.

Nel ciclo How Perfect Perfection Can Be, la dimensione architettonica funziona come campo d’indagine degli aspetti più oscuri delle ideologie del progresso. Il video Trail of Impunity ci racconta l’insurrezione violenta delle comunità di Gujarat del 2002, attraverso innumerevoli conversazioni sulla nozione di dignità umana, sulla critica alla violenza e sulla possibilità di giustizia a fronte di un sistema politico corrotto. Attraverso i suoi lavori – sottolinea la più importante storica dell’arte, critica e curatrice indiana Geeta Kapur – Navjot conduce una costante decostruzione di quelle convenzioni identitarie (l’essere donna, l’essere lavoratore, l’essere contadino) fondate su un linguaggio culturalmente determinato, su un sistema fondato su divisioni sociali strutturalmente complici al patriarcato e al capitalismo. Le forme di identificazione in divenire, meticce e in definitiva simultanee sulle quali lavora Altaf, si costruiscono invece con la consapevolezza che ogni sistema identitario è intrinsecamente esclusivo, tutte le identità categoriche, tutte le istanze ideologiche sono interdipendenti e che la comprensione della posizione del soggetto è sempre contingente.

SAMAKAALIK
Democrazia della Terra e Femminismo

Navjot Altaf

A cura di Marco Scotini
3 novembre 2019 – 16 febbraio 2020
PAV – Parco Arte Vivente, Torino

Navjot Altaf, Soul Breath Wind (2014-18). Courtesy l’artista.
Navjot Altaf, Lost Text (2017). Courtesy l’artista.