Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Classe ’36, milanese, cresciuta in compagnia di Filippo de Pisis e Giuseppe Terragni (cari amici di famiglia), laureata all’Institut Polytechnique di Lausanne, frequentatrice dello studio di Lucio Fontana, amica di Enrico Castellani e amante “castigata” di Piero Manzoni, progettista della Zero house (’59-62) a Milano per il movimento omonimo, per cui ha curato la celebre mostra Zero avangarde nello studio di Fontana in Corso Monforte. Ma collabora (’65 – ’68) anche con Gio Ponti per “La Casa sotto la foglia” a Malo; nel ’64 aiuta Lucio Fontana a realizzare l’Ambiente spaziale per la Triennale, dove nel ’73 organizza la prima mostra di performance a Milano.

Si è detto tanto riguardo la sua poliedricità e il suo eclettismo: Nanda Vigo si muove in un campo interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente. Ogni creazione viene concepita come opera d’arte in stretto contatto con l’ambiente circostante e con lo spazio ospitante.

“La base del mio lavoro è la luce”, aspetto noto e molte volte ribadito, scoperto all’età di 7/8 anni insieme ai genitori, di fronte alla Casa del Fascio di Terragni a Como. Lì scopre quanto il rifrangersi e riflettersi della luce sulle pareti bianche e lisce, oppure il suo travalicare vuoti e attraversare vetri trasparenti rendano gli oggetti (un edificio, un’opera, un utensile) strettamente connessi con l’aria, l’atmosfera, il vibratile fluire del vento.

Per questo Nanda Vigo ha sempre parlato delle sue opere come “cronotopi”, parola greca che include in sé i due sostantivi di “tempo” e “spazio”, elementi base della sua ricerca, che come un pendolo va costantemente da un polo temporale ad uno spaziale. L’artista utilizza spesso materiali industriali come specchi, plastiche, lampade, neon, vetri, metalli: per creare strutture che giochino con gli effetti luminosi della rifrangenza, del rispecchiamento e dell’assorbimento. La proprietà specchiante consente anche di riflettere lo spazio circostante, facendo entrare l’opera in stretto contatto con l’ambiente, di cui assorbe forme e colori, anche noi stessi. D’altra parte è anche l’incontro con sé (se ci si vede riflessi) o con l’altro (se si vede oltre le trasparenze).

Nanda Vigo è la seconda artista invitata a partecipare a Statale Arte, un progetto coordinato dai docenti Giorgio Zanchetti, Silvia Bignami, Alberto Bentoglio e Andrea Pinotti per far dialogare gli spazi dell’Università Statale di Milano in via Festa del Perdono (edificio tra i più suggestivi del capoluogo lombardo) con opere d’arte contemporanea realizzate site specific. Vigo realizza così Exoteric Gate, struttura posta in prossimità di un angolo del seicentesco cortile principale, progettato dal Richini, e costituita da otto piramidi metalliche di altezze diverse posizionate attorno ad una colonna metallica percorsa da scanalature, da cui si irradia la luce situata all’interno, blu e rossa. Come suggerisce il filosofo Pinotti, che ha scritto il testo critico per il catalogo edito da Skira, Nanda Vigo “Riassume due linee: quella della geometria (basata su forme geometriche elementari) e quella di un’estetica non scomponibile in numeri e misure, che è quella della luce: manifestazione del puro fenomeno. Nella fusione di gate e exoteric sono compresenti misticismo, scientificità e metamorfosi”.

Il titolo Exoteric Gate parla di cosmogonia, esoterismo, esotismo… e si collega alla ricerca dell’intera carriera di Vigo: è il titolo che Nanda Vigo scelse per il testo di apertura da lei firmato per la mostra inaugurata alla Galleria del Falconiere nel 13 maggio 1978, filtrato poi dai viaggi esotici ed esoterici da lei fatti tra l’Algeria, l’Egitto, i deserti africani…fino all’India, e poi il Messico, il Guatemala…

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate

Statale Arte, Nanda Vigo, Exoteric Gate