Shimabuku, The Snow Monkeys of Texas Do snow monkeys remember snow mountains?, 2016 Video (22 min). Videostill Moderna Museet. © Shimabuku

Sono trascorsi pochi giorni da quando è stato reso noto il quarto vincitori del This is not a Prize: l’artista giapponese Shimabuku. Il ‘non premio’ è sostenuto da Mutina for Art, un progetto eterogeneo che, oltre al premio, comprende  MUT, uno spazio espositivo dedicato all’interno della sede centrale di Mutina, e Dialogue, una serie collaborazioni con artisti, gallerie e altri partner provenienti da diverse istituzioni e realtà dell’arte internazionale.
Abbiamo chiesto a Sarah Cosulich, la curatrice del progetto Mutina, di parlarci della vittoria di Shimabuku,  di come svilupperà la sua collaborazione con l’azienda e, di raccontarci l’esito delle altre tre esperienze che hanno visto Giorgio Andreotta Calò, Jocher Lempert e Liz Larner, collaborare con Mutina.
La curatrice ci rivela la prossima mostra che sarà ospitata nello spazio MUT durante il periodo di Arte Fiera a Bologna, a fine gennaio, Every Other Space:“un progetto diverso dal solito che vede protagonisti i più incredibili libri d’artista scenografati all’interno di un display pensato da Nicole Wermers”.

Seguono alcune domande a Sarah Cosulich —

Elena Bordignon: E’ stato reso noto il quarto vincitore di This is not a Prize, Shimabuku.  Riconosciuto per la sua capacità di coniugare al gesto ironico una ‘incantata’ leggerezza, l’artista è stato protagonista di importanti mostre personali e collettive. Cosa ha colto nel la sua ricerca la giuria assegnataria del premio?

Sarah Cosulich: La giuria del premio è composta da figure molto diverse: curatori, designer e un collezionista. E’ sempre interessante osservare come siano sguardi diversi eppure sensibili alla capacità dell’artista di creare un linguaggio proprio. Shimabuku ha unito tutti: ha colpito, sorpreso, incuriosito e spiazzato, ha fatto sorridere e ha dato l’opportunità di ripensarci nel nostro presente, individualmente e collettivamente, con grande poesia.

EB:  Come per i precedenti vincitori, Shimabuku avrà la possibilità di essere sostenuto per un progetto da concordare con l’azienda. Mi introduci, a grandi linee, a cosa sta lavorando l’artista per mettere a frutto questa collaborazione?

SC: Il bello di This is not a Prize è che, appunto, non è un premio. Non sappiamo cosa diventerà. E’ l’inizio di un percorso di conoscenza tra l’azienda Mutina e l’artista, in questo caso Shimabuku. E’ un progetto che può portare a infinite possibilità di realizzazioni concrete. Abbiamo incontrato, conosciuto e trascorso del tempo con Shimabuku in occasione della sua premiazione e gli abbiamo trasmesso la voglia della Mutina di mettersi in gioco e di pensare a qualcosa con lui: potrebbe essere la produzione di una mostra in un museo, il contributo ad una pubblicazione, la produzione di un progetto site-specific…lo scopriremo seguendolo nei prossimi mesi. L’idea di questo premio è quella di nutrire la passione dell’azienda per quello che fa attraverso un contatto con l’arte e gli artisti. Vedremo cosa ci proporrà Shimabuku.

This Is Not a Prize #1 – Giorgio Andreotta Calò – Venezia – Padiglione Italia 2017
This Is Not a Prize #2 – JOCHEN LEMPERT, TWO POEMS SOME PAIRS

EB: Shimabuku è stato preceduto da altri artisti vincitori, Giorgio Andreotta Calò, Jocher Lempert e Liz Larner. Ci racconti brevemente come hanno concretizzato la vincita questi artisti? Penso sia importante, per dare sostanza al premio, ricordare gli esiti delle precedenti edizioni.

SC: Certo. Quando Giorgio Andreotta Calò ha vinto This is Not a Prize, aveva appena iniziato a lavorare alla sua incredibile installazione per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia. E’ stato naturale collaborare sostenendo il suo emozionante progetto e l’avventura veneziana. Jochen Lempert invece lavora con la fotografia e produce tutto nel suo studio. La mostra per lo spazio Mutina è nata naturalmente dopo averlo conosciuto, immaginando di trascorrere del tempo a contatto con lui e con il suo sorprendente modo di guardare lo spazio, architettonico e organico. Liz Larner è imprevedibile e curiosa. Come uno scienziato pazzo ha voluto conoscere anche i limiti delle sperimentazioni ceramiche. La sua mostra alla Kunsthalle di Zurigo in giugno sarà per certi versi anche un esperimento, pur coinvolgendo altri materiali. Siamo felici di partecipare e di sostenerla.

EB: This is not a Prize è solo una parte delle iniziative che promuove Mutina for Art. Ricordo l’attuale mostra che avete al MUT –  lo spazio espositivo dedicato all’interno della sede centrale di Mutina a Fiorano – di Nathalie Du Pasquier. Quali progetti futuri prevede il programma di Mutina for Art?
SC: Un altro dei progetti di Mutina for Art è MUT, lo spazio espositivo all’interno dell’azienda (Mut significa coraggio in tedesco oltre ad essere riferimento duchampiano!) che ospita regolarmente delle mostre. In due anni di apertura in questo bello spazio disegnato da Angelo Mangiarotti abbiamo presentato 5 esposizioni, tra collettive, realizzate anche attingendo dalla collezione dell’AD Massimo Orsini, e personali pensate dagli artisti specificatamente per lo spazio. In questo momento MUT ospita l’installazione di Nathalie Du Pasquier, inaugurata a settembre e totalmente prodotta dall’artista insieme alla Mutina, un sorprendente paesaggio di mattoni che rimarrà nello spazio fino alla prossima estate. A fine gennaio, in coincidenza con Arte Fiera Bologna, inauguriamo un ulteriore progetto espositivo che invaderà gli spazi dello showroom. Si tratta di un progetto diverso dal solito che vede protagonisti i più incredibili libri d’artista scenografati all’interno di un display pensato da Nicole Wermers. La mostra, a cura di Gregorio Magnani, presenterà più di 200 libri immaginati da grandi figure dell’arte contemporanea, vere e proprie opere d’arte in formato cartaceo..e non solo. Proprio nell’ottica di allargare lo sguardo e sfogliare nuovi mondi, nell’insegna della curiosità e degli stimoli con cui l’arte può nutrire l’azienda e il pubblico.

This Is Not a Prize #3 – Liz Larner – ph matteo pastorio