• ISRAELE — Tsibi Geva | Archeology of the Present - Installation view 2015
  • ISRAELE — Tsibi Geva | Archeology of the Present - Installation view 2015
  • NORVEGIA — Rapture, Camille Norment - Photo OCA, Magne Risnes
  • OLANDA — Herman de Vries - to be all ways to be steigerwald cosmology, 2010 ca. 550 x 550 x 50 cm Photo herman de vries archive
  • OLANDA — Herman de Vries - to be all ways to beherman de vries, lazzaretto vecchio, 2015
  • Repubblica Bolivariana del VENEZUELA — Te doy mi palabra (I give you my word), Felix Molina (Flix), Casa del pescador, 2012, Photography Mural Photographer Felix Molina
  • ROMANIA — Adrian Ghenie, Darwin’s Room - Adrian Ghenie - The Arrival - 2014 - Oil on canvas - 210 × 165 cm
  • ROMANIA — Adrian Ghenie, Darwin’s Room - Adrian Ghenie -Adrian Ghenie - Persian Miniature - 2013 - Oil on canvas - 300 x 290 cm
  • SERBIA — United Dead Nations, Ivan Grubanov
  • STATI UNITI D’AMERICA —Joan Jonas They Come to Us Without a Word - Joan Jonas, Reanimation, 2014, Performance, HangarBicocca, Milano. Courtesy of the artist
  • SVIZZERA — Our Product, Pamela Rosenkranz, My Evolution (Resort White), 2012 Ralph Lauren home paint, Gatorade Perform 02 Cool Blue Dimensions variable Courtesy the artist and Miguel Abreu Gallery, New York
  • SVIZZERA — Our Product, Pamela Rosenkranz, Loop Revolution, 2012 Video projection with sound Dimensions variable -Photo credit Gunnar Meier Courtesy the artist, Karma International, Zurich, and Miguel Abreu Gallery, New York
  • SVIZZERA — Our Product, Pamela Rosenkraz, The Great Acceleration Taipei Biennial, Taiwan, 2014 Installation view Courtesy the artist, Miguel Abreu Gallery, New York, and Taipei Fine Arts Museum / Taipei Biennale 2014
  • UNGHERIA — Sustainable Identities, Szilárd Cseke - Szilárd Cseke, Sustainable development, 2015. Photographer Szilárd Cseke
  • UNGHERIA — Sustainable Identities, Szilárd Cseke, Szilárd Cseke, Spaces. Videostill, 2015. Photographer Mihály Lukács
  • URUGUAY — Global Myopia II (Pencil & Paper), Marco Maggi, Paper Drawing (black and white triptych).2014. Courtesy of Galería Cayón. Free from Copyright
  • POLONIA — Halka, Haiti. 18°48’05”N 72°23’01”W - C.T. Jasper, Joanna Malinowska
  • RUSSIA — The Green Pavilion, Irina Nakhova - Irina Nakhova, Photographic Sketch for The Green Pavilion 2015
  • RUSSIA — The Green Pavilion, Irina Nakhova - Irina Nakhova, Sketch for The Green Pavilion 2015

Padiglioni Giardini – BIENNALE 2015

ISRAELE — Tsibi Geva | Archeology of the Present

Commissari: Arad Turgem, Michael Gov. Curatore: Hadas Maor.

Tsibi Geva rappresenterà Israele in questa edizione della Biennale. L’artista lavora con diversi media e le sue opere spesso si spingono oltre i loro limiti fisici fino a diventare installazioni site-specific su larga scala. “Archeology of the Present” si svilupperà sia all’interno del padiglione che all’esterno, destabilizzando le consuete divisioni tra dentro e fuori, funzione e rappresentazione, alto e basso, abbandonato e trovato. Il progetto esporrà le principali tematiche della ricerca che ha sviluppato attraverso tutta la sua carriera, presentando dipinti accanto installazioni scultoree e oggetti abbandonati e manipolati, abolendo distinzioni gerarchiche tra mezzi e strutture artistiche. La tematica principale dell’opera dell’artista è legata ad oggetti pertinenti al concetto di ‘casa’ – tra cui piastrelle di terrazzi, finestre, persiane, reticoli e blocchi di cemento, elementi che esistono come frammenti di quello che una volta era, o potrebbero, in linea di principio, costituire una casa. Il progetto solleva questioni auto-riflessive di natura artistica accanto a questioni epistemologiche, così come questioni politiche e culturali relative a località e immigrazione, identità ibrida, angoscia esistenziale ed esistenza in un’epoca di instabilità. Il layout fisico del progetto creerà un netto salto tra le esperienze di blocco, disagio, o ambiguità spaziale accanto a momenti intimi e poetici, in modo che la fragilità e la crudezza, il lirismo e la violenza risultino inestricabilmente intrecciate.

NORVEGIA — Rapture, Camille Norment

Commissario: OCA, Office for Contemporary Art Norway. Curatore: Katya Garci?a-Anto?n. Curatore Aggiunto: Antonio Cataldo.

L’Office for Contemporary Art Norway (OCA) ha scelto come artista rappresentante dei Paesi Nordici la Norvegese Camille Norment. Il progetto, che si svolgerà nel Padiglione Nordico, sarà ispirato da “stati di dissonanza” intesi nella loro accezione sonora, culturale e individuale. L’artista esplora da una prospettiva critica la codifica socio-politica del suono, da un punto di vista sia storico che legato al quotidiano, e riflette sulle dissonanze come spazio per la creazione di un pensiero nuovo. “Il suono è un’esperienza fugace, ma lascia tracce nella mente e nel corpo”, ha dichiarato l’artista. “Per questo motivo storicamente è stato uno strumento efficace per anticipare quello che riserva l’avvenire”. Il progetto è a cura di Katya García-Antón, direttrice dell’OCA, con la collaborazione di Antonio Cataldo, Programmatore Senior dell’OCA. Profondamente interessata all’esperienza estetica, la pratica della Norment si dipana simultaneamente tra le soglie del sociale e del politico. Sollevando domande legate a razza e genere, l’artista porta alla luce aspetti della nostra storia che sono stati o dimenticati o repressi, guardando al contempo verso nuove forme di repressione che potrebbero geminare in un prossimo futuro.

OLANDA — Herman de Vries – to be all ways to be

Commissario: Mondriaan Fund. Curatori: Colin Huizing, Cees de Boer.

Con la mostra “to be all ways to be”, curata da Colin Huizing e Cees de Boer, Herman de Vries rappresenterà l’Olanda in questa edizione della Biennale. Il titolo esprime l’idea che l’esperienza e la riflessione sull’esistenza umana prendano molti sentieri divergenti, nessuno dei quali è superiore o inferiore agli altri. Sperimentati attraverso gli occhi, le orecchie, il corpo e il naso, i lavori all’interno del padiglione ai Giardini e in diverse locations della Laguna di Venezia si interrogano sulle definizioni e le posizioni in materia di natura e cultura. L’artista ha esplorato i dintorni della città di Venezia, in particolar modo i Giardini e la Laguna. Con il suo progetto invita anche il pubblico a prendere atto di queste sue esplorazioni: sono infatti previsti viaggi speciali in barca che porteranno le persone al “sanctuarium” dell’artista, ossia il Lazzaretto Vecchio, un’isola disabitata di grande importanza storica a sud della città.

POLONIA — Halka/Haiti. 18°48’05”N 72°23’01”W – C.T. Jasper, Joanna Malinowska

Commissario: Hanna Wro?blewska. Commissario Aggiunto: Joanna Was?ko. Curatore: Magdalena Moskalewicz.

Il Padiglione Polacco presenterà una proiezione panoramica dell’opera “Halka” di Stanis?aw Moniuszko, messa in scena dagli artisti C.T. Jasper e Joanna Malinowska allo stesso modo in cui la presentarono lo scorso febbraio per gli abitanti di Cazale: un villaggio situato sulle montagne di Haiti abitato dai discendenti dei soldati polacchi che, ribellandosi a Napoleone, combatterono per l’indipendenza dell’isola. Considerata un’”opera nazionale” fin dalla sua prima nel 1858 a Varsavia, Halka è stata elogiata per la sua rappresentazione della cultura popolare polacca in un momento in cui il paese stava ancora lottando per riconquistare l’indipendenza. L’idea di mettere in scena l’opera ad Haiti è ispirata al folle piano di Fitzcarraldo di Werner Herzog, che voleva costruire un teatro dell’opera in Amazzonia. Affascinati dalla fede di Fitzcarraldo nel potere universale della lirica, ma non acritici nei confronti dell’aspetto colonizzatore delle sue azioni, gli artisti hanno deciso di rivelare e allo stesso tempo minare il suo romanticismo confrontandosi con una serie di realtà geografiche, storiche e socio-politiche.

POLONIA — Halka,   Haiti. 18°48’05”N 72°23’01”W - C.T. Jasper,   Joanna Malinowska

POLONIA — Halka, Haiti. 18°48’05”N 72°23’01”W – C.T. Jasper, Joanna Malinowska

ROMANIA — Adrian Ghenie: Darwin’s Room

Commissario: Monica Morariu. Commissario Aggiunto: Alexandru Damian. Curatore: Mihai Pop.

Il padiglione rumeno presenta Darwin’s Room, la mostra di Adrian Ghenie curata da Mihai Pop, che consiste in una selezione di dipinti organizzati in tre camere, seguendo l’originale architettura interna del Padiglione. Ogni stanza è dedicata ad un tema specifico: The Tempest, The Portrait Gallery (Self-portrait as Charles Darwin) e The Dissonances of History. Sviluppandosi a partire dal laboratorio di Darwin, Ghenie propone un percorso interpretativo della nozione di sopravvivenza. Attingendo alla teoria dell’evoluzionismo biologico e dei modi in cui è stata distorta per trasformare le società, l’artista ragiona, sull’aggiornamento di questa immagine (fondamentale per la nostra auto-percezione), ‘contaminandola’ con una forte riflessione sulla competitività neoliberista, che si estende in tutte le aree e le pieghe della vita sociale e affettiva. La mostra sarà accompagnata da un libro edito da Juerg Judin e Mihai Pop e pubblicato da Hatje Cantz Verlag. L’edizione rumena sarà pubblicato da Editura Humanitas. La Romania è rappresentata alla Biennale anche da una seconda mostra presso la Nuova Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica, “Inventing the Truth. On Fiction and Reality”, a cura di Diana Marincu, con opere di Michele Bressan, Carmen Dobre-Hametner, Alex Mirutziu, Lea Rasovszky, Stefan Sava, e Larisa Sitar.

RUSSIA The Green Pavilion, Irina Nakhova

Commissario: Stella Kesaeva. Curatore: Margarita Tupitsyn.

Il Padiglione Russo per questa edizione della Biennale presenterà “Green Pavillion”, progetto espositivo di Irina Nakhova (b. 1955, Mosca). Fin dagli anni 70, l’artista ha dato un contributo significativo alla tradizione del concettualismo russo, trasformandone il modello logocentrico per comunicare il dramma emotivo caratteristico dei rappresentanti del tardo modernismo. Quest’anno i visitatori vedranno un padiglione russo verde, molto simile a come appariva il padiglione più di 100 anni fa. E questo non è l’unico riferimento alla storia della partecipazione della Russia alla Biennale: l’intenzione dell’architetto Aleksei Shchusev è stata quella di creare un edificio funzionale, che sarebbe stato in grado di ospitare tutta una serie di mostre. Grazie a Irina Nakhova, i visitatori avranno l’opportunità di giudicare la qualità del padiglione di Schusev che sono fino ad oggi rimaste nascoste. Diviso in cinque spazi separati, l’interno del padiglione richiama la serie Rooms, cinque installazioni che l’artista realizzò tra il 1983 e il 1988, in cui la coscienza dello spettatore diventa protagonista di un esperimento artistico, entrando in contatto con capisaldi della storia russa come il quadrato nero di Malevich, i colori verde e rosso (associati rispettivamente con la perestroika e con la rivoluzione) e altri edifici realizzati da Shchusev, tra cui il mausoleo di Lenin, il tutto per ricordare quanto possa essere vulnerabile l’immagine artistica della Storia.

SERBIA — United Dead Nations, Ivan Grubanov

Commissario: Lidija Merenik. Commissario Aggiunto: Ana Bogdanovic?. Curatore: Lidija Merenik. Curatore Aggiunto: Ana Bogdanovic?. Comitato Scientifico: Jovan Despo ovic?.

Il progetto United Dead Nations dell’artista Ivan Grubanov esplora il contesto storico e culturale della Biennale di Venezia come piattaforma per la proiezione e la rappresentazione di diverse visioni della modernità. L’installazione si propone di stabilire un dialogo su ciò che rappresenta il concetto di “nazione” nella nostra epoca “post-global”, concentrandosi sulle nazioni che non esistono più in quanto tali, ma i cui fantasmi condizionano ancora le geo-sfere che avevano occupato (Impero Austro-Ungarico, Impero Ottomano, Unione Sovietica, Repubblica Democratica Tedesca, Jugoslavia, ecc). L’artista pone quindi l’accento sul processo di creazione dell’immagine, coinvolgendo le bandiere dei paesi morti come modelli, mezzi e materiali durante il suo rituale pittorico, cercando di creare un nuovo campo simbolico che metta in discussione i riferimenti di valore dell’arte, e allo stesso tempo permettere alle nazioni scomparse di continuare a competere nel campo di ciò che è percepibile a livello visivo.

SPAGNA — (The Subjects) – Pepo Salazar, Cabello/Carceller, Francesc Ruiz e Salvador Dali?

Commissario: Ministerio Asuntos Exteriores. Gobierno de Espan?a. Curatore: Marti Manen.

Gli artisti Cabello/Carceller, Francesc Ruiz e Pepo Salazar, presenteranno un progetto ispirato alla figura di Salvador Dalí con la mostra intitolata “(The Subjects)”. Il curatore Martí Manen ha orchestrato un progetto collettivo in cui Dalí sarà presente come soggetto, anche se non rappresentato direttamente dal suo lavoro. La mostra reinterpreta e riposiziona Dalí in una prospettiva contemporanea attraverso le voci dei quattro artisti invitati, che si concentreranno, più che sui dipinti di Dalì, sulle dichiarazioni fatte in alcune interviste. Attraverso Dalì, un artista che capiva e sapeva come usare i media per i propri fini, gli artisti presenteranno quindi tre progetti che daranno un’originale chiave di lettura sul panorama artistico contemporaneo spagnolo.

SPAGNA — (The Subjects) - Pepo Salazar,   Cabello:Carceller,   Francesc Ruiz e Salvador Dalí - Cabello-Carceller,   Estado Cuestion Still Ojo

SPAGNA — (The Subjects) – Pepo Salazar, Cabello:Carceller, Francesc Ruiz e Salvador Dalí – Cabello-Carceller, Estado Cuestion Still Ojo

STATI UNITI D’AMERICA — Joan Jonas: They Come to Us Without a Word

Commissario: Paul C. Ha. Commissario Aggiunto: MIT List Visual Arts Center. Curatori: Ute Meta Bauer, Paul C. Ha.

Joan Jonas, già protagonista di una grande mostra all’Hangar Bicocca, rappresenta gli Stati Uniti per questa edizione della Biennale con la mostra “They Come to Us Without a Word”. Per le cinque gallerie del Padiglione Joan Jonas concepirà un nuovo complesso di opere, creando un ambiente più strati che incorpora video, disegni, oggetti e suono. La letteratura è da sempre stata fonte di ispirazione per la Jonas, e il progetto per Venezia estenderà la sua indagine nel lavoro di Halldór Laxness e i suoi scritti sugli aspetti spirituali della natura. Il 20, 21 e 22 Luglio presso il Teatro Piccolo Arsenale di Venezia verrà presentata “They Come to Us without a Word II”, una nuova performance ideata e diretta dall’artista accompagnata da musiche originali composte dal compositore e pianista jazz americano Jason Moran, collaboratore di lunga data dell’artista. Moran suonerà dal vivo, accompagnando l’artista nella performance. All’interno dello performance verranno proiettati dei filmati ri-editati presenti nell’installazione al Padiglione USA.

SVIZZERA — Our Product, Pamela Rosenkranz

Commissari: Swiss Arts Council Pro Helvetia, Sandi Paucic and Marianne Burki. Deputy – Commissioner:Swiss Arts Council Pro Helvetia, Rachele Giudici Legittimo. Curatore: Susanne Pfeffer. 

Pamela Rosenkranz (Uri, 1979) è stata scelta per rappresentare la Svizzera alla Biennale con la mostra “Our Product”. Carneam, Evoin, Gleen, Magmelia, Neoten, Rilin, Solood e Visorb sono come l’aspirina, l’acrilico, il metilene, lo Spandex, il silicone e il titanio, e sono, sia letteralmente che metaforicamente, la materia che costituisce le opere di Pamela Rosenkranz. Anche se non abbiamo familiarità con la maggior parte di questi materiali, la loro onnipresenza influisce chiaramente sul corpo e sulla costituzione psichica dell’essere umano. Tuttavia non è evidente il modo in cui lo fa. Il soggetto umano non è altro che una traccia fluida, un’associazione seriale prodotta da materiali sintetici. La propensione antropocentrica dell’umanesimo si viene quindi a trovare di fronte alla propria obsolescenza: gli esseri umani non sono né l’origine né l’apogeo del pensiero. “Penso che sia più interessante parlare di arte in termini di materiale che determina il lavoro, piuttosto che di identità dell’artista”, ha dichiarato a questo proposito l’artista. Nel suo lavoro Pamela Rosenkranz utilizza materiali all’avanguardia e tecnologie mediche, confrontandosi con i più recenti sviluppi nel campo delle scienze naturali. In “Our Product” l’artista trasformerà il Padiglione Svizzero in un corpo in movimento di colore rosa pelle chiaro, fluido, con un suo odore, una sua lucentezza e un suo particolare suono. Il pigmento da cui è partita l’artista è il prodotto di studi sulla migrazione, sull’esposizione al sole, sulla nutrizione e su altri fattori contingenti ed è stato risintetizzato come formula campione, composta da ingredienti conosciuti solo alla Rosenkranz. In occasione della Biennale l’artista ha anche lavorato ad un francobollo per la Posta Svizzera utilizzando una combinazione appositamente sviluppata di colore che richiama quello della pelle umana.

UNGHERIA — Sustainable Identities, Szila?rd Cseke

Commissario: Monika Balatoni. Curatore: Kinga German.

Il progetto “Sustainable Identities” dell’artista Szilárd Cseke è stato selezionato per rappresentare l’Ungheria alla Biennale, e consiste in un’installazione interattiva che affronta i temi della formazione dell’identità e della sostenibilità. Diviso in tre serie di installazioni, il progetto si focalizza sullo spazio cognitivo creato dall’elettronica e dal movimento. I tubi in stagnola che corrono da una parete all’altra del padiglione contengono palline spinte da ventilatori. I loro percorsi si intersecano creando una rete, che secondo l’artista offre l’opportunità di reinterpretare identità personale su base globale, portando l’attenzione sui limiti, sull’interdipendenza e sulla natura determinata dell’ego e di varie direzioni del pensiero. Il progetto è completato da un’installazione sonora del media designer Ábris Gryllus. Il cortile interno del padiglione, progettato dagli studenti dell’Università Moholy-Nagy di Arte e Design, si trasforma in uno spazio di sperimentazione, in cui i visitatori possono esprimere le loro opinioni sui temi dell’identità e della sostenibilità.  

URUGUAY — Global Myopia II (Pencil & Paper), Marco Maggi

Commissario: Ricardo Pascale. Curatore: Patricia Bentancour.

Marco Maggi per il Padiglione Uruguay presenta Global Myopia II (Pencil & Paper), un’installazione site-specific composta da carta, adesivi e matite per la parte interna del padiglione, e una grande scultura galleggiante per la parte esterna. Il linguaggio astratto dell’artista indaga il modo in cui le informazioni vengono elaborate in un’era globale, e il suo lavoro sfida la nozione stessa di disegno. Carta e matita, i due elementi fondamentali del disegno, si separano e l’atto del disegno viene diviso in due fasi. Un kit portatile composto da 10000 elementi di carta autoadesiva diventano un alfabeto che l’artista ha piegato e incollato sulle pareti del padiglione nei tre mesi che hanno preceduto la Biennale. Secondo quanto ha affermato l’artista, il titolo del progetto si riferisce ad un concetto alternativo di miopia, che intende quest’ultima come la straordinaria capacità di vedere da molto vicino. La miopia permette di mettere a fuoco con cura dettagli invisibili, mettendo in discussione l’accelerazione e l’abuso di relazioni a distanza caratteristiche della nostra epoca.

Repubblica Bolivariana del VENEZUELA — Te doy mi palabra (I give you my word), Argelia Bravo, Fe?lix Molina (Flix)

Commissario: Oscar Sotillo Meneses. Commissario Aggiunto: Reinaldo Landaeta Di?az. Curatore: Oscar Sotillo Meneses. Curatore Aggiunto: Morella Jurado.

Negli ultimi anni, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è diventata l’epicentro di intensi dibattiti e polemiche riguardo la proposta socialista stabilita dai sostenitori di Simón Bolívar. Una delle caratteristiche principali delle dinamiche del cambiamento sociale è il fatto che nessuno spazio è immune al desiderio di trasformarsi, per parlare in modo permanente e lavorare su nuove idee e da diversi punti di vista. Sotto il titolo “I give you my word” il Venezuela è ancora una volta presente alla Biennale con una mostra costituita dal lavoro dell’artista visivo Argelia Bravo e dallo street artist meglio conosciuto come Flix. Il curatore Oscar Sotillo ha ideato una mostra basata sull’uso della parola, mezzo tramite cui i due artisti possono mettersi in relazione sia l’un l’altro che con il pubblico della Biennale. Nel testo curatoriale, Sotillo afferma che “Dietro ad ogni creazione artistica c’è una struttura testuale che può fare sia da protagonista che da struttura concettuale. Le parole e le loro immagini sono ragioni permanenti di riflessione e fonti infinite da cui gli artisti si sforzano di costruire nuove lezioni, immagini, frasi, racconti, poesie, forme e immagini. In questa mostra, i venezuelani danno la loro parola di solidarietà e di impegno per la costruzione di un mondo più giusto, un mondo in cui il senso di dignità, di indipendenza, di rispetto per la Madre Terra e di lotta per la giustizia e la bellezza rappresentano il senso più profondo dell’esistenza umana”.

Ha collaborato Matteo Mottin

SVIZZERA — Our Product,   Pamela Rosenkraz,   The Great

STATI UNITI D’AMERICA —Joan Jonas: They Come to Us Without a Word - Joan Jonas,   The Shape,   the Scent,   the Feel of Things

STATI UNITI D’AMERICA —Joan Jonas: They Come to Us Without a Word – Joan Jonas, The Shape, the Scent, the Feel of Things

RUSSIA — The Green Pavilion,   Irina Nakhova - Irina Nakhova,   Photographic Sketch for The Green Pavilion 2015

RUSSIA — The Green Pavilion, Irina Nakhova – Irina Nakhova, Photographic Sketch for The Green Pavilion 2015