Museo Tamayo, Messico

Museo Tamayo, Interno, Messico

Gustavo Lipaku, Modulario

David Maljkovic, Retired form

Simon Starling – Project for a temporary public sculture

Pierre Huyghe – El dia del ojo

Andrea Fraser – Official Welcome

Steve McQueen – Once upon a time

Pedro Reyes

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Dopo un anno di chiusura per ristrutturazione il Museo Tamayo di Città del Messico ha riaperto le sue porte al pubblico con superfici espositive aumentate del 40%, nuovi spazi per sala educativa, auditorium, negozio e ristorante, servizi e accessibilità migliorati. La ristrutturazione, a dispetto di un incremento così consistente degli spazi (che ora arrivano a quasi settemila metri quadrati) risulta assolutamente rispettosa e perfettamente integrata nell’edificio preesistente, grazie alla scelta di affidarne il progetto all’architetto Teodoro González de León. Questi infatti, autore nel 1979 del progetto originale insieme ad Abraham Zabludovsky, aveva concepito fin dall’inizio il museo come una struttura espandibile “come la crescita di un albero”.

Il museo riapre con una programmazione di ben sette tra mostre personali, collettive e nuove commissioni, il tutto perfettamente all’altezza delle ambizioni di livello internazionale con le quali era stato concepito e fondato negli anni 70′ dall’artista Rufino Tamayo.

All’inaugurazione, domenica mattina, tanta gente comune (alle 13 si contavano già più di tremila visitatori). Tra iniziative collaterali e workshop da segnalare la presenza della bibliotca mobile fondata dall’associazione Alumnos47 e progettata dallo studio Productora.

 Qui di seguito il programma completo delle esposizioni.

Tamayo/Trayectos: retrospettiva di Rufino Tamayo curata da Juan Carlos Pereda e Adriana Dominguez.

El Mañana ya estuvo aqui: collettiva curata da Julieta Gonzalez incentrata sull’idea di modernità e le visioni passate del futuro con opere di: Julieta Aranda, Carol Bove, Fernando Bryce, Gerard Byrne, Johan Grimonprez, Kiluanji Kia Henda, Július Koller, David Maljkovic, Dorit Margreiter, Rita McBride, Steve McQueen, Matthias Müller, The Otolith Group, Pedro Reyes, Jane and Louise Wilson, and works from the collection by Kenneth Armitage, Martha Boto, Sérgio de Camargo, Adolph Gottlieb, Barbara Hepworth, Julio Le Parc, Matta, Henry Moore, Ben Nicholson, Victor Pasmore, Giò Pomodoro, Earl Reiback, Jesús Soto, Simon Starling, Victor Vasarely.

El dia del ojo: progetto di Pierre Huyghe che consiste di tre elementi: l’installazione permanente, sotto al pavimento dell’atrio del museo, di una vasca d’acqua che ospita rocce vulcaniche galleggianti e pesci ciechi, di una selezione di opere scultoree contemporanee e preispaniche e di una pubblicazione che riflette su natura, cultura e rituali a partire dai viaggi in Messico dell’artista dal 1987 in poi.

Primer acto: collettiva curata da Andrea Torreblanca e che analizza il ruolo istituzionale del museo con opere di: Mark Benson, Stefan Brüggemann, Andre Cadere, Mariana Castillo-Deball, Tacita Dean, Thomas Demand, Ceal Floyer, Lucio Fontana, Andrea Fraser, Douglas Gordon, Jonathan Hernández, Adad Hannah, Fritzia Irizar, Adriana Lara, Natalia Martínez, Nils Nova, Goran Petercol, Wilfredo Prieto, Ana Roldán, SUPERFLEX e Pablo Vargas Lugo.

Nueva matematica: personale di Michael Stevenson incentrata su Jesús Martinez Chuchu, un improbabile personaggio la cui attività spaziava dalla matematica, alla poesia, all’essere guardia del corpo di un generale panamense.

Boing, Boing, Squirt: Personale di Ryan Gander realizzata a partire da una collaborazione tra il museo Tamayo e il giardino zoologico di Chapultepec.

Modulario: uno spazio di lettura e relax realizzato su progetto dell’architetto Gustavo Lipkau. Ogni anno lo spazio sarà riprogettato da un autore differente.

 Andrea Balestrero

Biblioteca mobile fondata dall’associazione Alumnos47 e progettata dallo studio Productora