Gastone Novelli, Caro Vietnam (a sinistra) e Tre Onfali (al centro), 1968. Audio: Luigi Nono, Non consumiamo Marx, 1969. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.
Giovanna Silva, Catabasi, 2020. Audio: Lory D, The Sounds of Rome, 1991. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.

Dopo una lunga attesa – tradita dalla chiusura legata alla situazione emergenziale globale che ha procrastinato l’apertura di aprile – è stato inaugurato il progetto espositivo – Museo per l’Immaginazione Preventiva che avvia la nuova stagione del Museo MACRO di Roma sotto la direzione artistica di Luca Lo Pinto. Il progetto, davvero di ampio respiro, non smentisce quanto discusso e presentato durante la conferenza stampa dello scorso febbraio: attraverso una serie di interventi, anche di natura strutturale sulle architetture del Museo, si entra in uno spazio che nulla ha da invidiare alle istituzioni museali al di fuori dell’Italia. Finalmente, il Museo viene ri-connotato e i suoi spazi ri-funzionalizzati per avviare un scambio proficuo, di crasi e, al contempo, di rottura con la canonica fruizione dello spazio museale e delle opere da esso ospitate. La rifunzionalizzazione delle imponenti architetture progettate da Odile Decq manifesta così la possibilità di un dialogo serrato tra contenuto e contenitore che non smette davvero di sorprendere.
Testare le premesse dell’infrastruttura concettuale dell’istituzione in un momento così complesso per il mondo intero dimostra di essere un segnale chiaro e una aperta dichiarazione di intenti che sposa l’interesse a “smettere di pensare al visitatore come a un numero”.
Viene ad essere privilegiata una modalità inedita e una riappropriazione degli spazi che coinvolge, per esempio, gli stessi depositi del Museo riportati alla luce da Giovanna Silva con il progetto Catabasi, una “discesa” per l’appunto, che restituisce un’immagine corale di uno spazio interstiziale divenuto il palinsesto di memorie sovrapposte.
36 gli artisti coinvolti da Lo Pinto, per un totale di 55 opere – molte delle quali create per l’occasione o mai esposte prima – in cui l’accostamento tra figure storiche affermate e figure che hanno portato avanti una ricerca eccentrica stupisce e incontra, incontrovertibilmente, il gusto per una ricerca multidisciplinare in cui la sovrapposizione di livelli molteplici – dai linguaggi più sottili e ricercati, all’evidenza del materiale d’archivio e persino documentario – consente di godere di un progetto in progress che si apre, e si offre, a un pubblico eterogeneo, mettendo sullo stesso piano ambiti diversi quali il cinema, la musica, la poesia.

VIPRA, See how VIPRA is using music to hijack pop culture, 2020. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.
Henry Bond, The Cult of the Street, 1998. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa

Xavier Aballí, Andreas Angelidakis, Archivio Storico Birra Peroni, Archivio Marcello Salustri, Pierre Bismuth, Henry Bond, Corita Kent, Gino De Dominicis, Trisha Donnelly, Melvin Edwards, Morgan Fisher, Philipp Fleischmann, Liam Gillick/Henry Bond, Marcia Hafif, i ready made appartengono a tutti®, Ann Veronica Janssens, Lory D, Marcello Maloberti, Cecilia Mangini, Franco Mazzucchelli, Luigi Nono, Gastone Novelli, Joanna Piotrowska, Emilio Prini, Puppies Puppies, Sarah Rapson, Roberto Rossellini, Seth Siegelaub, Giovanna Silva, Lewis Stein, Nora Turato, Ufficio per la Immaginazione Preventiva, Vipra, Luca Vitone, Nicole Wermers, Eduardo Williams & Mariano Blatt: una rosa di nomi che mette a confronto diverse generazioni e intesse un dialogo tra media disparati, mantenendo dunque ben salda la sfida insita nel concetto di contemporaneità.

Nelle parole del direttore artistico la presenza di opere, documenti e archivi fotografici mira a rafforzare “un’attitudine immaginifica”, propria della mostra e dell’opera tout court. La risata di Gino De Dominicis che accoglie chi entra nell’imponente foyer caratterizza così il doppio binario attraverso cui sembra muoversi la rinnovata architettura concettuale del museo romano: una sfida alla finitezza del contenitore, verso una interrogazione aperta nei confronti dello spazio e dell’opera, un dialogo multi focale che riflette sull’identità stessa dell’istituzione museale rendendola fluida e permeabile.
“Come avviene quando si introducono i contenuti di una rivista a chi vorrà poi sfogliare quelle pagine, le opere esposte sono chiamate ad anticipare temi e protagonisti e a suggerire direzioni e linguaggi che saranno poi messi in pagina […] Questo dispositivo di produzione di conoscenza in continuo aggiornamento si fonda sull’idea di un luogo gratuito in cui poter tornare più volte seguendo propri percorsi di lettura, scanditi non necessariamente da eventi e inaugurazioni, come un’unica grande mostra”.

A sinistra: Archivio Marcello Salustri (slideshow). A destra: Pierre Bismuth, Abstractions, 2019. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.
In primo piano: Andreas Angelidakis, DEMOS Gold Bar, 2018. In secondo piano, a destra: Nicole Wermers, The Long Hello, 2018. Sullo sfondo: Nora Turato, the world is like a cactus, its impossible to sit down, 2019. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.
Eduardo Williams con Mariano Blatt, Parsi, 2018. Veduta della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva — EDITORIALE, MACRO, 2020. Courtesy MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Ph. Roberto Apa.