Un lampo di luce impressiona accidentalmente un fotogramma, nel momento in cui Constantin Brancusi passa da una inquadratura all’altra. Paola Mola, storica dell’arte, interpreta l’incidente attraverso un “montaggio con didascalia”. La singolarità di questa interpretazione è accentuata dal fatto che il “montaggio con didascalia” ha un rapporto molto studiato con l’organizzazione grafica della pagina scritta, al fine di suggerire il vuoto tra i due fotogrammi. Mola ricorda la sensazione di precipizio e d’incommensurabilità provata quando scriveva/montava la pagina.

Il rientro 1.77″ a destra del testo con il rimando alla nota, i segni d’interpunzione che staccano le parole nel punto esatto e la pausa che slarga e svuota orientano il senso di ciò che leggiamo in quel singolare modo che stupì Agostino quando ebbe modo di vedere Ambrogio leggere in silenzio (Confessioni, VI, 3.3). 

Prima della lettura silenziosa o mentale alla quale siamo stati educati era in uso quella ad alta voce. In età greco-romana la modulazione espressiva della voce era indispensabile per far emergere il senso del testo nella scriptio continua, una scrittura sprovvista di interruzioni o spazi fra le parole. La separazione prima fra piccoli gruppi di parole, poi di frasi e infine fra parola e parola e successivamente, a partire dal XIII secolo, la suddivisione dell’opera in capitoli e paragrafi, la distinzione fra lettere maggiori e minori, i sistemi di rimando fra testo e commento e gli indici analitici fecero della pagina così organizzata uno strumento che rese possibile un diverso tipo di lettura: la lectio scholastica, silenziosa o mentale, che trasformò le strategie di pensiero e la mente stessa del lettore. (Guglielmo Cavallo, Del rotolo, del codice e di altri aspetti della cultura scritta antica e medievale in La forma del libro. Dal rotolo al codice – secoli III a.C-XIX d.C., pubblicato in occasione della mostra alla Biblioteca Medicea Laurenziana, Mandragora, Firenze, 2008). 

Il montaggio di Mola dialoga con la pagina della lettura scholastica rendendo permeabile il discorso sull’arte sia alla logica della pagina da leggere mentalmente, sia a quella del montaggio, appunto “con didascalia”, così definito per sottolineare il suo legame con il sistema di lettura. È un caso singolare in cui la grafica della pagina e il montaggio, che è una tecnica artistica (dagli assemblaggi in uso nelle officine ellenistiche – la produzione degli elementi che componevano un oggetto era talvolta suddivisa tra laboratori diversi – a quelli di Auguste Rodin, caratterizzati da salti di scala e passaggi alla fotografia, fino all’estensione novecentesca del concetto di montaggio), entrano in  rapporto con quel sotto-genere letterario che è il discorso sull’arte. Dai primi trattati sulla téchne, finalizzati a trasmettere agli allievi di bottega l’abilità del fare qualcosa di specifico, si sviluppa una storia dell’arte come genere o sotto-genere letterario alla quale Salvatore Settis ha dedicato il saggio La nascita (in Grecia) della storia dell’arte, in Vitruvio e l’archeologia a cura di Paolo Clini (Marsilio, Venezia, 2014). 

Mettendo in rapporto il discorso sull’arte con la costruzione della pagina scritta e con il montaggio, che conserva una sua radice scultorea, Mola penetra l’opera plastica, fotografica e cinematografica di Brancusi in modo molto sottile. La sua pagina è paradigmatica non solo rispetto ai problemi metodologici posti dalla critica che studia l’arte moderna, ma – indirettamente – anche rispetto al modo in cui il discorso sull’arte può interagire con altri generi letterari nelle pratiche curatoriali contemporanee (per esempio la mostra Empty House of the Stare alla Whitechapel Gallery di Londra “scritta” e curata da Tom McCarthy), o con la pratica stessa dell’arte, che a sua volta può interagire con altri generi letterari (per esempio la mostra Treasures from the Wreck of the Unbelievable con la quale Damien Hirst mette in scena la finzione narrativa e romanzesca del ritrovamento di una nave affondata e dei suoi tesori, assegnando al rapporto tra arte e letteratura un profilo inedito). Sono documentati casi anche più complessi d’interazione tra arte, forme narrative e logiche dimostrative, come quello delle polaroid scattate da Melvin Moti, che raccontano la sua visita ai luoghi dove è apparso il fantasma di Katie King: una narrazione visiva che si ristruttura in logica dimostrativa quando tre di queste fotografie, impressionate in modo non fotografico a causa di un guasto alla fotocamera, sono esibite dall’artista come documento e prova certa. Anche in questo caso, come in quello del frammento cinematografico, l’incidente ha un rapporto con la luce.

Brancusi adatta la sensibilità e la grana della pellicola cinematografica (Agfa Isochrome, Kodak Panchromatic, Lumière, Eastman Kodak) al variare dell’intensità e dell’incidenza della luce, che penetra nel suo atelier frangendosi contro marmi, gessi, bronzi spostati e riassemblati di continuo, e di continuo studiati attraverso riprese fotografiche e cinematografiche. In un’intervista rilasciata il 25 novembre 1978, Berto Lardera racconta di aver imparato a fotografare da Brancusi, sostenendo che per lo scultore romeno la fotografia era un’attività critica (Friedrich Teja Bach, Constantin Brancusi. Metamorphosen Plastischer Form, DuMont Buchverlag, Colonia 1987, p. 267). Brancusi dà forma a un’opera plastica, fotografica, cinematografica e forse anche critica, che Mola è riuscita a penetrare innovando la forma del discorso sull’arte, ovvero scrivendo/montando la sua pagina, esempio di un metodo utile per studiare non solo l’arte moderna, ma anche il modo in cui oggi interagiscono generi e sotto-generi letterari, forme del discorso e pratiche artistiche.

La pubblicazione di “montaggio con didascalia”, accompagnato da questa nota a margine, costituisce la parte di un progetto che include la presentazione alla Galleria Milano del numero 23 della micro-rivista d’arte Segnature (martedì 12 ottobre, ore 18:30 – interventi di Elio Grazioli, Paola Lenarduzzi, Narciso Silvestrini e Bianca Trevisan), associata alla proiezione digitale del frammento del film girato da Brancusi. La pagina di Mola e la proiezione del frammento cinematografico si collegheranno idealmente, entrando in rapporto con la presentazione del numero di Segnature. Discorsi che migrano da una rivista d’arte all’altra, immagini e parole che s’incrociano e s’annodano in rete e nello spazio fisico con tagli qua e là. Sullo sfondo l’incommensurabilità del vuoto tra un fotogramma e l’altro, lampi improvvisi e inaspettati.

Galleria Milano, via Manin 13/via Turati 14, Milano
Segnature