*

*

MONTAGGI – ASSEMBLARE COME FORMA E SINTOMO NELLE ARTI CONTEMPORANEE

A Venezia un convegno di due giorni sul tema del montaggio

di Giulia Morucchio

Continua l’impegno di Palazzo GrassiPunta della Dogana nella promozione di incontri culturali e, al contempo, prosegue l’attiva collaborazione tra la fondazione privata e l’Università IUAV di Venezia.

Lunedì 1 e martedì 2 dicembre il Teatrino di Palazzo Grassi ospiterà il convegno internazionale Montaggi – Assemblare come forma e sintomo nelle arti contemporanee, a cura di Cristina Baldacci, ricercatrice nell’ambito della storia dell’arte contemporanea e Marco Bertozzi, regista e responsabile del laboratorio di teoria delle immagini del Dipartimento di Culture del Progetto presso l’Ateneo veneziano. ?Due giornate intense di dialogo, tese a riflettere sull’utilizzo contemporaneo del montaggio e a indagare se tale impiego sia solo una pratica standardizzata o se, invece, questa tecnica sia davvero un mezzo che permette di analizzare e comprendere la realtà nella maniera più efficace.

La constatazione che “In un mondo dove la nozione di unitarietà è andata perduta e dove la vita sembra ricomporsi in costellazioni fatte di tante piccole tessere, gli artisti hanno intuito da tempo che rappresentare il reale è possibile attraverso l’appropriazione e il montaggio dei suoi frammenti. Un’idea che, nelle sue varie declinazioni – collage, ready made, fotomontaggio, assemblaggio, remix, found footage – caratterizza tutto il XX secolo e che oggi, dopo l’apertura del nuovo Millennio e la svolta digitale, interessa gran parte della produzione artistica” sarà il filo conduttore delle numerose presentazioni. Un approfondimento che è utile fare visto che, se si considera l’incredibile quantità di immagini e informazioni diffuse dai media contemporanei ogni giorno, il montaggio non è più solo pratica esclusiva dell’ambito artistico ma riguarda sempre più la quotidianità in senso lato.

Non più esclusivo della pratica cinematografica, il montaggio verrà considerato quale metodo impiegato in diversi settori culturali, in un’offerta disciplinare molto ampia. Al simposio interverranno Eyal Sivan, documentarista e teorico del cinema d’archivio, Pietro Montani docente di estetica dell’Università La Sapienza di Roma, Christa Blümlinger docente di studi cinematografici all’Université Paris 8, Marta Kuzma curatrice e direttrice del Royal Institute of Art di Stoccolma, il filosofo Olivier Schefer dell’Université Paris 1, Angela Vettese curatrice e critica dell’arte attualmente direttore del corso di Arti Visive e Moda presso l’Università IUAV, il direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana Martin Bethenod, Marco Senaldi critico e teorico d’arte, Antonio Somaini professore ordinario di teoria del cinema, dei media e della cultura visuale all’Université Sorbonne Nouvelle Paris 3 e Senior Fellow presso il centro di ricerca IKKM della Bauhaus Universität di Weimar, Angela Mengoni ricercatrice in semiotica, Mario Lupano storico e critico di architettura, Carmelo Marabello professore associato di cinema allo IUAV, l’artista multimediale Antoni Muntadas, Mark Nash scrittore e curatore indipendente, il musicista e compositore Frédéric Sanchez, Daniela Sacco ricercatrice negli ambiti filosofici, psicanalitici e artistici e Francesco Zucconi docente di linguaggi e tecniche dell’audiovisivo all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e alla NABA di Milano.

L’occasione è ulteriormente arricchita dalla proiezione di alcuni film della collezione del Centre Pompidou selezionati da Philippe-Alain Michaud, curatore e direttore del dipartimento di cinema sperimentale del Beaubourg e dalla presentazione di alcune novità editoriali sull’idea di montaggio negli ambiti di cinema, moda, teatro e arti visive.

Di seguito alcune domande a Marco Bertozzi, uno dei curatori dell’iniziativa

 Da cosa è nata l’esigenza di ideare un convegno sul tema del montaggio?

L’idea nasce dalla congiunzione tra le mie ricerche recenti e quelle compiute da Cristina Baldacci, con cui mi sono occupato della curatela dell’evento. Da tempo avrei voluto creare un momento di riflessione sul found footage, che è anche il tema del mio ultimo libro (Recycled Cinema), mentre Cristina sta lavorando nell’ambito dell’arte contemporanea, con una ricerca sul pittore Gerard Richter. Abbiamo unito le forze e, nella fase di ideazione dell’evento, creato un importante comitato scientifico, in grado di offrire sollecitazioni molteplici, con Angela Vettese, Philippe-Alain Michaud, Martin Bethenod, Antonio Somaini e Angela Mengoni.

Come mai proprio adesso ha sentito l’esigenza di fare il punto su un tema come quello del montaggio?

Non penso sia solo un’idea “necessaria” in un momento di forte crisi come quello attuale; nelle arti, come nella vita quotidiana, oggi è fondamentale produrre con quello che si ha, che, apparentemente, è stato dimenticato e che può prestarsi a un non banale processo di risemantizzazione. Nell’architettura si utilizzano vecchi container per progettare nuove abitazioni, nella moda abiti o tessuti dismessi, nel cinema si producono film magnifici a partire da sequenze dimenticate e gli artisti visivi giocano con le immagini del passato per offrire nuove riflessioni estetiche e filosofiche.. Ecco, rimontare il mondo è un’emergenza che investe pienamente tutta la cultura contemporanea.

Quali argomenti vorrebbe che affiorassero da questo incontro?

Vorrei che nell’analisi del “montaggio”, categoria che attraversa e segna l’estetica del Novecento, emergesse soprattutto una prospettiva multidisciplinare. Abbiamo coinvolto registi, curatori, storici dell’arte, filosofi, semiologi,  nell’idea di osservare con lenti diverse la vastità del fenomeno. Fra l’altro, un fenomeno che proprio nella televisione pubblica italiana ha goduto di un laboratorio come “Blob”, che ormai da 25 anni ricicla l’incessante flusso di immagini prodotte dai broadcaster nella prospettiva di donare loro un nuovo senso.

Si tratta del primo di una serie di incontri che, a partire dal linguaggio cinematografico, aprono a riflessioni multidisciplinari? Quali altri aspetti sarebbero ancora da indagare in futuro?

Vorrei evidenziare che questo non è il primo evento di questo tipo; da tempo, con altri ricercatori e docenti dello IUAV, e sempre in collaborazione con Palazzo Grassi, stiamo indagando tematiche analoghe: ad esempio l’anno scorso, con l’iniziativa curata da Angela Mengoni Anacronismi – I tempi plurali dell’immagine, che ha portato a Venezia Alexander Nagel, Georges Didi-Huberman e Philippe-Alain Michaud. E proprio Michaud, nostro Visiting Professor, sta tenendo in queste settimane una serie di lezioni sul tema del montaggio, al Dipartimento di Culture del Progetto dello IUAV. In generale, questa molteplicità di approcci verrà ulteriormente amplificata in un convegno, previsto per la fine del 2015, che dovrebbe aprirsi alla letteratura, all’economia, alla cucina, alla musica… nel tentativo di affrontare il montaggio quale categoria fondamentale per la comprensione del nostro tempo.

L’ingresso all’iniziativa è libero fino ad esaurimento posti e per tutti gli interventi in lingua straniera sarà disponibile una traduzione simultanea in italiano.

Maggiori informazioni sulle biografie degli ospiti e il programma completo del convegno sono disponibili al link:

http://www.palazzograssi.it/it/eventi-arte/convegno-montaggi#sthash.CySshLqN.dpuf

*

*