Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Vista dell’impalcatura con i dipinti sospesi

Testo di di Michela Murialdo

E’ nel preciso istante in cui si varca la soglia di ingresso di Prima Studio a Genova che, le mura medievali che lo ospitano, assumono un’altra veste, lontana nel tempo e nello spazio ma pur sempre così simile a tutto quello che decidiamo inconsapevolmente di lasciare fuori dalla porta. Ad accoglierci c’è un connubio di luci e ombre, flash che squarciano l’oscurità, frammenti di memorie che vogliono imprimersi come fotografie nelle nostre retine e fissarsi come pensieri nella mente.
La prima personale di Giuseppe Mirigliano, 1420,45 MHz, a cura di Anna Daneri, ci offre la possibilità di addentrarci in una dimensione altra, nella quale l’artista interroga alcune delle questioni cruciali della nostra contemporaneità partendo da un’indagine stratificata sul mezzo pittorico e sullo statuto delle immagini.

Il cosmo che Mirigliano riesce a delineare è fatto di vibrazioni, energie, problematiche e urgenze che, unendo il reale con l’astratto, traduce e filtra attraverso la lente del quotidiano. In un elegante bilanciamento continuo tra ordine e caos, la sua ricerca artistica genera una forza di attrazione tra poli di interesse diversi – filosofia, fisica e poesia –, tra nuove possibilità che ne imprimono percorsi e linguaggi. La sua pittura infatti si struttura su una complessità semplice, una dimensione rituale che va dal prendere i pennelli, al preparare i supporti e i colori. Un lavoro in solitaria che negli anni ha portato l’artista a fare della sua pittura una materia scultorea, installativa, capace di fondersi con le architetture e il multimediale, generando così una realtà dilatata.

1420,45 MHz – nome della frequenza d’onda della variazione energetica dell’idrogeno neutro che può attraversare le polveri interstellari, opache alla luce visibile – rende perfettamente l’idea di quella frequenza ricercata dall’artista. La sua capacità di addentrarsi nell’arte con uno sguardo in grado di generare differenti livelli di osservazione lo rende consapevole che dove risiede il colore e la bellezza si insinuano anche il buio e l’orrore, generati dal dolore della storia, della guerra e di una società ancora improntata sulla schiavitù. Sono queste le storie che Mirigliano dipinge a olio lungo un nastro di tessuto avvolto a figurare una colonna che da terra sale fino al soffitto, come a voler sfondare lo spazio e liberarsi all’esterno, in una sorta di Torre di Babele fatta di miniature e campi cromatici provenienti dall’Africa e diretti verso il Mediterraneo. I ricordi e le narrazioni dell’orrore delle ingiustizie, come in un vortice che spinge verso l’alto, genera una migrazione del colore che arriva all’astrazione.

Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Still video
Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Still video

Quelle immagini ritornano nella video-installazione che accoglie lo spettatore all’ingresso divenendo in qualche modo il fulcro di raccordo di tutta la mostra. L’audio, costituito da una serie di racconti e testimonianze, simili a delle confessioni, scava in profondità e apre un varco in una dimensione sacra, lontana, pronta a simboleggiare la coralità dell’espressione umana, fatta di viaggi ed esperienze, tensioni e superamenti di barriere fisiche e mentali. Il video è costruito come un collage di memorie, flash che alternando luci e ombre a immagini fotografiche della guerra in Abissinia, riscrivono un nuovo linguaggio impostato sull’astrazione e la smaterializzazione delle forme. Il diaframma/foglio sospeso al centro della proiezione diventa un prolungamento della sagoma umana che, immobile dinanzi a quel flusso di coscienza, trattiene tutto al suo interno mentre ciò che fuoriesce dal riquadro sembra dirigersi altrove, disperdendosi in una sovrapposizione temporale tra passato, presente e futuro.
Alle nostre spalle invece, sospesi in alto sulle impalcature che sorreggono le volte dello spazio, come leggere quinte teatrali pronte ad aprirsi maestose, sono presenti una serie di dipinti su carta.
Ciò che interessa a Mirigliano sono anche i frammenti di un disegno che, anche se ormai “distrutto” nella sua immagine pittorica tradizionale, lentamente prende forma nella nostra mente, riempiendo nuovamente i vuoti. Installati a terra, una serie di cerchi dipinti, creano un insieme di elementi in sospensione che spingono ad andare oltre la superficie del pavimento per entrare nel campo delle connessioni e continue metamorfosi della realtà. Infine, quasi impercettibili, una serie di mine di grafite posizionate sul muro; punti neri collocati come a voler formare una costellazione, che rimanda concettualmente al video iniziale. Queste evocano quell’energia propria della pittura di Mirigliano mostrando come questa ipotetica fine possa invece essere l’origine di un percorso più grande, in continuo equilibrio tra l’energia emanata e l’intrinseca fragilità propria dell’uomo.

Fino al 21 Novembre 2020

Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Colonna di nastro di tessuto dipinto ad olio (2019/2020)
Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Installazione a pavimento, con parti di dipinti olio su carta (2019/2020)
Giuseppe Mirigliano, 1420,405 MHz – Grafica di un quadro sospeso alle impalcature (2020)