• Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view
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  • Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017
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  • Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view
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  • Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna
  • Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna
  • Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna
  • Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna
  • Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

English text below

Viasaterna presenta Milan Unit di Ramak Fazel. L’artista ha creato per questa occasione un archivio contenente elementi che vanno dal 1994, anno del suo trasferimento a Milano, fino al 2009, quando ha fatto ritorno negli Stati Uniti. L’effetto del dislocamento geografico e le contraddizioni intrinseche dell’identità culturale sono i temi al centro della produzione artistica di Ramak Fazel. Lavorando all’interno, intorno e talvolta contro le tradizioni della fotografia e dell’installazione, ha esaminato l’idea dell’individuo come riflesso del luogo da cui proviene, ma ha anche approfondito le influenze culturali e territoriali che esso subisce, in un’epoca dominata dalla smaterializzazione dei corpi e dal potere (invisibile) del ‘virtuale’.
Iraniano di nascita, Fazel ha vissuto per la maggior parte della sua vita in America e per un periodo più breve in Italia, a Milano.
Milan Unit si presenta come un’ ‘opera aperta’ che si svilupperà fino al 14 settembre 2018

Domitilla Argentieri Federzoni ha posto alcune domande a Ramak Fazel —

ATP: Milan Unit si presenta come un archivio, a cui hai lavorato dal 1994 al 2009. Ultimamente il tema dell’archivio nelle mostre e più generalmente nell’arte sta diventando molto frequente. Cosa ne pensi? Soprattutto, in quest’epoca in cui gli archivi sono stati smaterializzati e digitalizzati, quale credi sia l’importanza dell’archivio?

Ramak Fazel: Quando ho costruito quest’archivio ero molto consapevole del periodo storico che stavo vivendo. Volevo rispondere a una serie di pressioni che avvertivo sia nella mia esperienza di fotografo editoriale che di fotografo di strada. Ho percepito come l’Iphone fosse una grande novità e come i social media fossero improvvisamente in voga: l’esplosione di immagini generate da questi fenomeni è stata una ovvia conseguenza.
Grazie a questo progetto ho definito una sorta di manuale in grado di contestualizzare la transizione dalla cultura analogica a quella puramente digitale. Era importante per me affrontare questo per preparare l’archivio.
Per quanto riguarda la tendenza dell’archivio come trend artistico credo che sia un concetto che esiste da molto tempo, molti artisti hanno lavorato con l’archivio, da Duchamp fino ad artisti più contemporanei. Volevo intenzionalmente che il tutto mantenesse una sorta di stato caotico. Ci si possono leggere diversi livelli di significato. Non è interamente codificato o indicizzato.

ATP: Hai fatto una selezione di lavori da esibire e altri che possono essere consultati…

RF: Con i curatori abbiamo optato per una selezione delle immagini in una serie di raccoglitori e il pubblico può cercare nei raccoglitori trovando gli argomenti che più sono di loro interesse e ordinarne una stampa, una gallery print. Le stampe saranno prodotte usando il metodo storico: quello analogico, che si compie attraverso un procedimento chimico…

ATP: Quindi ci saranno gli strumenti per rendere questo possibile?

RF: No, non nella galleria. Servirà del tempo affinché le stampe vengano prodotte e una volta fatto verranno presentate.

Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view

Ramak Fazel – Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 – Installation view

ATP: Credo che il concetto dell’attesa, del tempo sia molto collegato anche al passaggio dal digitale all’analogico a cui abbiamo accennato prima…le tecniche analogiche hanno bisogno per definizione di più tempo.

RF: Sì, ci si mette più tempo ma questo è anche parte del fascino dell’analogico: aspettare, avere pazienza.

ATP:  Abbiamo parlato di Milan Unit dal punto di vista prettamente artistico, ma cosa significa questo archivio nel contesto della tua vita privata? Biograficamente? E per quanto riguarda il tuo background? È stato in qualche modo terapeutico per te riordinare e selezionare questi oggetti?

RF: Sicuramente l’idea di questo archivio mi è arrivata dal profondo. In questo modo ho trattato temi come l’identità, l’identità transnazionale, addirittura alcune parti raccontano della mia salute e della mia salute mentale: è una capsula che ha reso possibile tutta l’operazione. Sai, le dimensioni fisiche dell’archivio sono abbastanza contenute, non si tratta di qualcosa di enorme. Mi ha permesso di avere una chiusura, per quanto parziale, con un periodo della mia vita. Ma ha anche reso performativo quello stesso periodo, vedo quel periodo della mia vita come una performance.

ATP: Lo consideri come una biografia materiale?

RF: Sì, questo vale per qualche elemento ma ci sono anche molti riferimenti storici potenzialmente significativi a proposito del design italiano, dell’architettura. Tale materiale culturale viene mostrato nel tempo come una serie di intersezioni fra le persone. L’intersezionalità è, in questo senso, una qualità che attribuisco agli italiani.

ATP: Ma se l’archivio è contenuto nelle dimensioni, avrai dovuto tagliar fuori qualcosa. Quindi hai fatto una selezione…

RF: Sì, è vero. Sono passato attraverso un processo di selezioni e ho tentato di non selezionare troppe cose. Ma con alcuni elementi sono stato molto duro scartandoli, come è successo per delle parti che avevano a che fare con i vestiti, per esempio, o i mobili, o gli oggetti industriali e che per me non avevano un gran significato. Ma ho anche lasciato molti elementi imperfetti, molti fallimenti.

ATP: Quindi la tua selezione è stata molto onesta.

RF: Sì, credo proprio di sì. Molti testi, per esempio, contengono elementi rivelatori che potrebbero compromettere altre persone. Un altro dei temi che mi sta a cuore è il discorso della proprietà intellettuale. La questione copyright sta attualmente emergendo come campo di indagine e vorrei che questa mostra affronti anche questo argomento.
Milan unit è una proposta per organizzare il tempo passato nel presente per il futuro. Nell’assemblare questo progetto ero molto consapevole ma al contempo incerto del futuro. Ho costruito una sorta di motore generativo: da qui posso prendere alcuni contenuti e creare una strategia per le prossime mostre o, magari, un’istallazione. Il materiale di Milan Unit è come una costola, può dare vita a molte cose differenti.

Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view

Ramak Fazel – Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017

Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view

Ramak Fazel – Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 – Installation view

Milan Unit | Interview with Ramak Fazel

Viasterna presents Milan Unit by Ramak Fazel. The artist has built for the exhibition an archive containing elements from a period of time from 1994 (the year when he moved to Milan) until 2009 (the year when he moved back to U.S.A.).

The affect of geographic displacement and the inherent contradictions of cultural identity are themes at the heart of Ramak Fazel’s cultural production. Working within, around and sometimes against the traditions of photography and installation, he has examined the idea of the individual as a reflection of place and an expression of influences.
Born in Iran, Fazel lived in America for most of his life and, for a shorter period, he lived in Italy, in Milan.

ATP: You made this archive collecting elements from 1994 to 2009. Lately it’s somehow popular to make exhibitions or contemporary art projects focusing on the theme of archives. What’s your opinion about this? What about this period where physical archives are getting more rare because of the over-digitalization of everything?

Ramak Fazel: When I made this archive I felt very aware of the historical period that was taking place and photography was in and I wanted to respond to a series of pressures that I was feeling, both in my experience as an editorial photographer and as a street photographer. I felt that the I-phone had just emerged and social media was being a trend and there were an explosion of photographs being generated. I wanted my experience in Italy to not necessarily come to an end but I wanted to have a definite handbook in the context of the millennium and in this kind of transition from analogue culture to what was emerging as purely digital form. So I felt important to do that, to prepare this sort of archive. The archive as a kind of fashionable trend I think it’s existing from a very long time, many artists worked with the archive from Duchamp and also more contemporary artists. I wanted this archive to intentionally maintain a kind of chaotic state.
It has also a way were different kind of levels of meaning can be derived from it. It’s not entirely codified, it’s not entirely index.

ATP: You made a selection of works to exhibit and it could be consulted…

RF: With the curators here we made a selection of images that will be in a series of binders on their own and the public can search in those binders finding subject matters that interest them and order a print. A gallery print. The prints will be prepared, will be produced using the proper historical production method: analogue, chemical prints…

ATP: So will there be the machinery to do this?

RF: There won’t be in the gallery. It will take a period of time to be produced and then it’ll be presented once the material is produced.

Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view

Ramak Fazel – Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 – Installation view

ATP: I guess this time you’re saying it’s linked to the same thing we were saying before, the confrontation between analogue and digital, so analogue things take time…

RF: It does take longer…and that’s also part of the appeal, and to wait, the patience…

ATP: We spoke about the artistic part, but what does this archive means to you in terms of personal life? Biographically? And with your background? Was therapeutic somehow to tide up these objects?

RF: This archive certainly came from a very deep place. This archive is about identity, transnational identity, there are segments of this archive about my health, about my mental health, it’s a capsule that aloud me this operation. You know the physical dimension of it’s pretty well contained. It’s not overly huge. It aloud me to bring a partial closure to a period of my life. It aloud that period also to be performative, that period of my life felt like a performance.

ATP:  Is this like a material biography somehow?

RF: Somehow some component of that but there’s also historical references potentially significant about Italian design, architecture, there’s a lot of relationships that Italian facilitated between industry, between editorial clients, between friends,… so I think this archive shows again the material culture of the time a series of intersections in between people and I think this is a very unique Italian quality.

ATP: but if you made it contained, you needed to cut out something. So you made a selection…

RF: Yes, that’s true. I made in this selection process a lot of attempts to not select too much. But certain things I was very brutal about cutting out, certain things that have to do with clothes, for example, or furniture, or industrial objects, that didn’t have great significance. But I also left a lot of imperfect things and a lot of failures.

ATP: so this selection it’s quite honest…

RF: I think so, yeah. And also in a lot of the textual elements there are some very revealing things, compromising things about other people too. Other people in compromising situations. Another topic that for me it’s important it’s the issue of intellectual propriety. The copyright issue are also emerging as a sort of inquiry of conversation and I also want in this exhibition to address that.
Milan unit is a proposal to organise time that’s past in the present for the future. When I did assemble Milan unit I was very aware and uncertain about the future. What Milan unit enables me to do it’s a kind of generative engine: from Milan unit I can take out certain contents and create an exhibition strategy and installation. The material in Milan unit it’s like a rib, it can bring life to many different things.

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Ramak Fazel - Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 - Installation view

Ramak Fazel – Milan Unit, courtesy Viasaterna 2017 – Installation view