© Fosbury Architecture

Nel testo che seguirà verrà tracciato un breve excursus delle tematiche affrontate durante la talk del collettivo di architetti Fosbury Architecture con Azzurra Muzzonigro in occasione della settimana milanese dedicata all’architettura, il Milan Arch Week.

Due libri vengono innanzitutto utilizzati per strutturare le possibilità del discorso, due libri come punto di partenza per le due direttrici della ricerca di FA.

Da un lato The End of the Earth di Jonathan Franzen, da un lato il come instaurare un percorso che sorpassi i limiti dell’architettura stessa, che la esponga alla radicalità, poiché le attuali premesse in cui inciampiamo ogni giorno mostrano come i nostri tentativi di sostenibilità non abbiano un riscontro immediato. La dimensione di tutte le azioni umane resta e rimane una scala di immense grandezze e dimensioni.

L’altro libro è The limits of growth: testo edito dal MIT, in cui già nel 1972 veniva analizzata la crisi globale tramite una possibile tracciabilità di previsioni di consumo delle risorse primarie, trasformazioni globali e crescita delle città. Queste previsioni ad oggi appaiono ancor di più concrete e realizzate.

I percorsi del collettivo di architetti sono quindi due. Il primo: la green e sharing economy, la necessità di un forte individualismo che si traduce in spazi sempre più autonomi e a portata del singolo individuo, un appiattimento del gusto connotato da Ikea e dalla sua relativa manipolazione dei luoghi. A tal proposito appaiono funzionali alcuni riferimenti citati durante la lecture: il Google Office a Budapest o il Crazycat Bar a Milano. Tutto molto cozy e standardizzato.
La riflessione ricade allora sulla produzione di spazi di resistenza per individui sociali. Fosbury Architecture prende in esame tutti quei luoghi, oggetti e al contempo ambienti del passato come letti a baldacchino, alcove, studioli per riadattarli ad attività contemporanee.
Si prenda come esempio lo studiolo per un gamer, luogo di lavoro e spazio del quotidiano, presentato in occasione della Chicago Architecture Biennal del 2017.

Ma i modelli proposti per diversi utilizzi non finiscono qui.

In occasione del progetto Redrawing the theory | Redrawing the house organizzato da Parasite 2.0 nel 2016 per gli spazi di Villa Vertua Masolo FA presentano il progetto Ganzefeld. Ambienti di resistenza per individui sociali che sottolinea nuovamente la riflessione su un possibile ripensamento degli spazi privati, un meccanismo per il quale possono ancora esistere spazi non del tutto codificati.

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Ecco che vediamo allora Conversation Pit, Bath Unit, Meditation Room, Game Pod, Pregadio e Boudoir.

II tutto si racchiude nel modello generico di quella che è un’evoluzione di quella No-Stop City che Archizoom progettò nel 1971 e che viene aggiornata da FA in Domestic Factory (2016). L’altro lato del racconto e della radicalità di FA ricade su una dimensione post-human che guarda a progetti legati a aree già compromesse. Come inserire la progettazione in luoghi che non sembrano avere possibilità di recupero?
La decisione è molto forte: l’esclusione dell’uomo dal paesaggio, dallo scenario e dal luogo.
Questo è quello che propone un progetto come quello legato a Marghera con cui FA hanno partecipato al Venice Pavilion durante la Biennale d’Architettura di Venezia del 2016.

Il progetto si chiama M.U.R.O. e istituisce una barriera concreta con il centro storico per preservare l’area o lasciarla libera a nuove eventuali trasformazioni.
Un altro oggetto teorico di rilievo nella ricerca degli architetti e nel quale siamo inciampati recentemente, proprio durante Manifesta a Palermo, è il caso di Incompiuto: la nascita di uno stile. Realizzato in collaborazione con Alterazioni Video, analizza in un Gran Tour contemporaneo le rovine di oggi, in scenari privi di nessuno la documentazione durata dieci anni rimarca la presenza di queste strutture giganti mai finite e completate.

Nuovamente l’uomo non è presente. L’antropocentrismo deve fosse essere analizzato con il suo repentino allontanamento.

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Fosbury Architecture: Un collettivo italiano di progettazione e ricerca architettonica con sede a Milano e Rotterdam. F.A. si dedica ad una vasta gamma di progetti, dalle strategie urbane agli ambienti domestici, da fanzine indipendenti a labirinti. Il lavoro di F.A è stato premiato in diversi concorsi ed esibito in svariate mostre tra cui le biennali di Chicago (2017) e Venezia (2016) Biennale ed Adhocracy Athens (2015). F.A è curatore di Incompiuto-La Nascita di uno Stile.

Azzurra Muzzonigro è architetto e professore a contratto al Politecnico di Milano. Ha conseguito un MSc in Building and Urban Design in Development alla Bartlett UCL e un PhD in Urban Studies all’Università degli Studi Roma Tre. Coordina l’attività didattica e culturale presso lo studio Stefano Boeri Architetti ed è cofondatrice della piattaforma di ricerca “Waiting Posthuman”

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