• Mika Taanila, Black and White Movies. Le feu follet (The Fire Within), 2013
  • Mika Taanila, Future Is Not What It Used To Be, 2002
  • Mika Taanila, Futuro – A New Stance for Tomorrow, 1998
  • Mika Taanila, The Most Electrified Town In Finland (2012) on show at CAM St. Louis. Photo Laurent Torno
  • Mika Taanila, Optical Sound. Photo Jussi Eerola : Kinotar, 2005
  • Mika Taanila, Trectonic Plate, 2016
  • Mika Taanila, Trectonic Plate, 2016
  • Mika Taanila, RoboCup99. Photo Jussi Eerola : Kinotar. 2000

Alter ego di David Bowie in L’uomo che cadde sulla terra. Questa è la prima immagine che ci suggerisce la curatrice Lorenza Pignatti per raccontarci il cineasta e artista visivo finlandese Mika Taanila. “Memoria esterna” è la prima personale dell’artista in Italia, un’occasione per avvicinarsi alla sua complessa e affascinante ricerca. “Archivio, memoria, obsolescenza mediatica e archeologia del futuro sono al centro delle sue opere in cui i confini e i punti di connessione tra arte, fotografia, cinema sono estremamente porosi e si intrecciano con le suggestioni letterarie di Harry Salmenniemi e di J.G. Ballard.”
La mostra è ospitata dal 23 marzo al 27 maggio alla RITAURSO Artopiagallery e presenta presenta sei fotogrammi realizzati senza l’ausilio della fotocamera, tratti dalla serie Black and White Movies (2013) e il film in 35mm Optical Sound (2005) in cui, attraverso sofisticate e complesse tecniche di ripresa, documenta il lavoro di antiche stampanti ad aghi che vengono trasformate in inaspettati strumenti musicali low-tech.

Segue l’intervista con la curatrice Lorenza Pignatti —

ATP: Come hai scoperto il lavoro di Mika Taanila e quali sono gli aspetti della sua ricerca che più ti hanno affascinato?

Lorenza Pignatti: Avevo visto la sua video installazione The Most Electrified Town in Finland a dOCUMENTA (13), riguardante la costruzione del terzo reattore della centrale nucleare Olkiluoto in Finlandia. Mi avevano colpito sia il soggetto del lavoro (è il primo reattore ad essere costruito in Occidente dopo il disastro di Chernobyl e nessuno ne parla) sia la bellezza delle immagini, non sempre gli artisti sono degli ottimi filmmaker, e viceversa. L’anno successivo ho visto la sua personale al Kiasma di Helsinki ma l’ho conosciuto personalmente solo nel 2014 al Oberhausen Kurzfilmtage. Lunga vita a quel meraviglioso festival (!) che ancora propone e indaga gli aspetti più sperimentali dell’immagine in movimento, in un clima informale e partecipato. In quell’occasione Taanila aveva curato il film program Memories Can’t Wait – Film without Film con opere filmiche in cui veniva sottratto il supporto fisico non solo la pellicola o il supporto digitale, ma anche la proiezione stessa, che dà corpo all’esperienza di un film. Vi erano gli Abstract film realizzati nel 1967 da Valie Export presentati dall’artista stessa, il radiodramma Weekend (sound collage for a dark cinema) ideato dal regista Walter Ruttmann del 1928 e la performance di Chris Petit e Emma Mathews, basata su un evento realmente accaduto a Dallas il 22 novembre 1963, per ricordarne solo alcuni. Quella straordinaria rassegna mi ha fatto conoscere un altro aspetto del suo lavoro, legato all’immaterialità dell’esperienza percettiva.Tornata in Italia ho organizzato una rassegna dei suoi film per I Boreali, Nordic Festival. Lo scorso anno al Milano Film Festival Taanila ha presentato Tectonic Plate, film d’animazione astratto, e quest’anno sempre a I Boreali è stato proiettato il lungometraggio Return of the Atom, e ora finalmente, grazie a Artopia, ho curato la sua prima personale in Italia.

ATP: Prima di cimentarsi con il cinema, Mika Taanila ha compiuto studi di antropologia. Quanto questa disciplina ha indirizzato i contenuti della sua produzione?

LP: Taanila non lavora mai su mitopoiesi personali, cerca invece di individuare il significato storico e culturale di utopie passate che diventano archeologia del futuro attraverso l’utilizzo di found footage film, archivi e avanzate tecniche di ripresa. Alcuni esempi: nella video installazione presentata a dOCUMENTA di cui parlavo sopra, e nel film Return of the Atom (co-diretto con Jussi Eerola) si è occupato della dipendenza dalle fonti energetiche e delle conseguenze che possono avere nell’ecosistema futuro. Nel film Futuro: A New Stance for Tomorrow ha utilizzato film amatoriali e d’archivio per ripercorrere la storia delle “Futuro House”, unità abitative mobili realizzate in plastica dall’iconica forma Space Age, la cui produzione è stata interrotta con la crisi petrolifera del 1973, proprio nel momento in cui erano diventate icone riconosciute a livello internazionale, e che appartengono ora a collezioni di musei, il Central Museum di Utrecht, dal Boijmans Museum di Rotterdam, dall’Università di Canberra.
Il film The Future Is Not What It Used To Be riguarda Erkki Kurenniemi, esperto di robotica e pioniere della musica elettronica in Finlandia. La sfida di Kurenniemi era rivolta ai dispositivi scientifici a lui contemporanei e a quelli del futuro, in grado, secondo la visione cyber-utopica della controcultura degli anni ’60, di riformulare l’esperienza percettiva e sensoriale attraverso linguaggi e temi legati tra loro come la scienza, l’interattività, l’archivio e la musica.
E ancora, con il film RoboCup99, ha raccontato il campionato mondiale di robot-calciatori organizzato a Stoccolma nel 1999, in cui un appassionato pubblico di ricercatori e scienziati si interroga sulle potenzialità, calcistiche e non solo, degli umanoidi.

Mika Taanila, The Most Electrified Town In Finland on show at dOCUMENTA (13). Photo Anders Sune Berg

Mika Taanila, The Most Electrified Town In Finland on show at dOCUMENTA (13). Photo Anders Sune Berg

ATP: In merito alla mostra che curi da RITAURSO Artopia, Memoria Esterna, l’artista ha selezionato sei fotogrammi realizzati senza l’ausilio della fotocamera, tratti dalla serie Black and White Movies (2013). Mi racconti la gestazione di questa serie e la tecnica che Taanila ha utilizzato per la realizzazione?

LP: Per questi fotogrammi, realizzati senza l’ausilio della macchina fotografica, la memoria è stata per lui una sorta di “Time Machine” che ha determinato nuove iconografie. Su alcuni VHS, che erano parte del suo archivio, è intervenuto con azioni violente che ricordava essere presente in alcune scene violente del film. Se nel film qualcuno torturava un prigioniero con un lanciafiamme lui faceva lo stesso con la videocassetta. Se il protagonista sbatteva la testa contro una roccia, lui sbatteva la videocassetta contro una roccia. Al termine delle performance ha raccolto i resti dei VHS su carta fotosensibile in camera oscura e ha nominato ogni fotogramma con il titolo del film da cui è stato tratto. I Black and White Movies ricordano i bellissimi, monumentali Angel di Bruce Conner e le rayografie di Man Ray, che Ray definiva “immagini che sono ossidazioni di desideri fissati dalla luce e dalla chimica”.

ATP: Come nasce l’attrazione-ossessione di Mika Taanila per i VHS?

LP: La sua fascinazione ha a che fare con il tema della memoria e con la difficoltà a trattenere i ricordi. L’aspetto granuloso e imperfetto delle immagini analogiche, estremamente diverso da quello clinico del digitale, è per lui analogo al modo di ricordare della mente umana che trasforma e reinventa gli eventi del passato. I VHS vengono individuati come supporti “umani” che riflettono il suo modo “granuloso” di pensare e ricordare.

ATP: Nel film in 35mm Optical Sound (2005), l’artista ci riporta indietro nel tempo, in un’era analogica ben lontana dall’immersione digitale che ci ha investito negli ultimi anni. Mi introduci questo film e le sue particolarità?

Con Optical Sound Taanila indaga il significato storico e culturale dei dispositivi della visione in rapporto allo sviluppo della cultura dei media. Molto si parla di “digital humanities” e di “ingegneria umana” ed è per lui determinante capire come e quanto la tecnologia stia influenzando la coscienza e la mente dell’uomo, soprattutto oggi che i cambiamenti tecnologici sono così rapidi, e le tecnologia diventano presto obsolete. Taanila ha registrato il suono di vecchie stampanti ad aghi al lavoro, trasformate in strumenti musicali low tech dal collettivo canadese [The User], per una performance live al Kiasma Theatre di Helsinki. Per il visual ha montato immagini riprese da telecamere di sorveglianza, time-lapse notturni e fotocopiato su pellicola una partitura musicale. Un’opera che visualizza il “Presente continuo” di cui scrive Douglas Rushkoff nell’omonimo libro, in cui temporalità molteplici, passato, presente e futuro si sovrappongono tra loro.

L’aspetto sonoro è molto importante nel suo lavoro, nel corso degli anni ’90 ha girato videoclip per gruppi musicali underground, e da una decina d’anni affida a Mika Vainio, fondatore di Pan Sonic, la composizione delle colonne sonore dei suoi film.

ATP: Nel testo critico che hai scritto in occasione di questa mostra, citi  Harry Salmenniemi e J.G. Ballard per la loro influenza sull’opera dell’artista. In che modo Taanila ha assorbito le suggestioni letterarie di questi due scrittori? Ci sono delle opere in cui è evidente la loro ascendenza?

LP: Nel testo che citi il riferimento è a Tectonic Plate, film d’animazione astratto che Taanila ha realizzato senza mai utilizzare la cinepresa, incidendo e fotocopiando direttamente sulla pellicola, seguendo i codici del cinema lettrista di Isidore Isou, Maurice Lemaître e Guy Debord. Il film è la storia di un anonimo viaggiatore che di ritorno da Tokyo rimane bloccato in un hotel all’aeroporto di Helsinki. Non vi sono dialoghi, ne voci off, solo alcuni testi riguardanti controlli di sicurezza, la paura di volare e diverse time zone che si sovrappongo tra loro, scritti dal poeta finlandese Harry Salmenniemi. Ancora non tradotto in Italia ma acclamato in patria, i testi del giovane poeta sono in perfetta sintonia con l’inner space di cui scrive Ballard in diversi suoi racconti, l’autore che ha individuato con grande anticipo le simbologie e le mitopoiesi del tempo presente, e polverizzato le barriere tra arte e scienza, pubblicità e letteratura, catastrofi ecologiche e viaggi spaziali.

ATP: Mika Taanila è tra gli artisti rappresentanti del Padiglione Nordico alla prossima Biennale di Venezia. L’artista ti ha raccontato con che opera sarà presente a questo importante appuntamento? 

LP: Sì, ne abbiamo parlato, il progetto è in qualche modo un follow-up dei Black and White Movies, con una particolare attenzione al tema della memoria e della letteratura cinematica.

Mika Taanila, Return of the Atom. Photo by Jussi Eerola / Kinotar, 2015

Mika Taanila, Return of the Atom. Photo by Jussi Eerola / Kinotar, 2015

Mika Taanila, Optical Sound. Photo Jussi Eerola : Kinotar, 2005

Mika Taanila, Optical Sound. Photo Jussi Eerola : Kinotar, 2005

RITAURSO Artopiagallery presents the first solo show in Italy by Mika Taanila (Helsinki, 1965), one of the artists representing the Nordic Pavilion at the next Venice Biennale.

Archive, memory, and an archeology of the future are the essence of his film, photography and documentary work. The artist and filmmaker studied anthropology before devoting himself to cinema, and the desire to explore the history and forms of reality has always been present in his work. A poetics of reality in which archive materials, obsolete media such as VHS tapes, found footage, photographs, images from TV and contemporary advanced film techniques are precious sources for reflecting on the ways in which technological devices, and their obsoleteness, have redefined the mediascape.

The exhibition, entitled memoria esterna and curated by Lorenza Pignatti, presents six photograms realized without the aid of a camera, taken from the series Black and White Movies (2013). Taanila has chosen some titles from a collection of classic black and white films (from 1924 to 1995), recorded on VHS, of which the artist recalled violent scenes which he then enacted on the VHS tapes themselves. The “remains” of the videocassettes were then collected, placed on photosensitive paper in a darkroom and exposed to the light directly. Further experimentation is featured in the film Optical Sound (2005), in which, by means of sophisticated filming techniques, Mika Taanila has documented the work of antique dot matrix printers that are transformed into unexpected low-tech musical instruments by [The User]. A hypnotic symphony that seduces the listener with its abstract and apparent imperfection, in which the new emerges from the old, to then return to its obsoleteness.

Mika Taanila (1965) lives and works in Helsinki. Filmmaker and visual artist, his works have been exhibited in important international group shows, including Aichi Triennale (2013), dOCUMENTA (2012), the Shanghai Biennale (2006), the Berlin Biennale (2004), Manifesta (2002) and the Istanbul Biennale (2001). His solo shows include balzer projects, Basel (2016), Kiasma Museum of Contemporary Art di Helsinki (2013-14), Museum of Contemporary Art St. Louis (2013), TENT, Rotterdam (2013), Galleria Heino, Helsinki (2010), Badischer Kunstverein, Karlsruhe (2008), Dazibao, MontrÈal (2007) and Migrosmuseum, Zurich (2005). Taanila’s films have been featured at more than 300 international festivals and special events, including the Toronto International Film Festival, IFFR Rotterdam, the International Short Film Festival in Clermont-Ferrand, Karlovy-Vary Film Festival, Midnight Sun Film Festival, CPH: DOX IDFA in Amsterdam an the Oberhausen Kurzfilmtage. His films have been shown in Italy at Pesaro Film Festival in 2005 and at the Milan Film Festival (2016), at the latest edition of I BOREALI, Nordic Festival and in the 2015 edition with a retrospective about his work at the Oberdan cinema in Milan. In 2015 he was given the Ars Finnica award. Mika Taanila is among the representatives of the Nordic Pavilion at the 57th International Art Exhibition, the Venice Biennale.

Mika Taanila, Futuro – A New Stance for Tomorrow, 1998

Mika Taanila, Futuro – A New Stance for Tomorrow, 1998