65_Marzia Migliora, Lo spettro di Malthus, 2020, Museo MAGA, Gallarate, Photo © Renato Ghiazza
Marzia Migliora, The cage, 2019-2020. Iron and wood elements, straw, blinders, diorama box, engraved salt block, horseshoe and horse tail, 265 x 300 x 300 cm. Photo by Renato Ghiazza. Courtesy: the artist; Museo MA*GA.

Il curatore Matteo Lucchetti presenta così Lo spettro di Malthus, mostra personale di Marzia Migliora, allestita al museo MA*GA di Gallarate. La mostra, realizzata grazie al sostegno di Italian Council, sarà visibile fino al 13 dicembre 2020. Il progetto trasporta il visitatore nelle viscere della terra, nelle miniere siciliane d’estrazione del sale – come Alice nella tana del bianconiglio – per esplorare le contraddizioni, i paradossi e la violenza del capitalismo e del nostro passato coloniale. Sostenibilità, rapporto tra specie diverse, agricoltura, emergenza climatica, sfruttamento lavorativo, cibo e questioni di genere sono solo alcune delle tematiche che l’artista indaga nella sua ricerca di natura antropologica, filosofica e sociale. Attraverso una pratica multimediale, che spazia dal video all’installazione, alla performance, al disegno, Marzia Migliora dialoga con il pubblico, pone critiche e interrogativi. “L’arte e il museo assumono così una funzione che supera di gran lunga l’atto estetico, ponendosi come fattore trasformativo culturale e sociale.” La trasformazione sociale che i lavori dell’artista presuppongono, come sottolinea Alessandro Castiglioni, conservatore del museo, si traduce in un percorso allestitivo site- specific, immersivo e coinvolgente.

Se lo spettro richiama alla mente un passato fantasmatico e la pluralità di mondi possibili e immaginabili originata dall’arte e dalla risignificazione del linguaggio, Malthus evoca la teoria economica dell’omonimo filosofo inglese, secondo la quale le risorse disponibili sulla terra non potranno soddisfare i bisogni di una popolazione che cresce di anno in anno. Questo assioma guida il progetto sostenibile di Marzia Migliora, alla ricerca di un rapporto più gentile nei confronti di una terra, non più intesa in senso capitalistico come risorsa da sfruttare, ma come madre, da rispettare e proteggere.
Ed è proprio nel primo lavoro, La Gabbia, che il tema dello sfruttamento e dell’addomesticamento viene esperito dal visitatore. Attraversando un tenda, elemento ricorrente nell’allestimento, il visitatore entra in una gabbia ed è invitato a riformare con la propria presenza lo spettro di un cavallo da tiro: indossando un visore, metafora dei paraocchi, ci si immerge in un diorama che mostra immagini di flora e fauna derivate da banconote. Il binomio denaro-natura identifica il predominio dello sfruttamento capitalistico sull’ambiente, denaro che viene definito dall’artista come “la religione imperante del nostro tempo”.

Marzia Migliora, Paradoxes of Plenty, 2020. 24 drawings and collage on paper 42 x 29 cm, 3 canteen trolleys, trays, glasses, tank, soil, ø 300 cm. Foto di Renato Ghiazza. Courtesy: the artist; Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli, Milano / Napoli.
Marzia Migliora, Paradoxes of Plenty #16, 2017/2020. Drawing and collages on paper, 42 x 29 cm. Courtesy: the artist; Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli, Milano / Napoli.
Marzia Migliora, Prey, 2020. Rock salt block, harpoon, Victorian museum display cabinet, 190 x 180 x 180 cm. Courtesy: the artist; Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli Museo MAGA, Gallarate – Photo © Renato Ghiazza

Il secondo lavoro si presenta come un’installazione immersiva. Il video in realtà aumentata mostra le riprese effettuate dall’artista nella discesa a cento metri di profondità, nei tunnel delle miniere di salgemma siciliane. Il sale, elemento ricorrente della mostra, importante moneta di scambio nel corso dei secoli e metafora del mare, diviene centrale nell’affrontare la tematica della digestione e del nutrimento. La storia della fame è esemplificata dalla discesa nelle viscere della terra, come il cibo all’interno dell’intestino. A partire dalla lettura di autori come Vandana Shiva, Tom Standage e Pierre Laszlo, Marzia Migliora pone al centro l’uomo e la ricerca di un’umanità andata perduta, sommersa e celata dall’imperativo del profitto capitalista. Colpendo con un pugno allo stomaco il visitatore, l’installazione evoca la paura, la fame, il buio e la claustrofobia che i minatori vivono ogni giorno all’interno dei tunnel: la terra, con le sue stratificazioni e atmosfere lunari, provoca al contempo terrore e meraviglia.

Chiude una serie di collage, a cui l’artista lavora dal 2017, intitolata Paradossi dall’abbondanza. Richiamando un testo di Tom Standage, i ventinove papier collé affrontano un tema molto caro a Marzia Migliora, l’agricoltura e le condizioni di vita dei lavoratori della terra. Presentati su vassoi da mensa, i collage diventano essi stessi alimenti, specchio del processo metabolico proprio della pratica artistica.

I temi affrontati da Marzia Migliora sono complessi ma necessari, analizzati e approfonditi in una ricerca ventennale contenuta in piccoli quaderni dalla copertina nera. Paradossi e spettri del nostro presente diventano il punto di partenza per un nuovo futuro, come sottolineano le parole di Donna Haraway:“con-diveniamo insieme, gli uni con gli altri, oppure non diveniamo affatto”.

Marzia Migliora. Lo spettro di Malthus
A cura di Matteo Lucchetti
Museo MA*GA
Via Egidio de Magri, 1, 21013 Gallarate (VA)

Fino al 13 dicembre 2020

Marzia Migliora, dalla serie Lo spettro di Malthus, disegno di progetto #2, 2020. Tecnica mista. Collage e disegno su stampa fine art ai pigmenti Hahmemühle photo rag 308, 90 x 135 cm. Courtesy: dell’artista; Igav, Torino; Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli
Marzia Migliora, Lo spettro di Malthus, 2020. Frame video, video in realtà virtuale, suono ASMR, colore, animazione, 4’30’’. Courtesy: dell’artista; Museo MA*GA.
Marzia Migliora, The Spectre of Malthus, 2020. Video frame, VR video, color, ASMR sound, animation, 4’30’’. Courtesy: the artist, Museo MA*GA.
Marzia Migliora, Paradoxes of Plenty #29, 2017/2020. Drawing and collages on paper, 42 x 29 cm. Courtesy: the artist; Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli, Milano / Napoli.