Michael Rakowitz veduta dell’installazione al Castello di Rivoli in occasione della mostra ‘Michael Rakowitz: Legatura imperfetta’ – Foto Antonio Maniscalco Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino

Testo di Chiara Fusetti —

È aperta fino al 19 gennaio 2020, al Castello di Rivoli, la mostra Michael Rakowitz. Legatura imperfetta, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Iwona Blazwick e Marianna Vecellio.
Classe 1973, M. Rakowitz, nasce a New York, di origini ebraico/irachene, comincia ad affermarsi sul panorama artistico a partire dagli anni ’90. Ad oggi vanta numerose esposizioni per rassegne fra le più importanti a livello internazionale, alcune sue opere fanno parte delle collezioni permanenti del MoMa di New York e della Tate Modern di Londra. A conferma del suo successo, vince, lo scorso 5 Settembre, il prestigiosissimo Nasher Prize 2020. La retrospettiva, ospitata nella Manica lunga del Castello di Rivoli, ripercorre i momenti più significativi della carriera dell’artista: inizia con paraSITE, abitazioni gonfiabili, temporanee e trasportabili, realizzate con materiali semplici quali sacchetti di plastica e destinate ai senzatetto. Quando nel 1997 Rakowitz si reca in Giordania per un progetto di collaborazione con il Dipartimento di Architettura del Massachusetts Institute of Technologies di Cambridge, si trova di fronte alla realtà del deserto, in particolare studia, come le popolazioni nomadi sfruttino il vento per costruire i loro ripari temporanei.
Tornato negli Stati Uniti e toccato dalla sensibilità per i senzatetto e più in generale per le condizioni di povertà che affliggono la società urbana contemporanea, decide di sfruttare un altro tipo di “vento”, quello proveniente dalle bocchette di sfiato della ventilazione degli edifici, per generare unità abitative riscaldate e confortevoli.

Michael Rakowitz veduta dell’installazione al Castello di Rivoli in occasione della mostra ‘Michael Rakowitz: Legatura imperfetta’ – Foto Antonio Maniscalco Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino

Rakowitz affronta anche le tematiche riguardanti le comunità indigene aborigene australiane, che emergono in White man got no dreaming (L’uomo bianco non ha sogni,), una torre realizzata dall’artista con l’aiuto della comunità aborigena del quartiere The Block a Redfern (Sydney), per la quale sono stati impiegati materiali di scarto provenienti dalle case degli abitanti della minoranza indigena. Ed è proprio il riciclo uno dei punti cardini dell’arte del maestro americano. Tale vena ecologica viene percepita senza dubbio in The invisible enemy should not exist (Il nemico invisibile non dovrebbe esistere), si tratta di un progetto che raccoglie una serie di ricostruzioni a grandezza naturale di alcuni dei 15.000 reperti del Museo Nazionale iracheno di Bagdad, che furono trafugati o distrutti durante la guerra in Iraq (2003-2011). Tali oggetti sono stati realizzati con materiali riciclati provenienti dalle confezioni di prodotti alimentari mediorientali, come le lattine di sciroppo di dattero e gli involucri di biscotti.
Gli stessi materiali sono stati impiegati anche per la ricostruzione della stanza N del Palazzo a Nord-Ovest di Nimrud (Room N, North-West Palace of Nimrud) distrutto irrimediabilmente dall’ISIS nel 2015.  Nobile il gesto di Rakowitz tradotto nella scelta di utilizzare tutti articoli iracheni legati al settore produttivo dei datteri, entrato profondamente in crisi a causa delle guerre. Curioso come la mostra sintetizzi tematiche così attuali nella nostra quotidianità, i dibattiti sull’ecologia ed il riciclo, la povertà, temi geopolitici e ancora il problema dei problemi, forse quello che è stato la causa di tutte le altre questioni: la guerra.
Affrontato come fenomeno totalmente estenuante qual è,  che causa desolazione e distruzione, non solo per gli uomini ma anche per tutti quei manufatti, alcuni risalenti addirittura al primo millennio a.C., gelosamente custoditi durante gli anni, e in un giorno qualunque annientati per sempre.

Michael Rakowitz veduta dell’installazione al Castello di Rivoli in occasione della mostra ‘Michael Rakowitz: Legatura imperfetta’ – Foto Antonio Maniscalco Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino
Michael Rakowitz veduta dell’installazione al Castello di Rivoli in occasione della mostra ‘Michael Rakowitz: Legatura imperfetta’ – Foto Antonio Maniscalco Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino

Rakowitz, attraverso le sue opere, riesce in maniera impeccabile a portare lo spettatore ad una lunga riflessione, sensazioni contrastanti come paura, rabbia, sconforto, commozione prevalgono in chi le osserva.
A chiudere la retrospettiva il video The Ballad of Special Ops Cody (La ballata dell’agente speciale Cody). Protagonista del filmato, realizzato con la tecnica dell’animazione stop-motion, è una bambola giocattolo con le sembianze di un soldato afroamericano che cerca, con scarsi risultati, di dialogare con le statuette dell’antica zona della Mesopotamia, preservate nel museo.  Nel 2005 un gruppo dei Mujahideen diffuse un video che mostrava un soldato americano, John Adam, tenuto in ostaggio; i militanti lo avrebbero rilasciato solo se le carceri americane avessero liberato i prigionieri iracheni nel giro di settantadue ore. In poco tempo si scoprì che John Adam era in realtà uno Special Ops Cody, vale a dire un action-figure, prodotto dall’azienda americana Dragon Model. Nel video il soldato/giocattolo si addossa la responsabilità della guerra, e come le statuette antiche era stato creato, venduto e saccheggiato, così decide di restare insieme agli altri manufatti del museo, rivendicandosi in questo caso come oggetto contemporaneo.
E se Michael Rakowitz fosse anch’egli un “John Adam”? O meglio, se si sentisse anche lui responsabile delle distruzioni causate dai fenomeni dell’era della globalizzazione? Forse tale responsabilità andrebbe condivisa, spartita fra tutti, estesa. Magari la speranza è l’ultima possibilità di riscatto che abbiamo, l’artista la traduce in tutto ciò che ha ricostruito; con il meno nobile dei materiali, la carta delle lattine utilizzate per i datteri, ha dato nuovamente vita a quei pezzi di storia che altrimenti, sarebbero già stati dimenticati. L’artista stesso sostiene però, di non voler sostituire gli originali, bensì sottolinearne proprio la sparizione, la loro assenza, totalmente ingiustificata.

Michael Rakowitz, The invisible enemy should not exist (Room N, Northwest Palace of Nimrud) (Il nemico invisibile non dovrebbe esistere – Stanza N, Palazzo Nord-Ovest di Nimrud), 2018, Photo Robert Chase Heishman – Courtesy the artist and Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Michael Rakowitz veduta dell’installazione al Castello di Rivoli in occasione della mostra ‘Michael Rakowitz: Legatura imperfetta’ – Foto Antonio Maniscalco Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino
Michael Rakowitz The flesh is yours, the bones are ours (La carne è vostra, le ossa sono nostre), 2015 installation view, 14th Istanbul Biennial, 2015 Photo Sahir Uġur Eren Courtesy the artist, Istanbul Foundation for Culture and Arts and Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Michael Rakowitz The Ballad of Special Ops Cody (La ballata dell’agente speciale Cody), 2017 – film still Courtesy the artist and Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino