Adam Gordon, Secession 2000-2005, Installation view, Zero...

Adam Gordon, Secession 2000-2005, Installation view, Zero…

Anche quest’anno è arrivata la settimana di miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano, in concomitanza della quale in città si svolge un ricco insieme di eventi, tra inaugurazioni, performance, progetti speciali. ATPdiary propone anche quest’anno un’agenda, segnalando alcune mostre già inaugurate o in via di inaugurazione che si possono visitare in questi giorni.

Procedendo per zone, partiamo dal centro, in zona Duomo. Sappiate che Massimo De Carlo, nella sede di Palazzo Belgioioso, inaugura giovedì 5 Aprile una mostra di Nate Lowman (Las Vegas, 1979) artista che lavora con i collage e il concetto di riappropriazione, servendosi spesso di oggetti del quotidiano contemporaneo come graffiti, giornali, adesivi, per promuovere una riflessione sulla cultura di oggi, focalizzandosi su questioni come la celebrità, il consumismo, la violenza. Crea dipinti e installazioni che isolano iconografie dell’immaginario abusato dalla pubblicità e dai media, in cui getta uno sguardo assuefatto e ipnotico sugli smiles, sugli Arbre Magic, sul logo Apple.

Poco lontano, fino a domenica 15 aprile si può visitare la mostra Legend of Festival and Enclosure di Bill Hayden e Greg Parma Smith, nella Galleria Federico Vavassori. Cosa significa essere fuori dal corpo? Nel passato e oggi? Nel testo di sala viene citato un commento di Bachtin sul pensiero dello scrittore rinascimentale ma anti-umanista François Rebelais, in cui emerge la definizione-descrizione del carnevale come la possibilità mondana, concreta e esperibile della transumanizzazione dantesca, in cui c’è una dissoluzione o separazione del corpo. Considerando gli stadi di alienazione e di separazione dal corpo della contemporaneità, assieme ai ripiegamenti e alle invaginazioni della nostra anima e delle nostre ossessioni (grazie o per colpa di internet, dalla omologazione, della condivisione ossessiva), cos significa poi ritornare al mondo privo di quei meccanismo? Cos’è il mondo reale, poi?

Spostandosi verso Brera/Moscova, troviamo la mostra di Andrea Bowers che inaugura l’11 aprile alla Galleria kaufmann repetto. L’artista è conosciuta soprattutto per i lavori che trattano tematiche femministe e sociali, con un’occhio sempre attento alla dimensione politica del contemporaneo, guardata in modo spesso disincantato, appiattito ma sottile nella polemica.

Poco lontano è possibile visitare la mostra di Jonathan Monk alla LOOM Gallery, in cui sono esposte due dozzine di scontrini su cui l’artista ha riprodotto l’uovo con impronta di Piero Manzoni, “ricordando il concetto di arte che si divora, dell’arte che paga il conto di una cena al ristorante, o di un buon drink al Bar Jamaica”. La serie è successiva all’altra serie degli “scontrini romani” in cui invece delle uova riproduce a matita o acquerello l’opera di un altro artista: Sol LeWitt, Cadere, Wharol, Cattelan, poi venduti al prezzo indicato nello scontrino medesimo.

Jonathan Monk | Roscioli cafe 2018 | pencil and ink on paper | cm. 10 x 8

Jonathan Monk | Roscioli cafe 2018 | pencil and ink on paper | cm. 10 x 8

Non distante, la Galleria Monica de Cardenas presenta la personale Alexandra di Lupo Borgonovo, dove sono esposti diversi lavori provenienti da varie serie dell’artista, in cui è possibile vedere la traduzione diversa dei presupposti di base della sua pratica: l’attenzione alla simmetria, al colore e alla geometria per indagare gli stilemi della decorazione, del ritmo e del camouflage. Trasversali sono l’attenzione all’immaginario esotico/fantastico e al processo di evoluzione e trasformazione.

A pochi minuti la galleria UNA, che prosegue ed innova l’attività triennale di Placentia Arte, presenta nello Spazio Leonardo (nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano) la mostra di Thomas Berra, primo appuntamento di un ciclo che includerà poi gli interventi di Simone Monsi e Irene Fenara.  Il titolo della mostra di Berra è Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo. Fulcro del progetto è un grande wall painting a parete, improntato ad una pittura segnica e gestuale, in linea con la ricerca più recente di Thomas.

Sempre nella stessa zona, si potrà visitare la mostra di Fred Sandback da Cardi Gallery, dove sono esposte otto sculture, insieme a disegni e fotocopie. Sandback utilizza metallo, corde elastiche, pelle, e fili in acrilico per creare perimetri di architetture effimere e afunzionali, che modificano però la percezione, la sensazione di appartenenza ad un luogo, la relazione allo spazio. Minimalissimi elementi e colori tenui sconsentono un cambiamento radicale dello spazio circostante.

Sulla strada per andare verso Porta Venezia, la galleria A Arte Invernizzi presenta l’esposizione L’occhio filosofico, in cui, come scrive il curatore Massimo Donà, ci “si propone di far interagire l’occhio ‘intellettuale’ del filosofo e quello ‘intuitivo’ del poeta […] con quello ’sensibile‘, e più specificatamente ‘visivo’, dell’artista. Con il proposito di far emergere una serie di magiche corrispondenze; e soprattutto a partire dalla convinzione secondo cui artisti, filosofi, poeti, scrittori e musicisti sarebbero tutti ugualmente impegnati a far luce su un unico ‘mistero’: quello dell’esistere”.

Alan Charlton Diamond Grid Painting, 2011 Acrilico su tela, 243x355,5 cm Courtesy A arte Invernizzi, Milano Foto Bruno Bani, Milano

Alan Charlton Diamond Grid Painting, 2011 Acrilico su tela, 243×355,5 cm Courtesy A arte Invernizzi, Milano Foto Bruno Bani, Milano

In zona Porta Venezia c’è una lunga serie di gallerie che presentano una mostra. Proseguendo da Moscova, anche a piedi, si arriva da Giò Marconi, in via Tadino. Il 10 aprile inaugura la prima mostra italiana di Magnus Andersen (Elsinor, 1987), pittore sensibile ai lasciti del Rococò inglese o dell’arte della fine del ‘700, a cui aggiunge colori e campiture vangoghiane, cézanniane, un certo torpore doloroso della pittura italiana anni ’30.

Non distane c’è la mostra di Gianluca Concialdi da Clima Gallery. L’artista lavora con la pittura e la scultura. In occasione di una sua passata mostra da L’Ascensore è stato definito “un medium, un operatore spirituale dei materiali di risulta. Impasta professando con questo atto fisico un’innominata e primitiva vocazione verso il mondo verticale. […] reiterare il messaggio e scongiurare ogni volta in finale”. Da Clima ci saranno dipinti che continuano la ricerca sulla pittura che Concialdi porta avanti da anni.

Gianluca Concialdi, A tutto pollo, 2017, tempera, colla vinilica, vernici spray su carta da spolvero, 200x200cm

Gianluca Concialdi, A tutto pollo, 2017, tempera, colla vinilica, vernici spray su carta da spolvero, 200x200cm

Sempre nella stessa zona, la Galleria Raffaella Cortese presenta due mostre nei suoi spazi in via Stradella. C’è una mostra di Kimsooja, che attraverso performance, video e installazioni si focalizza spesso sullo stato di nomadismo dell’uomo contemporaneo e sugli stadi duali a livello dell’essere e del sapere (ying e yang, vita e morte, mobilità e immobilità, locazione e dislocazione). Nella mostra ci sono un video e un’installazione, in cui si sfuma il concetto di nazionalità, si mescolano i confini delle varie culture: “Mi vedo come una persona completamente indipendente, svincolata da qualsiasi credo, paese o contesto religioso. Voglio essere un individuo libero che è aperto al mondo”, dice l’artista.
Negli altri spazi della galleria ci sono opere di Mathilde Rosier, artista interessata alle esperienze psicologiche degli antichi riti e rituali per creare delle opere con l’intendo di fare un pendolo tra coscienza e incoscienza, tra consapevolezza e oblio. In mostra ci sono un video e degli oli su tela.

In Viale Vittorio Veneto, sempre in zona Porta Venezia, apre la nuova sede di Vistamarestudio, con una mostra di Tom Friedman. Le galleriste Ludovica Busiri e Benedetta Spalletti, hanno detto a proposito, in un’intervista pubblicata su ATPdiary, “La mostra è l’anteprima europea di Ghosts and UFOs; Projections for Well-Lit Spaces. E’ un onore per noi inaugurare con un artista come Tom Friedman, che ritorna a Milano dopo 15 anni dalla sua personale alla Fondazione Prada nel 2002. In mostra tredici proiezioni video installate in uno spazio illuminato a giorno che invitano lo spettatore ad un approccio sensoriale nuovo. Tom Friedman espande così il suo vocabolario visivo e continua l’indagine sui fenomeni dell’esperienza che capovolge la consapevolezza del visibile”.

La Galleria Renata Fabbri, invece, presenta la personale di Sophie Ko, che, sempre in un’intervista di ATPdiary, racconta: “È al dominante sentimento di pianificazione e calcolabilità del lavoro e dell’esistenza che vuole contrapporsi l’intera mostra. Contrapporsi a un sentimento e un agire che sono completamente succubi di un mondo illuminato 24/7, in cui non viene più percepito alcun ritmo o immagine che non sia funzionale al ciclo produzione/consumo. Esiste un altro tempo, esistono altri spazi, esistono altre immagini rispetto a quelle della linea illimitata di produzione e consumo in cui siamo inseriti, anche a livello estetico. Mettere in immagine quei sentimenti della vita che sono sradicati dalle nostre esistenze e che pure sono le uniche cose che contano per ognuno di noi”.

A pochi metri, la Ribot Gallery espone opere di Karim Noureldin, un artista che si ritrova nella scia lasciata da Mondrian, dal Bauhaus, dal puro Minimalismo per indagare il concetto di relazione e influenza tra opera d’arte e spazio che la contiene, tra pratica dell’artista e mondo circostante, mescolando il fare critico e intellettuale del pensiero con l’attività più pratica dell’artigianato.

Proseguendo verso viale Piave, si incontra poi la Galleria Federica Schiavo con la mostra personale di Nicholas Byrne, in cui sono esposti sei lavori e un elemento architettonico, in cui Byrne continua la sua ricerca sulla pittura, sulla mescolanza di insegnamenti pittorici, sull’importanza della sovrapposizione di riferimenti. Ci saranno anche opere dove Byrne continua il lavoro con il rame, usato come superficie che incisa diventa elemento di supporto ma insieme immagine stessa.

Nicholas Byrne Fumes I, 2018 oil on copper 110 x 60 x 1 cm ph. Hector Chico / Andrea Rossetti

Nicholas Byrne Fumes I, 2018 oil on copper 110 x 60 x 1 cm ph. Hector Chico / Andrea Rossetti

Su viale Premuda, che prosegue viale Piave, la galleria Zero… presenta il lavoro dell’americano Adam Gordon, con una mostra che gioca sulla sottigliezza di piccoli accorgimenti per portare l’attenzione su una trasparenza, un passaggio, un muro di fondo. La imperfetta distinzione tra dentro e fuori, poi, confonde o pretende un pensiero che non si può fermare su un materiale o su un gesto, ma sul contesto.

Nel quartiere di Lambrate, in via Ventura, segnaliamo tre opening. Quello di Massimo De Carlo, Francesca Minini e Prometeo Gallery. Da De Carlo si potranno vedere le opere di Bertrand Lavier, artista che da anni porta avanti un discorso sulla pratica d’arte mettendone in discussione i concetti di base, come quelli del rapporto tra oggetto e rappresentazione, tra rappresentazione e linguaggio, tra linguaggio e società, tra società e luoghi deputati all’esposizione. Portando avanti un pensiero nato con Duchamp, estremizzato dai Nouveaux Realists, e diffuso in modo disomogeneo in varie pratiche di artisti contemporanei, Lavier intende porre lo spettatore sempre su un punto di soglia, sull’interrogazione del suo stesso pensiero, immaginandolo spesso come posto su un piedistallo mentre guarda le opere di Lavier, che quel piedistallo stesso mette in discussione, e forse in dubbio.
Sempre da Massimo De Carlo ci sarà l’inaugurazione della mostra Weird Sisters di Karin Gulbran, artista di Los Angeles che da anni crea ceramiche policrome, di cui dice “Bowls are like heads so it seems natural that they should have faces. Larger forms can hold flowers, mail or empty space”.

Da Francesca Minini si possono vedere cinque nuove sculture di Alice Ronchi, in cui vengono usati in scala umana materiali come onice, basalto e marmo, così da creare sculture che guardano agli archetipi e alle forme dell’architettura liturgica, invertendone però il potenziale o il significato che usualmente si attribuisce loro, o hanno un che di ironico. C’è anche una nuova serie di 33 disegni che completano e affiancano le sculture. Si parla di una sorta di strumento per un’esperienza emotiva.

ALICE RONCHI MAJESTIC SOLITUDE Installation view at Francesca Minini, Milan

ALICE RONCHI MAJESTIC SOLITUDE Installation view at Francesca Minini, Milan

Prometeogallery presenta la mostra di uno dei maestri dell’arte concettuale cinese: Mao Tongquiang. “Potremmo annettere il lavoro di Mao Tongqiang a quella tendenza dell’arte contemporanea che recentemente ha preso il nome di Historiographic Turn: un impulso archivistico, una passione per lo scavo che non accetta compromessi con il passato. […] Dietro l’intera opera di Mao Tongqiang c’è il disorientamento che segue il rapido passaggio della Cina da un’economia agricola a un’economia moderna basata su merci e servizi, sotto la pretesa di mantenere intatta la sua stessa identità politica” (da CS).

Vicino a Porta Genova, invece, c’è la mostra di Meris Angioletti da Otto Zoo. Per quanto riguarda i materiali, sono quelli cinematografici (luce, proiezione, testo, fotogramma) e “Ognuno è evidenziato, nei singoli lavori, disgiunto dagli altri, per creare zone di contatto e trasparenza. Come se lo spazio tra le opere fosse riempito dalla loro stessa necessità di propagazione, da una traccia della loro presenza sulla retina: forme-pensiero di emanazione e interferenza; qualcosa si materializza e qualcosa rimane invisibile”.

Vicino a Porta Romana, invece, Francesco Pantaleone propone una collettiva di Sarah Faux, Keiran Brennan Hinton e Doron Langberg, tre giovani artisti americani, formatisi a Yale, che propongono lavori che trattano, in modo forse nuovo e fresco, temi diffusi e comuni come il rapporto tra metropoli e natura, tra arte e tempo, tra interiorità e possibilità di dire qualcosa. Un compito arduo, che si dona in un tentativo corale d’espiazione.

In via Piranesi, vicino all’FM Centro per l’Arte Contemporanea, la Galleria Laura Bulian presenta alcuni lavori dell’artista sovietico Vyacheslav Akhunov, che fa sua la “pratica che elegge la parola e la scrittura a proprio oggetto così come i principi di ordinamento e classificazione che ogni discorso comporta”.

In zona Cadorna, la galleria Viasaterna propone una mostra dove si confrontano due artisti diversi nella generazione e nella pratica: Marion Baruch e Alessandro Teoldi. La prima è ormai un’artista storica e conosciuta a livello internazionale, di cui si parla spesso come una promotrice di un fare relazionale in cui la pratica del vivere e la vita nella pratica d’arte diventano il suo obiettivo principale. Teoldi, come Baruch, spesso utilizza tessuti per creare immagini in cui più che il risultato finale risulta interessante l’impegno legato alla manualità che gli sta dietro. Un tentativo di esplicitare il procedimento, di rendere tattile un processo, per smuovere un senso.

Ricordiamo anche l’inaugurazione da SPAZIO22 di Galleria Pack, Frittelli Arte Contemporanea e FL Gallery, rispettivamente con Petr Pavlensky, Mimmo Rotella e Edgar Orlaineta.

Alessandro Teoldi, Untitled (SAS, Emirates and Airfrance), 2018

Alessandro Teoldi, Untitled (SAS, Emirates and Airfrance), 2018