• Leigh Ledare Collectors Commissions (Thea Westreich) 2008 c-print LL299 90 x 72 cm, Office Baroque, Bruxelles
  • Lena Henke Milkdrunk I, 2017 - Courtesy Galerie Emanuel Layr, Vienna, Roma
  • Giovanni Kronenberg, Z2O Sara Zanin - On Demand, Miart 2017
  • Alejandro Cesarco, GALLERIA RAFFAELLA CORTESE, Milano -- On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Meris Angioletti - Otto Zoo, Miart 2017 - Installation view © Luca Vianello
  • Rodrigo MATHEUS Lost and Found, 2016 Assorted objects 93 x 55 cm - Courtesy GALERIE NATHALIE OBADIA, Parigi, Bruxelles
  • Marco Basta, MONICA DE CARDENAS, Milano, Zuoz, Lugano - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Vadim Fishkin, GALERIJA GREGOR PODNAR, Berlino - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Francesco Pedraglio, NORMA MANGIONE GALLERY, Torino - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Davide Balula, RODOLPHE JANSSEN, Bruxelles - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Luca Monterastelli, GALLERIA LIA RUMMA, Milano, Napoli - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Chiara Camoni, SPAZIOA, Pistoia - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Daniel Buren, STUDIO DABBENI, Lugano - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Loris Cecchini, GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, Bejing, Boissy-le-Châtel, La Habana - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris
  • Riccardo Beretta, PLUTSCHOW GALLERY, Zurigo - On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris

“Mitsubishi i, Parked Indefinitely”, descritto come “un amaro monumento all’obsolescenza”, è il progetto vincitore del Premio On Demand: nato quest’anno accanto alla nuova sezione trasversale di miart, dedicata a opere che vivono della relazione con il contesto e con l’acquirente. Massimo Grimaldi, presentato dalla galleria Zero…, ha lavorato sull’obsolescenza, sulla diminuzione graduale delle possibilità di sussistenza, efficienza, gradimento di un oggetto – per molti versi già obsoleto – come la macchina. Il progetto consiste nell’acquisto di una Mitsubishi i, che, una volta acquistata l’opera verrà parcheggiata come tutte le altre macchine in uno spazio pubblico. Non c’è nessuna caratteristica che la identifica come opera d’arte o che la distingue dalle altre macchine vicine.  Rispetto alle altre automobili, questa non sarà mai mossa ma rimarrà parcheggiata nei decenni a venire. Verrà lasciata invecchiare assieme ai cambiamenti attorno diventando “un amaro monumento all’obsolescenza”.

La giuria che ha scelto questo progetto era composta da Gloria Moure (Storica dell’arte e Curatore Indipendente, Barcellona), Florence Ostende (Curatore, Barbican Art Gallery, Londra) e Jean Marc Prévost (Direttore, Carré d’Art – Musée d’art contemporain, Nîmes). In effetti, l’opera di Grimaldi è oggettivamente tra i pochi progetti che soddisfano le caratteristiche di questa nuova sezione seguita da Oda Albera.

Massimo Grimaldi, ZERO..., Milano -  On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris

Massimo Grimaldi, ZERO…, Milano – On Demand, Miart 2017 – Foto Costanza Sartoris

Indagando sulle motivazioni e ragioni di molte altre scelte presenti in On Demand non è sempre giustificata la presenza di alcuni progetti. L’ambiguità intrinseca al taglio curatoriale – “opere che vivono della relazione con il contesto e con l’acquirente” – in alcuni lavori ha generato bizzarre considerazioni sia sulle intenzioni dell’artista che sull’effettiva relazione con il collezionista. Sugli oltre 20 progetti presenti in fiera, spiccano per diverse ragioni alcune opere.
Poetica l’opera di Alejandro Cesarco (Galleria Raffaella Cortese, Milano) che consiste in una semplice ‘nota a piè di pagina’: “7. It is a voice that often interrupts me to confuse me”. L’artista, con il collezionista, decide dove e come installare questa breve frase e il numero che la contraddistingue, ossia il numero 7 può trovarsi in un ingresso e la frase che gli corrisponde in altri luoghi. In modo differente, ma altrettanto suggestivo, agiscono le opere di  Giovanni Kronenberg che ha presentato un rigoglioso bonsai con il fusto inciso e il lavoro di spugne di mare che abbisogna, con continuità, di essere irrorato di profumo. In queste opere la funzione del collezionista è decisamente necessaria, come nell’opera di Francesco Pedraglio (Norma Mangione Gallery, Torino), che presenta un’opera formata da diversi pannelli trasparenti da installare di volta in volta in modo differente a seconda di una precisa narrazione da seguire. Nel caso di Leigh Ledare (Office Baroque, Bruxelles), il collezionista decide di inserire fisicamente l’artista nella sua collezione per poi fotografarlo e renderlo opera tra le opere. Lena Henke (Galerie Emanuel Layr, Vienna, Roma) propone uno stampo dalla forma di un seno femminile che il collezionista può utilizzare producendo una serie infinita di seni di sabbia.

Altri artisti, penso a Meris Angioletti (Otto Zoo, Milano) e Karin Lehmann (Seventeen, Londra) hanno interpretato On Demand, invece, come vere e proprie ambientazioni, ragionando sulle potenzialità del cinema come racconto astratto (“Le opere presentate sono legate a una struttura filmica invisibile e simbolica”) l’artista italiana; creando un vero e proprie spaccato di ‘vita su Marte’, invece, l’artista presentata dalla galleria londinese.
Strettamente legata al linguaggio scultoreo, invece, la proposta di Salvatore Arancio (Federica Schiavo Gallery, Milano, Roma), che presenta una costellazione di sculture in ceramica – ispirate al Sacro Bosco d’Italia a Bomarzo – che formano “Fascined to a device behind a tree” opera realizzabile a seconda dell’ambiente in cui è installata.

A questi esempi se ne aggiungono degli altri dalla natura progettuale legata più allo spazio dove, una volta acquistata, l’opera inizierebbe a “vivere”: Nathalie Du Pasquier, (Apalazzo, Brescia) che dà al collezionista delle precise indicazioni su come installare i suoi wall paintings; Lawrence Weiner (Alfonso Artiaco, Napoli) le cui scritte sono ‘adattabili’ a seconda di dove vengono installate; Marco Basta (Monica de Cardenas, Milano, Zuoz, Lugano), le cui sculture sono pensate appositamente per l’ambiente della collezione.
Un po’ più sfuggente l’attinenza di altri progetti con il concetto On Demand, penso alla scultura di Rodrigo Matheus (Galerie Nathalie Obadia, GALERIE Parigi, Bruxelles), che ironizza sulla società contemporanea; Vadim Fishkin (Galerija Gregor Podna, Berlino) che sintetizza il concetto di tempo e la sua fruibilità con un’installazione a parete; Davide Balula (Rodolphe Janssen, Bruxelles) che costruisce una sorta di radar collegato ad un router wifi ecc.
Senza la rigidità di una sezione circoscritta, On Demand è diventata un’unità diffusa di opere molte diverse tra loro ma accomunate da una particolare peculiarità: “l’essere attivate, adattate, modificate, curate o integrate”, come ha più volte ribadito Oda Albera nell’intervista che le abbiamo fatto alcuni giorni fa. Anche senza seguire il tragitto in modo costante, era interessante poter approfondire un aspetto curatoriale specifico della fiera.

Lawrence Weiner, ALFONSO ARTIACO, Napoli  -  On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris

Lawrence Weiner, ALFONSO ARTIACO, Napoli – On Demand, Miart 2017 – Foto Costanza Sartoris

Karin Lehmann, SEVENTEEN, Londra - Installation view

Karin Lehmann, SEVENTEEN, Londra – Installation view

Nathalie Du Pasquier, APALAZZOGALLERY, Brescia -  On Demand, Miart 2017 - Foto Costanza Sartoris

Nathalie Du Pasquier, APALAZZOGALLERY, Brescia – On Demand, Miart 2017 – Foto Costanza Sartoris