ROU_4664

È inaugurata ieri la 22esima edizione di miart, la Fiera di arte moderna e contemporanea di Milano capitanata quest’anno per la prima volta da Alessandro Rabottini.

Di seguito l’intervento del direttore Alessandro Rabottini alla conferenza stampa di presentazione.
Sono estremamente felice. Una fiera è qualcosa che dura pochissimo, ma è il risultato di un anno di lavoro. E miart è un momento speciale per la città di Milano, che è la capitale italiana della creatività e dei linguaggi creativi. Sono molto orgoglioso di quello che presentiamo oggi: è un’edizione di consolidamento e di espansione, che prosegue sul tracciato dato nelle ultime edizioni da Vincenzo de Bellis che ha fatto un enorme lavoro di consolidamento e riposizionamento della fiera. Ci sono 20 gallerie in più rispetto all’anno scorso, con 174 gallerie totali, divise in 7 sezioni.
Quest’edizione vede il raddoppio dei premi, ciascuno dei quali è frutto di collaborazione con un diverso partner. C’è anche un fondo sostanzioso e importante di 100mila euro per l’incremento della collezione di Fiera Milano. Quando parliamo di crescita non si devono guardare solo i numeri. Esiste una crescita orizzontale che ha che fare con i numeri e la quantità e una verticale che ha a che fare invece con la qualità.
L’arte è qualcosa di complesso, profondo e articolato, quindi vi invito a guardare gli stand non solo per il modo in cui occupano lo spazio ma per la qualità dei progetti e la complessità delle opere degli artisti. Viviamo in un momento in cui tutto è frenetico e l’arte è l’ultimo baluardo della complessità della visione degli artisti.
Oggi sono affiancato dall’intero team dei curatori responsabili, che con competenza, voci e visioni diverse mi hanno accompagnato per un anno. miart è una fiera polifonica, che ha tante voci perché ambisce a offrire una ampiezza cronologica unica per quanto riguarda le fiere d’Italia, ma che è molto difficile da raggiungere anche in altre fiere internazionali. Proponiamo al pubblico opere che vanno dall’inizio del Novecento fino alle generazioni più recenti. Io uso spesso la metafora della macchina del tempo: attraversare le sezioni di miart è come prendere una macchina del tempo, dalla storia più profonda del Novecento, alla dimensione contemporanea, fino al futuro rappresentato dalle generazioni emergenti. Il nuovo premio di Object è realizzato col contributo di Ceramiche d’Italia, consistente nell’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente da parte del Triennale Design Museum di Milano.

Ringrazio Domitilla Dardi, curatrice per il design, MAXXI Roma, che ha selezionato le 14 gallerie internazionali che vanno a costituire la sezione Object dedicata al design moderno e contemporaneo.
E Oda Albera, responsabile delle relazioni con gli espositori, dei progetti speciali e curatrice della nuova sezione On Demand (su richiesta) con opere che vivono della relazione vitale tra chi le possiede o guarda e il contesto. Non sono oggetti statici, ma installazioni site specific, performance, opere che non esistono e sono presentate come un progetto e potranno virtualmente esistere nell’ipotesi in cui qualcuno le attivi. È una sezione importante con un premio di 10mila euro per la creazione di un’opera futura. miart per la prima volta è nella posizione di coprodurre un’opera che ci sarà nel futuro.
Poi c’è Alberto Salvadori, che ha curato tutta la sezione del moderno e Decades, in cui ci sono 9 gallerie in cui ciascuna racconta un decennio del secolo scorso, dagli anni 10 agli anni 90. Ogni stand sarà un momento fondamentale nella costruzione di una prospettiva storica.
Dougla Folder e Nicolas Lees curano la sezione Generations, che fa da ponte tra moderno e contemporaneo e mette insieme due gallerie invitate a creare un dialogo tra dimensione storica e contemporanea. I due curatori hanno fatto un incredibile lavoro trovando contatti inaspettati tra artisti di generazioni diverse, nell’arte le dimensioni del tempo si intrecciano tra loro. C’è un nuovo premio realizzato con Fidenza Villages di 10mila euro al migliore dialogo.
Diana Campell Betancourt e Ben Borthwick hanno curato l’ambiziosissimo programma di talk che da domani avverrà nella sala talks. Per il secondo anno In Between Art Film, la casa di produzione cinematografica fondata da Beatrice Bulgari, ci permette di invitare artisti, curatori, direttori, architetti, scrittori…che quest’anno si confrontano sullo scenario attuale e futuro delle biennali del mondo. Questa infilata di professionisti giovani e brillanti è il sintomo di quanto miart sia cresciuta e riesca ad esprimere una progettualità sempre più profonda.

ROU_4857

ROU_4726