Si è tenuto venerdì 16 maggio, a partire dalle 19, il secondo appuntamento alla Fabbrica del Vapore del programma May Invitational, gestito dai due curatori Simone Frangi e Martina Angelotti. Sono proprio le parole di quest’ultima ad introdurci al percorso tematico suddetto, del quale sottolinea l’intento di creare situazioni di dialogo disinteressato e fuori dagli schemi preconcettuali e di presentare progetti d’arte no-profit, lontani dai meccanismi dell’economia dominante-trainante, per invece preferire contesti anti-convenzionali. Nato un anno fa, oggi May Invitational compie gli anni con lo scrupolo di portare avanti, tramite un discorso suddiviso in quattro solo-presentations, un’iniziativa rivolta ai nuovi metodi di autogestione e di sostenibilità dei progetti più vari. La nuova collaborazione tra Viafarini DOCVA e Careof DOCVA, dopo aver passato in rassegna disparate iniziative nel mondo dell’arte italiano e non, ha scelto questa volta il lavoro di Margarida Mendes, direttrice e fondatrice dello spazio The Barber Shop di Lisbona. Questo nasce come luogo in cui dare voce al dibattito riguardo le pratiche artistiche, i progetti curatoriali e le iniziative culturali attraverso opinioni di menti diverse, tra le quali quelle di curatori, artisti, appassionati, ricercatori. Il dialogo rivolto a se stesso (una sorta di metadialogo) porta alla scoperta di terreni fertili e, anzi, felici di essere coltivati per dare origine a nuove forme di vita intellettuale. L’iniziativa ci viene presentata dalla Mendes, che ci mostra (attraverso una serie di immagini) i diversi cantieri di lavoro a cui ha dato luce: tra i quali si ricordino le residenze da lei organizzate per ospitare artisti o curatori; i dialoghi che ha voluto intessere tra l’uomo e le piante (Plant Thinking); le letture collettive per introdurre chi si approccia ai libri alla dimensione della critica condivisa e circolare (Book Club Tropicana); la presentazione da parte dello scrittore Ashkan Sepahvand di un discorso (dialogato) sulla fisicità reciproca, sul venire in relazione fisica in contesti sociali e sulla percezione che noi abbiamo di noi stessi e dell’altro in contesti pubblici compartecipati ( What Happens When Bodies Come Together?); i talks riguardo il legame arte-affari, la precarietà, la cooperazione artistica flessibile, la svolta biopolitica del capitalismo, etc. (Agencia I e II); le esilaranti e assurde feste “a zig-zag” (come le definisce la stessa Margarida) con cui raccogliere fondi per continuare The Barber Shop a sopravvivere (tra cui Grandioso Cabaret Futurista).

Dunque, da questo contesto di “attitudini che non sono forma ma discussione” e del “fare comunità” (cit. Mendes), nascono le installazioni presentate in Via Farini, tutte indirizzate a creare ambienti di dialogo e di confronto reciproco. Qui è anche possibile ascoltare The Dreams (1964) di Delia Derbyshire e Barry Bermange, che vuole ricreare, attraverso un collage di interviste a persone che descrivono i loro sogni, delle situazioni caratteristiche del mondo onirico: il senso dello scappare, del cadere, l’essere immersi in un paesaggio nuovo o famigliare, il sentirsi soffocati in un mondo subacqueo e l’essere paralizzati da innumerevoli colori.

Report di Marco Arrigoni

May Invitational #2,   2014 - The Barber Shop,   Lisbona

Margarida Mendes, May Invitational #2, 2014 – The Barber Shop, Lisbona

May Invitational #2,   2014 - The Barber Shop,   Lisbona

May Invitational, 2014, Milan /  Atelier Impopulaire

May Invitational #2,   2014 - The Barber Shop,   Lisbona

Sandra Gibson e Luis Recoder, Threadbare, 2014, 16mm projector, film, reels, May Invitational

May Invitational 2014 - Milan

May Invitational 2014 – Milan