• May Hands Rome Street Sculpture VII, 2015 concrete, net, stones and found objects 50 x 36 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa
  • May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa
  • May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa
  • May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa
  • May Hands Grapes and Cherries, 2015 aluminium stretcher, polythene, net, sponges, cellophane, found papers, shredded papers, food packaging, and ink 200 x 150 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)
  • May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)
  • May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)
  • May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)
  • May Hands, Bucket V, 2015 plaster, stones, found papers, rope, embroidery thread, bucket handle and ink / stucco, pietre, carte trovate, corda, filo da ricamo, manico di secchio e inchiostro 30 x 26 x 28 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Bucket IV, 2015 plaster, stones, net, found papers, rope, plastic raffia, rubber tubing, fruit packaging, foil food packaging, bucket handle and ink 43 x 33 x 32 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Cherries, 2015 aluminium stretcher, polythene, net, sponges, cellophane, found papers, shredded papers, food packaging, plastic taping and ink 200 x 150 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Freschissimi 18 September – 20 October 2015 Installation view at T293 Roma - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Rome Street Sculpture IV, 2015 concrete, net, stones, poly strapping and found objects 90 x 20 x 10 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Rome Street Sculpture I, 2015 concrete, net, stones and found objects 230 x 117 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa
  • May Hands Pasticceria Yellow and Violet, 2015 aluminium stretcher, polythene, net, sponges, cellophane, found papers, shredded papers, food packaging, foil gift bags and florist ribbon 200 x 150 cm - Courtesy of the Artist and T293 Photos by Roberto Apa

English version below

L’artista Britannica May Hands è protagonista di due mostre in Italia: Freschissimi, ospitata nella galleria T293 di Roma (fino al 20/10) e dal 25/09 al 25/10 nella sede di BACO Base Arte Contemporanea di Bergamo con la mostra “I Have an Addiction”.

ATPdiary ha chiesto all’artista di raccontarci, attraverso alcune domande, i due progetti, in particolare quello romano. L’artista ci racconta le sue sensazioni nell’attraversare Napoli – “dalla grezza e aspra bellezza” – a Roma, “che mi ha stimolato per la qualità della luce e le condizioni metereologiche.”

ATP: Come hai scelto il titolo della mostra, “Freschissimi”?

May Hands: “Freschissimi” è stampato più volte su una carta da imballo per alimenti che mi sono procurata qui a Roma e che successivamente ho utilizzato per la stampa monocromatica e per dipingerci sopra. Queste opere hanno trovato il proprio spazio sia all’interno della pittura che della scultura. Spesso decido i titoli in base a ciò che riesco a leggere sulla confezione all’interno dell’opera. Mi piace il suono della parola quando viene pronunciata e come si muovono la lingua e la bocca nel proferirla. Si tratta di una parola italiana e dato che tutto il lavoro è fresco, appena fatto qui in Italia per questa mostra, si addice perfettamente.

ATP: Lo scorso gennaio hai esposto le tue opere nella personale “Meloni Meloni” nella sede di T293 a Napoli. Hai avuto la possibilità di vedere due città diverse come Napoli e Roma. Quali aspetti di queste città hanno influenzato il tuo lavoro? Cosa ti ha stimolato di più?

MH: Entrambe le città hanno influenzato enormemente il mio lavoro. Sono esperienze e ambienti molto diversi tra loro, perciò ho notato e preso una vasta gamma di elementi da ciascuna delle città. Napoli è stata la mia prima esperienza italiana. Mi ha colpito la sua grezza e aspra bellezza, ricca di visuali, odori, suoni ed emozioni. Per tutte le strade ero circondata d’ispirazione. Il mio lavoro recentemente si è trasformato da bidimensionale a tridimensionale. È stato, come lo chiamo io, ‘The Original Napoli Street Object’ che mi ha spinto a farlo. Un secchio riempito di cemento, con un palo da ponteggio fissato nel mezzo, involucri per frutta e nastri legati attorno (chiaramente in un arco di tempo perché era così voluminoso), era appoggiato ad una bancarella di frutta e verdura, per tenere il parcheggio del proprietario della bancarella. Immediatamente, nel vedere quest’oggetto, ho capito che dovevo produrre opere ispirate a esso.

Anche Roma è inondata di stimoli visivi, con la sua cultura e le sue rovine storiche, ma ciò che mi ha stimolato di più sono la qualità della luce e le condizioni metereologiche. La luce dorata rimbalza sulle pareti gialle dell’architettura e dà a tutto quanto un caldo bagliore che definirei “frizzante”. Il cielo possiede mutevoli sfumature di blu, dando uno sfondo sorprendente a ogni immagine, va a completare il giallo/oro.

Il caldo di quest’estate è stato intenso quindi il terreno asciutto e la materia organica caduta dagli alberi si sono seccati in oggetti simili alla carta, sono stati soffiati in giro per la strada e hanno trovato il loro percorso verso angoli e fessure nel terreno. I convogliamenti delle acque piovane, lungo i marciapiedi, contengono composizioni organiche di rifiuti naturali e artificiali. La pioggia forte (vista forse solo in tre occasioni nel corso di questi tre mesi) ha mescolato insieme questi materiali e poi, con il calore del sole, si sono seccati per formare blocchi ammassati di colori e strutture. Li ho documentati e per la mostra, che si intitola ‘Rome Street Objects’, ho fatto sculture con base su pavimento.

ATP: Come sono nate le opere che esponi in galleria?

MH: Le opere per “Freschissimi” sono nate dal vivere in ambienti urbani; tre città ispirano le opere: Roma, Napoli e Londra. Alcuni elementi di questi luoghi hanno catturato la mia attenzione e li ho tradotti in pittura e scultura. Le strutture di ponteggio, per esempio, le ho notate per la prima volta quando ero a Londra, coprivano il lato di un edificio, i pali erano abbastanza colorati rispetto al normale metallo argenteo che avevo visto prima. Immaginavo le linee tratteggiate di colore come un dipinto che scalava l’edificio. Gli elementi strutturali del ponteggio mi ricordavano i telai che uso per i miei dipinti. Ho potuto vedere l’inizio di una conversazione tra questa struttura e i dipinti che avevo in mente. Quindi, per la mostra che stavo cominciando a preparare in quel periodo a Roma, sapevo di voler creare un’installazione con impalcature e pittura. Dando allo spettatore la mia prospettiva su come vedo l’ambiente che tutti condividiamo.

Ovunque vada, dato che ci sono abitanti che vivono e che consumano, so che posso sempre procurarmi simili materiali di scarto. Viviamo in un ambiente d’imballaggi e di eccessi. Anche se Roma può essere una città molto diversa da Londra, gli ingredienti contenuti all’interno degli ‘stomaci’ dei dipinti che ho fatto a Roma, non sono troppo diversi dai contenuti precedenti creati a Londra.

ATP: Ti interessi di “segni visivi del materialismo contemporaneo e scenari urbani”. Potresti parlarci di ciò?

MH: Gli ‘extra’ che ci vengono dati quando consumiamo, all’interno degli scenari urbani, sono accessori estranei e a volte, se vogliamo, ridicoli. In genere hanno una vita breve e soltanto per convenienza, per il gesto e a volte per il piacere del consumo di per se. Ad esempio, un ombrellino appoggiato sul cocktail aggiunge un tono esotico, oppure una singola bustina di zucchero ti rende più dolce il caffè, ma avete fatto caso al suo design illustrativo sulla bustina? Un tovagliolo di carta è probabilmente decorato più del necessario, però permette di tenersi puliti e di comportarsi in modo formale. Questi oggetti, rivestimenti e ornamenti, sono temporanei. Dato che non appena si usano diventano avanzi da buttare via, abbandonati e dimenticati. Cospargono e saturano il nostro ambiente moderno, troviamo questi ‘segni visivi di materialismo contemporaneo’ ovunque. È questo che mi affascina molto: nel loro uso, design, colore, decorazione e materialità, possiedono lo stesso valore dell’oro.

ATP: Nella serie di sculture che esponi in galleria, hai creato le forme da stampi di secchi. Puoi dirmi come hai modellato queste forme e qual è il tuo interesse verso l’aspetto “umile e consueto” di tali oggetti?

MH: Mentre sperimentavo con le forme che avrei potuto usare come stampi per le basi di ‘Napoli Street Objects’, mi sono resa conto che la forma di un secchio era un recipiente perfetto anche come mezzo di comunicazione. È un contenitore e uno strumento, usato in così tante situazioni. I secchi sono facili da trovare, economici, di plastica e tutti nel nostro ambiente li conosciamo. La colatura di un oggetto mostra sia l’interno che l’esterno. Un secchio è usato per contenere liquidi e oggetti, colando un secchio, esso conterrà se stesso. Le serie di secchi contengono tutte materiali umili e consueti, disposti a strati all’interno di gesso e cemento. Il manico del secchio è una parte importante poiché ci traduce l’interazione fisica che abbiamo con quest’oggetto.

ATP: In diversi modi, le tue opere – specialmente quelle fatte con la carta di confezioni per alimenti – testimoniano un aspetto della società contemporanea: la sua fragilità e precarietà. Perché sei interessata a svelare la transitorietà del presente?

MH: Perché è così pertinente a tutti noi, è il nostro ambiente contemporaneo. Siamo tutti esposti alle stesse cose, tuttavia reagiamo in modi diversi. La mia reazione sta nell’opera d’arte che faccio. Mi piace la reperibilità immediata e istantanea di materiali ai giorni d’oggi e vedere così tanto potenziale dentro questi fragili avanzi che voglio ri-utilizzare, dare loro un’altra vita e ri-valutare. Hanno una narrazione, una storia: possiedono colore e forma, possono essere divertenti, riconoscibili e mostrare bellezza con semplicità. I giorni d’oggi sono così transitori: la contemporaneità è temporanea e in un istante sembra che nuove mode, oggetti e tecnologie siano apparentemente sfornati all’infinito. Mi piace apprezzare l’inosservato, valorizzare ciò che i più non hanno tempo di osservare. Con il tempo il lavoro che faccio sarà una testimonianza del momento in cui è stato fatto, una capsula temporale o qualche sorta di commemorazione.

ATP: Puoi parlarmi del tuo progetto ‘I HAVE AN ADDICTION’ a Bergamo?

MH: L’esposizione a Bergamo è un po’ autobiografica, una conseguenza del mio stile di vita e dell’esperienza durante la preparazione per – e il viaggio verso – la residenza. Ho raccolto costantemente materiali ai quali ero esposta, fin dal momento del mio arrivo e poi nel corso della residenza. Come afferma il titolo della mostra, ‘I Have An Addiction’, un sano impulso a collezionare e testimoniare ogni oggetto di scarto che incontro e nel quale vedo bellezza.

La forma e l’installazione delle opere sono una risposta allo spazio della residenza. Le opere sono esposte nelle stanze in cui sono state fatte. Lo spazio circostante, una sezione del 17° secolo dell’edificio, ha pavimenti e pareti bellissimi, queste qualità hanno veramente catturato la mia attenzione. Alcune delle opere sono quasi mimetizzate all’interno dello spazio circostante. Le opere tessili sono appese a ganci che erano già presenti oppure fissati nelle crepe del pavimento piastrellato. I materiali posizionati nella profondità dell’armadio cambiano aspetto mentre il sole compie il suo corso dal mattino alla sera. Questa mostra offre al visitatore l’opportunità di essere attivo piuttosto che passivo, di esplorare e ricercare una collaborazione fra spazio e materia.

Traduzione di Gabrio Michele

May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the Artist and T293 Naples/Roma Photo by Roberto Apa

May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 – Courtesy the Artist and T293 Naples/Roma Photo by Roberto Apa

Interview with May Hans

On Thursday, September 17, at T293 in Rome,  inaugurated Freschissimi, the first solo exhibition at the gallery by British artist May Hands. The exhibition brings together an installation and a new series of paintings and sculptures created by the artist from her summer residency in Rome. From 24 September 2015 to 25 October 2015, the artist will be in Bergamo for I HAVE AN ADDICTION – curated by Valentina Gervasoni, Stefano Raimondi e Mauro Zanchi – an exhibition at BACO – Base Arte Contemporanea. “I Have an Addiction” was inspired by Hands’s residency in the city and three months of travel between London, Naples and Rome – and their respective city markets – in search of ideas and everyday but also unusual materials she needs to create her works: nylon ribbons, mesh, fabric, fruit and vegetable labels, packing paper and shopping bags.

We asked some questions to May Hands.

ATP: How did you choose the title for the show “Freschissimi”? 

May Hand: ‘Freschissimi’ is repeatedly printed over a food packaging paper, which I had sourced here in Rome and have subsequently been using to mono-print and paint on top of. These works found their way into both the paintings and sculptures. Often I shall give titles from what I can read off the packaging within the work. I enjoy the sound of the word when spoken and how you move your tongue and mouth to pronounce it. It is an Italian word and as all the work has been freshly made here in Italy for this exhibition it fits perfectly.

ATP: Last January you showed your artworks in the solo exhibition “Meloni Meloni” in the Naples branch of T293. You had the chance to see two different cities such as Naples and Rome. Which aspects of these cities had an influence on your work? What moved you the most?

MH: Both cities have hugely influenced my work. They are very different experiences and environments to each other so a wide range of elements I have noticed and taken from each of the cities. Naples was my first Italian experience. It’s raw and rough beauty struck me, rich in visuals, smells, sound and emotion. On every street I was surrounded by inspiration. My work most recently has transformed from two dimensional to three dimensional. It was, as I call it, ‘The Original Napoli Street Object’ that influenced me to do this. A bucket filled with concrete, with a scaffolding pole fixed in the middle and fruit wrappers and ribbons tied around (clearly over a period of time as it was so voluminous) stood by a fruit and vegetable stand in order to keep the stall owner’s parking spot. Immediately on seeing this object I knew I had to produce work inspired by it.

Rome is also inundated with visual stimuli, with its historic remains and culture, yet what has moved me the most is the quality of light and the weather conditions. Golden light bounces off the yellow walls of the architecture and gives everything a crisp warm glow. The changing hues of blue the sky holds, giving a striking backdrop to every view, compliments the gold/yellow. The heat has been intense this summer, therefore dry ground and organic matter fallen from trees has dried into paper-like objects, blown around in the street and found its way to corners and cracks in the ground. Guttering along pavements contains organic compositions of natural and man-made litter. The heavy rain (only seen perhaps on three occasions over these three months) has mixed these materials together and then in the heat of the sun dried to form heaped clumps of colours and textures. I have documented these and made sculptural floor based works for the show, which are titled ‘Rome Street Objects’.

ATP: How did these artworks come about?

MH: The works for Freschissimi came about from living in urban environments: three cities inspire the works, Rome, Naples and London. Certain elements of these places have caught my eye and I have translated these into painting and sculpture. The scaffolding structures, for example, I first noticed when in London, covering the side of a building, the poles were quite colourful compared to the regular silver metal I had seen before. I imagined the broken lines of colour as a painting climbing the building. The structural elements of the scaffolding reminded me of the stretchers I use for my paintings; I could see a conversation beginning to start between this structure and paintings I had in mind. Therefore, for the show in Rome, which at the time I was beginning to prepare for, I knew I wanted to create an installation with scaffolding and painting. Giving the viewer my perspective on how I see the environment we all share.

Wherever I go, providing there are inhabitants living and consuming, I know I can always source similar discarded materials. We live in an environment of packaging and excessiveness. Even though Rome may be a very different city to London the ingredients contained inside the ‘stomachs’ of the paintings I have made in Rome aren’t too unfamiliar to past contents made in London.

ATP: You’re interested in “the visual signs of contemporary materialism and urban scenarios”. Could you discuss further about that?

MH: The ‘extras’ we are given as we consume within urban scenarios, these extraneous and sometimes ridiculous accessories if you like, are generally short lived and purely for the convenience, action and sometimes enjoyment of consumption per se. For example, an umbrella sits in your cocktail adding exoticness, or an individual sugar packet lets you have a sweeter coffee, but did you notice its illustrative design on the packet? A paper serviette is perhaps decorated beyond necessity, yet allows one to keep clean and to behave in a formal way. These objects, skins and embellishments are temporary. For, as quick as they are used, they become leftovers to be thrown away, discarded and forgotten. Strewn in and saturating our modern environment, we find these ‘visual signs of contemporary materialism’ everywhere. It is these that I am so fascinated by: in their use, design, colour, decoration and materiality they possess the equivalent value of gold.

ATP: In the series of sculptures you show in the gallery, you created the shapes from casts of buckets. Could you tell me how these shapes came about and what does interest you in their “humble and familiar” appearance of these objects?

MH: Whilst experimenting with forms I could use to cast for the base of the ‘Napoli Street Objects’ I realised the form of a bucket was a perfect vessel to also communicate through. It is a container and tool, used in so many scenarios. Buckets are easily found, cheap, and plastic, and we are all familiar with them in our surroundings. Casting an object shows both interior and exterior. A bucket is used to hold liquids and objects, and, by casting a bucket, it is now containing itself. The series of buckets all hold humble and familiar materials, layered within the plaster and concrete. The handle of the bucket is an important part as it translates to us the physical interaction we have with this object.

ATP: In many ways, your artworks – especially those made with food wrapping records – bear witness of an aspect of contemporary society: it’s fragility and precariousness. Why are you interested in unveiling the transience of the present?

MH: Because it is so relevant to us all, it is our environment right now. We are all exposed to the same things yet respond in different ways. My response is through the artwork that I make. I like the immediate and instant availability of materials in our present day and see so much potential within these fragile leftovers that I want to re-use and give those materials another life and to re-value. They have a narrative, a history; they hold colour and shape, and can be humorous, recognizable and show beauty in simplicity. Our present day is so temporary: contemporary is temporary and within moments it seems new crazes, objects, technologies are seemingly churned out ad infinitum. I like to appreciate the unnoticed, value what most don’t have the time to see and to give those leftovers their moment. In time the work I make shall be a record of the time in which it was made, a time capsule or memorial of sorts.

ATP: Can you tell me a bit about your project ‘I HAVE AN ADDICTION’ in Bergamo?

MH: The exhibition in Bergamo is perhaps autobiographical, an outcome of my lifestyle and experience in the preparation for, and travelling to, the residency. The constant collection of materials that I was exposed to, right up to the point of my arrival and continuing through out the residency, is celebrated. As the title of the show states, ‘I Have An Addiction’, a healthy compulsion to collect and record any discarded object I come across that I see beauty in.

The form and installation of works are a reaction to the space of the residency. Works displayed in the rooms that they were made. The environment of the space, a 17th century section of the building has the most beautiful floors and walls, these qualities really captured my attention. Some works are almost camouflaged within the environment of the space. The textile works that hang from all ready present hooks or that sit in the cracks of the tiled floor. Materials contained within the depth of the wardrobe change in appearance as the sun follows it course of morning to night. This exhibition gives the viewer the opportunity to be active rather than passive, to explore and investigate a collaboration of space and material.

May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 - Courtesy the  Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa

May Hands, Freschissimi, Installation view at T293 Roma, 2015 – Courtesy the Artist and T293 Naples:Roma Photo by Roberto Apa

© May Hands for ATP - Exhibition Freschissimi at T293, Rome, 2015 copia

© May Hands for ATP – Exhibition Freschissimi at T293, Rome, 2015

May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)

May Hands, I HAVE AN ADDICTION, BACO, Bergamo 2015 (detail)