• Matvey Levenstein, Sunset, 2016, Oil on copper 15 x 20.5 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein - Installation View - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein - Installation View - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein, Flowers In Interior, 2017, Oil on linen, 25.5 x 20.5 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein, November, 2017, Oil on wood 30.5 x 23 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein, Woman On The Beach, 2017, Oil on wood, 50 x 40 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein - Installation View - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017
  • Matvey Levenstein, Terry Hill In The Summer, 2017 Oil on linen, 115 x 178 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

English text below

La bella mostra di Matvey Levenstein – ospitata alla Galleria Lorcan O’Neil (Roma) fino al 12 gennaio 2018 – ci porta lontano nel tempo per molte ragioni. Una su tutte, a parte i soggetti e la raffinata e scrupolosa tecnica pittorica, è il supporto su cui il pittore moscovita, ma di casa a New York, utilizza. Levenstein sceglie di dipingere su lamina di rame, supporto rigido, non assorbente, liscio e caratterizzato dalla stessa tinta rossastra che solitamente – almeno nella tradizione – si utilizza per la preparazione dei fondi.

C’è pochissima letteratura sulla pittura su rame anche se i grandi maestri della storia dell’arte l’hanno utilizza molto spesso. Soprattutto nel XVI secolo, sia in Italia che nelle Fiandre e in Germania, il rame veniva utilizzato per piccoli dipinti – paesaggi, ritratti e nature morte – più raramente in opere di grandi dimensioni come pale d’altare. Correggio, Vasari, Bronzino, Sebastiano del Piombo, i Carracci, Guido Reni, Rembrandt, Rubens… sono alcuni tra i tanti pittori che lo utilizzarono. Ma per la sua difficile reperibilità, l’insorgere di problemi legati alla conservazione del metallo e alla difficoltà di utilizzarlo per dipinti di grande formato, il rame fu sempre meno utilizzato.

Matvey Levenstein  - Installation View - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

Matvey Levenstein – Installation View – Courtesy Galleria Lorcan O’Neill – 2017

Stupisce, dunque, ritrovarlo tra i materiali impiegati da un artista contemporaneo che, sfruttandone appieno le caratteristiche, da vita a dipinti che hanno, per molti versi, un sapore antico. Silenziosi e quieti, i dipinti descrivono atmosfere che sembrano protette da una campana di vetro; aria rarefatta – mi verrebbe da descrivere senza vento – dove una natura raccontata mediante studiate pennellate di colore, incornicia scene di rarefatta immobilità.
Nei grandi quadri come “August” e “Terry Hill in the Summer”, entrambi del 2017, il centro dei quadri ospita spazi vuoti attorniati da una natura rigogliosa, alberi mossi da bagliori di luce, fronde cadenzate da toni chiari e scuri. Con una tavolozza che oscilla non per varietà ma per tonalità – l’artista, per ogni quadro, sceglie una ben precisa cromia, che può essere il marrone chiaro, il verde squillante ecc, che modula per intensità – Levenstein tornisce volumi dando vita a scenografici spazi aperti definiti con delle pennellate che poco lasciano all’improvvisazione e all’impulsività. Tutto è molto studiato e bilanciato, tanto che molti tagli prospettici ricordano la storia della pittura del paesaggio tra le più tradizionali.

Anche quando si cimenta con spazi interni, l’artista da prova di grande abilità. Nei dipinti “Lola” (2017) e “Flowers in Interrio”, pone al centro del quadro grandi vasi di fiori che lasciano intravedere, nello spazio circostanza, file di stanze, soffitti in prospettiva, finestre aperte, divani disfatti, pareti dove quasi sempre è appeso un quadro. Non c’è una grande ricerca chiaroscurale, l’atmosfera risulta costruita su armonici primi e secondi piani. Discorso a parte per “Flowers in The Landscape” (2017) dove sceglie di mettere a confronto il primo piano che presenta un rigoglioso vaso di fiori bianchi, con un secondo piano che mostra una quinta di alberi che circonda un giardino assolato che da su una distesa d’acqua.
Levenstein si confronta anche con la figura umana. In “Woman On The Beach” (2017) e “November” (2017), pone al centro del quadro delle figure di spalle o accovacciate circondare da una natura da contemplare, che accoglie benefica, che non si pone in modo contrastante con l’uomo, bensì ricerca e costruisce un universo armonico e sereno. Le “compulsioni” del mondo occidentale, la sua frenesia, sono molto lontane da questi spaccati di perfetta beatitudine (pittorica).

Matvey Levenstein  - August, 2016, Oil on linen, 38.5 x 48 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

Matvey Levenstein – August, 2016, Oil on linen, 38.5 x 48 cm – Courtesy Galleria Lorcan O’Neill – 2017

Matvey Levenstein  | Galleria Lorcan O’Neil, Rome
Until 13 January 2018

Levenstein is known to the public for his soft – focus paintings of still lifes and church interiors based on photographs he took in Italy in the early 2000s.

One of a number of artists who studied at the Yale School of Art (including John Currin, Lisa Yuskavage and Richard Phillips) , from an early age Levenstein cultivated a deep interest and understanding of painting.
He combines exceptional technical skills with a profound research in the traditional oil painting techniques , which brought him to employ underpainting (the building up of colour on an initial layer of paint applied to a ground, which serves as a base for subsequent layers and helps to define the chromatic values of the finished work). Levenstein uses also copper a s the support of some of his paintings. Appreciated by old masters since the beginning of 16th century for its physical and aesthetic qualities , copper allows the artist to further explore vivid effects of light and shadow.

Levenstein’s paintings are not obviously gestural but have a n elusive touch; they are built slowly, layer by layer. The ir surface is often soft, polished, and illuminated, yet they convey an underlying emotional intensity. For his subjects, the artist draws upon a ‘personal archive’ of domestic objects , constantly re – arranged and combined to produce new relationships and dynamics within a restricted range of subject matter.
Twilight – a symbol of melancholia and solitude – and the lightly – tint ed shadows it casts, also play a prominent role in Levenstein’s works.
On view in this exhibition will be portraits, landscapes and stilllifes painted in and around the artist’s studio on the northern shores of Long Island, N.Y. between 2016 and 2017.

Matvey Levenstein  - Installation View - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

Matvey Levenstein – Installation View – Courtesy Galleria Lorcan O’Neill – 2017

Matvey Levenstein , Flowers In The Landscape, 2017, Oil on linen, 20.5 x 25.5 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

Matvey Levenstein , Flowers In The Landscape, 2017, Oil on linen, 20.5 x 25.5 cm – Courtesy Galleria Lorcan O’Neill – 2017

Matvey Levenstein  - Lola, 2017, Oil on linen, 89 x 91.5 cm - Courtesy Galleria Lorcan O'Neill - 2017

Matvey Levenstein – Lola, 2017, Oil on linen, 89 x 91.5 cm – Courtesy Galleria Lorcan O’Neill – 2017