Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan, detail. Courtesy the artist and Current

L’opera d’arte è un sorpasso febbrile di curve e tornanti, è la superficie desiderante di un fusibile cromato, è la restituzione plastica di un corpo che non esiste. L’impresa appare pragmatica nel suo proposito: porre sotto la lente d’ingrandimento un universo visivamente e ideologicamente connotato — quello dei truckers — e costituire a partire da quello un’estetica nuova seppur concomitante. Il percorso è di immersione ed emersione, si accede e si recede in senso orizzontale: la porta paradisi di questo spazio cultuale, la cabina del camionista, si de-materializza in una ruspante tenda in ciniglia, ruvida carezza.
Con gli occhi inquieti che tastano il ventre inesistente di pelle, ninnoli e santini, avvertiamo dapprima un senso di familiare consuetudine, rintracciando nello spazio di Current quei cliché linguistici divenuti ormai realtà tangibili, fattuali.
Così, scorgiamo affinità, veniamo rapsodicamente suggestionati — la curva dissonante di un tubo di scarico, la volumetria scultorea di un bumper, il calendario da officina —, ma è tutto a tal punto rarefatto da scivolare tra le dita. L’epos camionistico con i suoi topoi si direbbe andato in frantumi. Dai suoi cocci e nei suoi cocci si compie un processo non tanto di ri-semantizzazione, quanto di ri-configurazione di un immaginario infantile, naif, decorativo e, sopratutto, femminile di quel sostrato. Il carnale e il ruspante coesistono in sorprendenti aperture di senso «intergeneriche».

Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan, detail. Courtesy the artist and Current
Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan. Courtesy the artist and Current.
Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan, detail. Courtesy the artist and Current

Lo sculture di Matteo Montagna si vorrebbero toccare. Si vorrebbero sfiorare la superfici prive di accidenti e ludiche di Camilla (2019) e Federica (2019), in cui la compiutezza gratificante della tèchne travalica ogni significato puramente mentale. Ricordo di protezioni per bumper di autocarri, esse conquistano l’etere snodandosi in esso: sono playground, colore, dichiarazione di fedeltà alla leggerezza di un non-monumento spensierato. La figura femminile assurge a divinità cartonizzata, multiforme e giunonica: l’icona, è lo sticker che si sfiora, si solleva dal supporto in favore di un’adesione completa al reale L’io si dissemina.
Cuore Selvaggio, prima personale di Matteo Montagna (1992) da Current, a cura di Irene Sofia Comi, è il frutto di un esercizio creativo fluido e organico.

Lo sguardo dell’artista, le mani dell’artista, lo sguardo della curatrice e le sue mani favoriscono una riflessione complementare sulla percezione di genere di tematiche tradizionalmente connotate. La possibilità di nuove narrazione risiede sotto la pelle, tra le dita e la scritta al neon di Smeraldo Rosa, titolo di un esercizio di scrittura realizzato da Irene Sofia in chiave maschile. La critica, come ha sostenuto fermamente Marcel Duchamp, è sempre partecipazione e contatto dialogico e mai traduzione pedissequa dell’indicibile. 

Soft Touch – Matteo Montagna – Cuore Selvaggio
Current, Milano
A cura di Irene Sofia Comi
Fino al 15 dicembre 2019
By appointment

Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan, detail. Courtesy the artist and Current
Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan, detail. Courtesy the artist and Current
Cuore Selvaggio. Matteo Montagna, 2019, installation view at Current, Milan. Courtesy the artist and Current.