Matteo Attruia "Sold Out", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Sold Out”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Il progetto è doppiamente strano: sia nelle intenzioni che nella pratica. A parlarci della sua doppia personale di  Matteo Attruia, l’artista nato a Sacile … ma che “pensa, vive e lavora ovunque.” La Galleria Massimodeluca di Mestre, ospita fino al 4 novembre, le mostre  Flower for Piet – Sold Out: la prima è un omaggio al vissuto del grande pittore olandese Piet Mondrian, mentre la seconda “mira invece a (ri)discutere il ruolo e le aspettative di alcuni degli attori del sistema dell’arte, e ad immaginare modalità alternative di presentazione e fruizione delle opere. Attruia interviene sull’idea di mostra come dispositivo espositivo, immaginando di essa modalità e finalità del tutto alternative. L’arte – e in particolare il suo status – sono, nella sua pratica artistica, elementi soggetti ad incertezza, ripensamento e negoziazione.”

Segue l’intervista con Matteo Attruia —

Elena Bordignon: Hai deciso di presentare il tuo lavoro con una doppia personale. Al di là di rispettare la bipartizione spaziale della galleria, strutturata in due vani, qual è la motivazione sostanziale per presentare due mostre distinte nella stessa galleria?

Matteo Attruia: Dovrei partire da molto lontano per rispondere in maniera completa a questa domanda. Cercherò di sintetizzare. Nel 2015 ho esposto presso gli spazi di TRA, a Treviso, con la curatela congiunta di Giacinto di Pietrantonio e Giorgio Fasol, l’intero archivio dei miei progetti, dal 2010 al 2015, appunto. Oltre 1300 progetti. Questo perchè ogni giorno, dalla data del mio ultimo licenziamento, ho prodotto un progetto quotidiano, come un buon impiegato dell’arte. Quando ho preso coscienza degli spazi della galleria, ho creduto che si potessero realizzare due mostre (visto che i progetti e le idee non mi mancano). Gli spazi sono talmente belli e importanti che l’occasione era davvero ghiotta. Certamente non avrei potuto realizzarla altrove. Ho pensato: se è così bello poter realizzare una mostra qui, quanto bello può essere realizzarne due? Così è stato.

Matteo Attruia "Sold Out", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Sold Out”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

EB: L’operazione vuole essere doppiamente incisiva e originale per il fatto che le mostre sono concepite come due progetti indipendenti. In merito a A Flower for Piet, perché omaggiare Mondrian? Delle compatibilità con la sua ricerca pittorica, o c’è dell’altro?

MA: Non esiste alcuna connessione tecnica con la ricerca di Mondrian. Non ho mai dipinto, se non nel ciclo delle “Censura alla pittura”, dove acquistavo i quadri di altri artisti e li coprivo con una pittura industriale (questo progetto risale ormai a quasi dieci anni fa). L’omaggio a Mondrian è legato più alla sua biografia e alla difficoltà di vivere con il proprio lavoro. Direi, in certo senso, che ero più interessato al suo “fallimento” che al suo successo storico.

EB: Perché sei interessato a ridiscutere le regole – o i cliché, se vogliamo – del sistema dell’arte? Cosa non ti piace o non condividi?

MA: Sinceramente non ho tutta questa urgenza di ridiscutere le regole del sistema dell’arte. Del resto, sinceramente, io non le conosco nemmeno molto bene queste regole. Sono un uomo di 45 anni, particolarmente permeabile alle idee e agli stimoli che provengono da ogni luogo e ogni persona che frequenti. Siccome ho scelto di fare l’artista, questi stimoli cerco di trasformarli in opere. Tutto qui.

EB: Con la mostra Sold Out, vuoi proporre modalità alternative di presentazione e fruizione delle opere. Mi racconti quale prassi hai seguito per queste nuove ‘regole’ espositive?

MA: Sold Out è un’operazione che nasce e si chiude qui. Non c’è alcuna intenzione di farlo diventare un progetto che si ripropone. Contrariamente, la sua originalità (se è originale) verrebbe a cadere. Ho semplicemente pensato che sarebbe stato davvero grandioso poter iniziare questa nuova avventura con la galleria Massimodeluca con un successo: Sold Out è un successo arbitrario. La possibilità di vendere tutte le opere prima della inaugurazione è coincisa con la possibilità dei collezionisti di acquistare tutte le opere prima della inaugurazione. Molto semplicemente. Due volontà arbitrarie (visto che i collezionisti non hanno avuto altra scelta se non il prezzo, scoprendo solo poi l’opera che avevano acquistato). Il termine “successo” riguarda, in questo caso, sia la sua accezione positiva (legata alla realizzazione di un obiettivo) che quella più neutra (legata all’accaduto). Gli invitati si sono trovati davanti ad un’azione di esclusione, ma con una concessione critica legata all’utilizzo della parola VENDUTO (con le sue diverse accezioni).

Matteo Attruia "Sold Out", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Sold Out”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

EB: Astuzia, ingenuità, ironia, noncuranza, esaltazione, depressione ecc. Nel descrivere la tua poetica, sono state usate molte parole spesso in antinomia tra loro. Noto un’oscillazione paradossale.. uno stato dove vigono i contrasti speso irrisolti. Come racconteresti la tua ricerca? Cosa vuoi comunicare e/o esprimere con le tue opere?

MA: Sull’utilizzo degli aggettivi da parte di altri, non mi prendo nessuna responsabilità. Chi si esibisce o si mette in mostra, corre il rischio della definizione. Fa parte del nostro lavoro. Di una cosa sono assolutamente certo, e da sempre: non ho alcuna presunzione rispetto alla soluzione di nessun enigma o al dare risposte di alcun tipo. Sono convinto della necessità, invece, di porre delle domande e di spingere ciascun fruitore, occasionale o consueto, ad una riflessione. L’opera, nel mio caso, non necessita mai di una particolare azione contemplativa (non mi interessa), anzi, è mia volontà quella di (re)spingere chi la osserva verso un’altra direzione. L’opera deve essere solo il punto di partenza, del quale, formalmente, ci si può pure dimenticare (e spesso è meglio così).

Matteo Attruia / A Flower for Piet – Sold Out
Testi di Nico Covre e Daniele Capra
Fino 4 novembre 2018
Massimodeluca, Mestre

Matteo Attruia "Sold Out", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Sold Out”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia "Sold Out", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Sold Out”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia "Flower for Piet", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Flower for Piet”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia "Flower for Piet", installation view, 2018 - Courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca

Matteo Attruia “Flower for Piet”, installation view, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca