• Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, 5 Worlds 12 Benches, 2013, installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018 Courtesy of the artist, Mai 36 Galerie, Zurich and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. In the foreground: The M.I.T. Project, 1990- 2009 Courtesy of the artist, MACBA, Museo d’Art Contemporani de Barcelona and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio
  • Matt Mullican, Untitled, City Plan (Based on Overall Chart), 1989, installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018 Courtesy of the artist, Kunsthaus Bregenz and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

The Feeling of Things rappresenta la prima grande retrospettiva realizzata dell’artista americano Matt Mullican. Durante la conferenza stampa tenutasi il 10 aprile, dopo l’excursus introduttivo sui quarant’anni di carriera artistica formulato da Vincente Todolì, sono stati analizzati dalla curatrice Roberta Tenconi e Mullican stesso i punti salienti del viaggio presentato nelle navate di Pirelli HangarBicocca.
I quarantacinque anni di lavoro hanno visto l’artista impegnato in mostre importanti in istituzioni internazionali e rassegne collettive quali MOCA Los Angeles (1989), Nationalgalerie Berlino (1995), Van Abbemuseum Eindohoven (1997),Tate Modern Londra (2007), Whitney Biennal (2008), Fondazione Ratti Como (2013), 55° Biennale di Venezia (2013), solo per citarne alcune tra le più importanti.

Nel suo intervento la Tenconi riconosce la grande generosità di Mullican nel ricreare un percorso di lavoro e ricerca lungo una vita che, insieme al team di Hangar, ha avuto modo di approfondire in circa 3 anni di realizzazione del progetto espositivo; un lavoro lunghissimo che si è concluso con l’allestimento durato cinque settimane. Con oltre 500 opere e 6000 oggetti disposte a terra o su i bullettinboards, spiega la curatrice, la mostra è però un unico grande simbolo, un viaggio, un’unica grande opera di oltre 96 m da esperire attraversandola o girandole attorno.
“Mi piace pensare a tutto il lavoro di Matt Mullican come ad un’azione, un tentativo di ‘cercare di entrare’”; ed è cosi che anche a partire dai suoi primi lavori quello di ‘entrare’ all’interno di un’immagine ma anche, più in generale, il cercare di rispondere alle grandi domande rappresentano sicuramente i perni centrali della ricerca dell’artista. Il suo lavoro si interroga (e inevitabilmente ‘ci’ interroga), infatti, sui grandi temi della vita che attraverso la declinazione in centinaia e centinaia di opere lo hanno portato a generare una cosmologia, che dalla sua genesi alla varie evoluzioni, è diventata ciò che noi viviamo oggi in mostra.
La cosmologia dei Cinque Mondi corrisponde a cinque livelli di percezione ai quali è possibile associare cinque colori: verde, blu, giallo, nero e rosso.
La mostra diviene, nella sua costruzione prima e fruizione dopo, la possibilità di imparare una nuova lingua, strettamente soggettiva.
L’intervista con la curatrice Roberta Tenconi 

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Accolti all’entrata da quattro stendardi colorati, a seguire siamo introdotti all’interno di The M.I.T. Project (1990) nella sua versione colossale. L’area rossa ci colloca nei meandri più profondi della psiche e ci permette di ritornare con lo sguardo sulle prime performance in stato di trance realizzate da Mullican a partire dagli anni Novanta. Segue l’area nera dove l’artista affronta il tema della comunicazione e del linguaggio: un’estesa produzione di disegni, fotografie, stampe e pagine di notebooks dell’artista insieme a illustrazioni dei suoi celebri pittogrammi Signs e Posters.
“L’area gialla rappresenta il centro della mostra poiché contiene l’opera, creata per il MIT di Boston, che è stata d’ispirazione per tutto il progetto espositivo,” spiega la curatrice.
L’indagine sul mondo dell’arte e della scienza passa in questo luogo attraverso lavori di dimensioni differenti che rendono questa sezione una sorta di caleidoscopio al tempo stesso conoscitivo e immaginifico: i livelli di significato e le interconnessioni dialettiche della rappresentazione del reale si intrecciano creando quello che potremmo definire un archivio delle conoscenze sia visibili (realtà oggettiva) che invisibile (dimensione spirituale).
L’area blu, incentrata sul mondo della quotidianità e sul tema della città, mette in mostra l’estensione dei suoi diagrammi cosmologici Charts in mappe di città fittizie. Lo spazio ideale e ordinato si presenta in un’ampia varietà di materiali che a partire dal disegno su carta giunge fino all’arazzo o a immagini generate da computer. Una cosmologia del mondo naturale, della materia e degli elementi conclude la struttura nell’area verde. Opere come i Melted Objects insieme ad animali impagliati e macchine per la produzione di elettricità mettono in luce i soggetti più interessanti per l’artista e ripetutamente inseriti nelle sue installazioni. In questa sezione si trovano inoltre inseriti due dei primissimi lavori di Mullican legati al tema della luce come fenomeno psicologico e simbolico: Light Patterns (1972) e Light Patterns Under Green Light (1972).

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

La mostra si chiude all’interno del grande spazio definito Cubo, dove oltre 70 opere, i rubbings: dipinti che per la natura stessa della loro produzione, potremmo considerarli, nel loro insieme, una grande ‘antologia’ di quello che è il grande catalogo – o codice – dell’artista. Nel loro insieme, i rubbings mettono in luce la cosmologia dell’artista sempre in atto e sempre in continua trasformazione. Eseguiti nel 1984, da più di tre decenni sono diventati una costante nella produzione dell’artista, che varia i soggetti estendendoli dai simboli ai segni astratti, ma anche parole e figure cardine della sua simbologia. Fumetti, segni ancestrali, immagini prelevate da internet, luoghi o macchinari tecnici: diverse provenienze per raccontare concetti cari all’artista come scambio, spostamento, trasformazione, trasferimento di energia o di conoscenza.

Grande stanza degli infiniti racconti (combinatori), riusciamo a comprendere la grande raccolta esposta nel Cubo, grazie alle spiegazioni dello steso artista: “Quella che si compie è una pseudo- storia, dal momento che nel mio studio conservo la matrice – il rilievo – e quello che mostro nello spazio espositivo è un’immagine – il rubbling – originata da un elemento che sta in un luogo diverso. La relazione fra matrice e stampa origina in un certo senso una storia fittizia. Le tecnica del rubbling non è né pittura né disegno o stampa: nessuno e al contempo tutti questi media messi insieme.

Il progetto espositivo si amplia inoltre il 3 e il 26 maggio, precisa Tenconi, date in cui Mullican sarà impegnato in una lecture performance dove racconterà il suo lavoro e in una performance di ipnosi. L’artista conclude la conferenza stampa raccontando la sua esperienza all’interno degli spazi di Pirelli HangarBicocca. “I was invited to do this exhibition tree years ago and when I was invited I thought the show is a dream”. Ogni mostra, afferma l’artista, è definita da egli stesso un survey show, un luogo per l’indagine dove poter approfondire un mondo in cui egli diviene il creatore, dove le articolazioni dello spazio e dell’immagine appaiono infinite. Durante le cinque settimane di allestimento, la sua ricerca ha messo a fuoco quegli spazi dove ogni cosa si è dimostrata perfetta e che lui ha avuto il piacere di illuminare.
Se ogni immagine è uno spazio in cui ognuno di noi vive all’interno in un determinato modo, il mondo ideato da Mullican ci resta in parte sconosciuto; ma per questo diviene un luogo delle possibilità e, in potenza, di infiniti spazi con personalissimi codici e sensibilità.

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio

Matt Mullican, “The Feeling of Things”, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2018. Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan. Photo: Agostino Osio